Il talento turco sarà fondamentale in questo finale di campionato. La Juventus sta gestendo Yildiz, e Spalletti aspetta di riaverlo al 100%.
I calendario di Juventus: la lotta Champions League
Gestione del rientro: Kenan Yildiz tra cautela e programma
Domenica notte, a San Siro ormai svuotato, Kenan Yildiz correva ancora sul prato mentre la squadra era rientrata negli spogliatoi. Dieci minuti di partita e poi lavoro extra: il segnale più chiaro di quanto la Juventus voglia riportarlo al top senza forzare i tempi. Ieri alla Continassa lo staff lo ha sottoposto a un lavoro di fatica mirato: due settimane di stop per l’infiammazione al tendine rotuleo del ginocchio sinistro impongono prudenza. Luciano Spalletti lo aspetta per lo scatto Champions, ma sa che serviranno sensazioni positive tra giovedì e venerdì, quando è previsto il rientro graduale in gruppo. Due o tre giorni basteranno per vederlo col Verona? Non è scontato. L’idea del tecnico è un impiego part-time alla prossima. Una staffetta utile a riaccendere il ritmo partita, per poi riaverlo a pieno regime nelle ultime tre gare. Deciderà il campo: quanto e come Yildiz riuscirà ad allenarsi, e soprattutto se il fastidio regredirà senza ricadute.
La fantasia che cambia l’attacco: cosa dà Yildiz alla manovra
A San Siro si è visto quanto l’assenza del turco pesi nell’economia offensiva bianconera. Senza un finalizzatore stabile come Vlahovic, la produzione di gioco ricade sugli esterni e sugli inserimenti. McKennie spesso è costretto a fare il “9 mascherato”, partendo defilato; Boga, titolare, non ha replicato le ultime prove brillanti; Conceição ha acceso la fascia ma senza trovare concretezza al tiro, pur confezionando l’assist poi annullato a Thuram per fuorigioco. Qui sta la differenza che Yildiz garantisce: 10 gol in campionato, capacità di creare superiorità, di inventare l’ultima giocata, di dare senso e direzione alla manovra. Con lui, la Juventus guadagna linee di passaggio, imprevedibilità tra le linee e un riferimento tecnico che alleggerisce la pressione sugli altri interpreti. In una stagione segnata dall’assenza prolungata di Vlahovic, dal flop di Openda e dalle difficoltà di David, restare in piena corsa Champions è già un piccolo capolavoro gestionale. Ma per chiudere il cerchio servono i colpi del suo numero 10.
Lo sprint finale: cosa serve alla Juve per chiudere il discorso Champions
I conti sono semplici: per la certezza aritmetica servono 10 punti sui 12 disponibili. Verona in casa, Lecce fuori, Fiorentina allo Stadium e derby al Grande Torino. Un calendario abbordabile sulla carta, ma pieno di trappole emotive e di motivazioni altrui. La Juventus ha tre punti di vantaggio su Como e Roma, con un dettaglio non secondario: è avanti negli scontri diretti con i giallorossi, ma indietro con i lariani. Un eventuale arrivo a pari punti premierebbe la squadra di Fabregas. Ecco perché Spalletti chiede un percorso netto, o quasi, senza fare calcoli. Il pareggio di Milano ha rosicchiato parte del margine e impone attenzione massima, partita dopo partita. L’idea è arrivare al derby con una doppia possibilità, evitando che l’ultimo turno diventi un dentro o fuori. In questo scenario, recuperare Yildiz non è un dettaglio: è la leva tecnica che può trasformare l’equilibrio in vantaggio e accompagnare la Juventus allo scatto decisivo verso la Champions.
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