Stefano Sorrentino, ex portiere e prodotto della Juventus, si è raccontato in un'intervista in cui ha parlato anche dei bianconeri.

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Portieri moderni e l’asticella della Juventus: da Di Gregorio al sogno Alisson

Per Stefano Sorrentino il calcio è cambiato soprattutto tra i pali. «Le grandi squadre vogliono portieri che sappiano giocare con i piedi. E molte regole recenti hanno complicato la vita a noi estremi difensori: palloni più leggeri, traiettorie imprevedibili». L’ex numero uno guarda la Serie A e indica i suoi preferiti, ma quando il discorso cade sulla Juventus alza l’asticella: la storia bianconera parla di Dino Zoff, Stefano Tacconi, Angelo Peruzzi, Gianluigi Buffon, Wojciech Szczesny. «Michele Di Gregorio è un buon portiere, come Mattia Perin giocherebbe titolare in tante squadre di A. Ma se vuoi puntare al titolo serve qualcosa in più». E allora ecco l’idea: «Se potessi scegliere, prenderei Alisson Becker. Per status, esperienza in Premier e Nazionale: con lui fai un salto vero». Poi la chiosa sul budget: «Se le risorse sono limitate, priorità all’attacco».

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Mercato, Vlahovic e i quattro colpi per lo scudetto

Sorrentino ragiona da uomo di campo: «Con quattro acquisti di livello, la Juve può tornare a lottare per lo scudetto. Ma devono colmare il gap con l’Inter». Davanti ha le idee chiare: «Su Robert Lewandowski rifletterei: se il Barça lo lascia, un motivo c’è. Meglio un profilo più giovane come Randal Kolo Muani». E soprattutto: «Terrei Dusan Vlahovic. Con Spalletti e due esterni di qualità come Chico Conceição e Kenan Yildiz, può ancora dire tanto». La ricetta è semplice: qualità vera nei ruoli chiave, senza mezze misure. Perché la Juventus, per tradizione, non può accontentarsi di “buoni” interpreti dove servono campioni.

Quel ritorno sfiorato e il consiglio a Dybala: “Scegli la Juve”

Nel racconto personale spunta un retroscena: «Estate 2010, era tutto fatto per il mio ritorno alla Juve dopo l’infortunio di Buffon. Il mio agente mi disse di vestirmi elegante per andare a firmare a Milano. Poi saltò tutto e presero Marco Storari. Da qualche parte ho ancora la bozza del contratto». I ricordi più intensi restano tra Chievo Verona e Palermo, ma c’è un filo bianconero che ritorna quando parla di Paulo Dybala: «A Palermo eravamo vicini di casa. Quando doveva scegliere tra Inter e Juve, mi chiese un parere. Era tentato dalle pressioni di Javier Zanetti, ma gli dissi di andare a Torino: sapevo che lo avrebbero aspettato e messo nelle condizioni ideali». Un consiglio da “senatore” che racconta quanto Sorrentino conosca l’ambiente. E poi l’aneddoto che fa sorridere: l’unico rigore parato a Cristiano Ronaldo. «Lo avevamo studiato, mi buttai a sinistra. Realizzai tutto solo negli spogliatoi, con il telefono che impazziva di messaggi». Storie di campo che, oggi, diventano chiavi di lettura per capire cosa manca davvero alla Juventus per tornare grande.

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