Dopo l'addio annunciato da pochi giorni, Vlahovic e la sua decisione rimangono uno degli argomenti centrali attorno alla Continassa.
Dal sogno alla rottura
Per molto tempo, l’immagine simbolo della storia di Dusan Vlahovic alla Juventus è stata una fotografia custodita nel telefono del giocatore. Uno scatto realizzato durante i suoi primi giorni in bianconero, davanti al Pallone d’Oro di Pavel Nedved. Quel dettaglio raccontava perfettamente quanto fosse forte il legame costruito dal serbo con il mondo Juventus. Quando arrivò a Torino nel gennaio 2022, dopo un investimento vicino ai 90 milioni tra parte fissa e bonus, Vlahovic si sentiva al centro del progetto. L’accoglienza ricevuta, la storia del club e la sensazione di essere il riferimento tecnico del futuro avevano rafforzato questa convinzione. Oggi, però, quello scenario appare completamente cambiato. Dopo mesi di trattative, incontri e confronti senza risultati concreti, la separazione sembra ormai inevitabile.
Trattative bloccate
Nell’ultimo confronto tra società ed entourage del giocatore sarebbe emersa ancora una volta la distanza tra le parti. La Juventus non avrebbe modificato la propria proposta. Dall’altra parte, gli agenti del centravanti avrebbero mantenuto ferme le richieste. Figure come Giorgio Chiellini e Francesco Ottolini avrebbero provato a mantenere aperti i contatti. Più complicato, invece, sarebbe stato il rapporto con Damien Comolli. Secondo le ricostruzioni, tra dirigente e giocatore non si sarebbe mai creata una vera sintonia. Un elemento che avrebbe contribuito ad aumentare ulteriormente la distanza. Nel frattempo, il centravanti ha continuato a guardare anche ai numeri prodotti in campo. Nonostante problemi fisici e una stagione difficile, Vlahovic ha chiuso ancora una volta in doppia cifra. Un aspetto che il suo entourage avrebbe più volte evidenziato durante i colloqui.
La questione leadership
Uno degli aspetti che avrebbe pesato maggiormente riguarda però la percezione del proprio ruolo. Il giocatore avrebbe voluto restare. Secondo le indiscrezioni, sarebbe stato disposto anche a valutare soluzioni contrattuali differenti. A una condizione precisa: sentirsi centrale nel progetto tecnico. Il serbo avrebbe infatti maturato la convinzione di non essere mai stato realmente considerato un leader assoluto della squadra. Anche la gestione della fascia da capitano avrebbe contribuito a questa sensazione. La Juventus avrebbe infatti scelto altre figure di riferimento, puntando nell’ordine su Locatelli, Bremer e Yildiz. Ed è proprio qui che nasce il sentimento che accompagna oggi il giocatore. Vlahovic non si considera il calciatore che ha tradito la Juventus. Al contrario, ritiene di essere stato tradito dal club. L’addio non è ancora ufficiale, ma lo diventerà a fine mese quando scadrà definitivamente il contratto. Il serbo starebbe già preparando un messaggio destinato ai tifosi. Un saluto che servirà a raccontare la propria versione della storia prima di chiudere definitivamente il capitolo bianconero.
© RIPRODUZIONE RISERVATA