L'attaccante senegalese, oggi al Rennes, torna a parlare della Lazio e dell'impatto di Gattuso, analizza il momento della Juventus e riavvolge il nastro fino agli anni trascorsi in Italia, tra l'esperienza a Salerno e quel gol che rinviò la festa Scudetto del Napoli.

- Torino

Boulaye Dia non ha dimenticato l'Italia. Oggi veste la maglia del Rennes, ma continua a seguire con attenzione soprattutto la Lazio, squadra che ha lasciato mantenendo rapporti e amicizie all'interno dello spogliatoio. Alla vigilia della sfida di Europa League contro la Juventus, l'attaccante senegalese si è raccontato in un'intervista concessa a Diretta.it, affrontando il momento della formazione francese, il cammino dei biancocelesti con Gennaro Gattuso e diversi capitoli della sua carriera.

Dia arriva all'appuntamento europeo dopo una gara decisamente movimentata per il Rennes, sconfitto 4-3 sul campo del Paris FC al termine di una partita ricca di continui cambi di scenario. «Sì, molti ribaltamenti di situazione. È bello, c'è spettacolo, ma quando vinci è meglio. Abbiamo perso, quindi fa un po' male». Una sfida che il senegalese ha inizialmente osservato dalla panchina, prima di entrare nel finale. Una situazione che, dal suo punto di vista, può comunque essere utile per leggere meglio ciò che accade sul terreno di gioco prima di essere chiamato in causa. «Sai che la partita può cambiare da un momento all'altro. Quando sei in panchina osservi molto, guardi come vanno le cose. Così, quando entri, hai un'idea precisa di cosa poter sfruttare. Poi, una volta in campo, va tutto veloce: rigore, fallo, non è rigore, gol annullato... Sono situazioni di gioco, va così». Il ko in campionato, però, non viene necessariamente considerato una scossa in vista dell'impegno europeo contro la Juventus. Per Dia si tratta di due scenari difficili da mettere sullo stesso piano. «Sì e no, perché i contesti sono diversi. In campionato ci hanno sorpassato con questa vittoria. Per come si era messa la partita potevi anche non perderla, così come potevi vincerla. L'Europa League e il campionato sono contesti differenti».

Bologna FC v SS Lazio - Coppa Italia

Dia sulla Juventus: «Non si può parlare di crisi»

L'attaccante senegalese, oggi al Rennes, torna a parlare della Lazio e dell'impatto di Gattuso, analizza il momento della Juventus e riavvolge il nastro fino agli anni trascorsi in Italia, tra l'esperienza a Salerno e quel gol che rinviò la festa Scudetto del Napoli.

«Non so se si possa parlare di crisi. Quante volte hanno perso in questa stagione?». Una volta ricordato che le sconfitte stagionali della Juve sono state due, Dia chiarisce ulteriormente il proprio pensiero, sottolineando anche il valore della Lazio. «In questo caso non si può parlare di crisi. E poi hanno perso contro la Lazio, che resta una grande squadra. Se quel giorno hanno perso contro una squadra più forte, parlare di crisi... e poi non ci riguarda, è un problema loro». Proprio la Lazio continua ad avere uno spazio importante nella quotidianità dell'attaccante. Dia segue i risultati della sua ex squadra e, quando ne ha la possibilità, guarda anche le partite. «Sì, seguo sempre i loro risultati. Appena posso guardo le loro partite. Ho ancora degli ottimi amici lì, voglio bene a tutti e sono contento quando vincono».

L'effetto Gattuso e una Lazio che Dia conosceva bene

L'attuale posizione dei biancocelesti in classifica può aver sorpreso molti osservatori. Non Dia, almeno non completamente. L'attaccante ammette che probabilmente nessuno si sarebbe aspettato una Lazio così in alto, ma racconta come all'interno del gruppo ci fosse già la consapevolezza delle potenzialità della squadra e del lavoro avviato da Gennaro Gattuso. «No, nessuno se l'aspettava da quel punto di vista, ma noi sapevamo di cosa fosse capace la squadra. Quando è arrivato Gattuso con il suo staff e con lo spirito che lo contraddistingue, visto come era andata l'anno scorso non potevamo davvero fare di peggio, anche a livello mentale. È stato un rinnovamento. Vista la preparazione prestagionale che abbiamo fatto, sapevamo che saremmo cresciuti. Soprattutto dopo la sconfitta in Coppa Italia (0-2 contro il Mantova), che è servita da scossa. Per me non è una sorpresa: so cosa ha portato l'allenatore e come ho lasciato il gruppo». La fiducia nei confronti dell'allenatore, dunque, era già presente prima dell'inizio della stagione. «Sì, decisamente. Lo sta dimostrando finora, quello che sta facendo è ottimo».

Gattuso era arrivato alla Lazio anche portandosi dietro i giudizi legati alle precedenti esperienze. Dia, però, invita a non leggere il suo lavoro attuale attraverso ciò che è successo in passato. «Non è un mago, semplicemente c'è del lavoro dietro. La gente lo ha giudicato per le esperienze passate, ma ogni club e ogni contesto ha la sua verità. È venuto con una missione da compiere e per ora lo sta facendo benissimo». Il rapporto con l'ambiente biancoceleste, intanto, non si è interrotto. I contatti con gli ex compagni continuano, anche se non quotidianamente. «Non tutti i giorni, ma di tanto in tanto con alcuni come Reda (Belahyane) o Noslin». Dia è tornato anche sul suo utilizzo tattico durante l'esperienza alla Lazio, quando è stato impiegato sia alle spalle della punta sia più vicino a Taty Castellanos. «Quando sono arrivato, Baroni mi ha detto subito che era pronto a giocare con due punte e che sapeva che potevo muovermi dietro l'attaccante. Il suo sistema preferito era il 4-3-3, ma alla fine, in molte partite della stagione, abbiamo giocato insieme davanti io e Taty Castellanos».

Salerno, Napoli e quel gol che fece slittare la festa Scudetto

Nel viaggio italiano di Boulaye Dia occupa inevitabilmente un posto speciale Salerno. È lì che l'attaccante ha vissuto una delle stagioni più prolifiche della sua carriera, arrivando a segnare 16 reti.

Uno dei momenti rimasti maggiormente nell'immaginario dei tifosi è il gol realizzato al Napoli nel 2023, quando la Salernitana riuscì a rinviare la festa Scudetto della squadra azzurra. Per Dia, però, quella rete non assume lo stesso peso che le attribuirono i sostenitori granata. «Per me è stato un gol come un altro. Tanto sarebbero diventati campioni comunque, era solo questione di giorni. Non è che avevamo vinto il campionato noi. Era più per il contesto, per i tifosi e per la rivalità. Prima di entrare in campo vedevo la festa nello stadio e mi sono detto: "Sarebbe bello segnare un gol per far stare zitti tutti", tutto qui».

A Salerno, però, quel pareggio fu vissuto in maniera completamente diversa. Al ritorno della squadra la città accolse i giocatori in un clima di festa. «Sì, certo! Abbiamo visto i tifosi al nostro rientro a Salerno, ci hanno accolto con i fumogeni, hanno fatto festa. Per loro è stato un gran momento, quindi eravamo felici anche noi». Nonostante il valore simbolico, Dia non inserisce quella contro il Napoli tra le reti più importanti della propria carriera.

«No. Del resto ho segnato ai Mondiali e in una semifinale di Champions League. Ci sono stati gol più importanti per me, anche perché a Napoli alla fine non abbiamo vinto. Mi ricordo ad esempio un gol decisivo contro l'Hellas Verona all'ultimo minuto per la vittoria. Per Salerno rovinare la festa ai rivali è stato bello, ma personalmente non è stato tra i più importanti». I ricordi dell'esperienza granata restano comunque estremamente positivi. Dia sottolinea in particolare il livello della squadra e il rapporto con gli allenatori avuti in quel periodo. «Bellissimi ricordi. Avevamo una buona squadra e anche dei buoni allenatori. Prima Davide Nicola, poi Paulo Sousa con cui abbiamo giocato davvero bene. Il suo stile di gioco si adattava perfettamente a me, ero in un momento positivo e con grande fiducia. Quando ti senti bene in un posto, si vede in campo». Tra i tecnici ricordati con particolare affetto c'è proprio Davide Nicola, del quale Dia sottolinea soprattutto la capacità di trascinare emotivamente i propri calciatori. «Sì, è un allenatore che trasmette un'energia enorme. Quando sei con lui hai voglia di dare tutto perché se lo merita, è uno vero».

Il ritorno in Francia e la concorrenza al Rennes

Dopo cinque anni trascorsi lontano dalla Francia, il trasferimento al Rennes ha riportato Dia nel Paese in cui è cresciuto. Una scelta che l'attaccante racconta con entusiasmo, anche per la possibilità di ritrovare dall'interno una Ligue 1 che negli ultimi anni ha osservato a distanza.

«Mi sento molto bene. Sono contento di tornare nel Paese in cui sono cresciuto, all'interno di un campionato che mi mancava. Quando vai via per quattro o cinque anni vedi il campionato evolversi da lontano e hai voglia di tornare a vedere da vicino questa evoluzione. Le squadre sono migliori adesso». Al Rennes la concorrenza offensiva non manca. Tra i compagni c'è anche Lepaul, reduce da una stagione chiusa da miglior marcatore. Una presenza che Dia considera uno stimolo e non un problema. «Sì, assolutamente. L'obiettivo era ritrovare la Ligue 1 e inserirmi in un buon progetto dopo la mia parentesi in Italia. Il Rennes ha un'ottima squadra con grandi giocatori, come Lepaul. È un'ottima cosa essere in concorrenza con lui e soprattutto giocare al suo fianco, ci spingeremo a vicenda verso l'alto». Adesso davanti c'è nuovamente la Juventus, una delle poche grandi italiane contro cui Dia non è ancora riuscito a segnare. «Un sogno no, ma è vero che ho segnato contro molti grandi club in Italia e non ancora contro la Juventus. Cercheremo di rimediare presto!».

Dal Villarreal alla Champions: il ricordo con Sadio Mané

Nel corso dell'intervista a Diretta.it, Dia è tornato anche sulla semifinale di Champions League disputata con il Villarreal contro il Liverpool nel 2022. Al termine di quella sfida ebbe modo di parlare con il connazionale Sadio Mané.

«Non ricordo esattamente, ma si è congratulato con me per il nostro percorso. Eravamo in vantaggio 2-0 alla fine del primo tempo e gli ho chiesto se avessero avuto paura. Loro avevano già l'esperienza della finale del 2019. E quindi gli ho solo detto di andare a vincerla, dato che ci avevano eliminati». Le esperienze maturate tra Spagna, Italia e Francia gli hanno inoltre permesso di conoscere approcci molto diversi alla preparazione, tanto sul piano tecnico quanto su quello atletico. «In Spagna è tutto incentrato sul pallone (esercitazioni, possesso palla, torelli), c'è pochissimo lavoro atletico puro. In Italia ci si concentra molto di più sulla forza e sul lavoro atletico, un po' meno sul gioco con la palla. In Francia è un mix tra le due cose: molto pallone ma anche un vero carico di lavoro atletico».

Il Senegal e il legame con le proprie origini

C'è infine la Nazionale. Dia si sente campione nonostante il successivo ricorso che ha portato alla proclamazione del Marocco dopo la Coppa d'Africa 2026.

«Sì, certamente». Del giorno della finale conserva soprattutto le emozioni vissute sul campo e la successiva festa in Senegal. «È stata una bellissima finale, una vera bella partita tra due delle migliori squadre africane del momento. Si è decisa ai tempi supplementari. Abbiamo alzato il trofeo e siamo andati a festeggiare in patria. È stato un momento importante». Un rapporto, quello con il Senegal, che va ben oltre gli impegni con la Nazionale e che continua a essere parte centrale della sua vita. «Sì, certo. Ci vado spesso adesso per la nazionale, ma ci vado regolarmente anche in vacanza. È il mio Paese d'origine, la connessione c'è sempre».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti