Fabio Capello analizza Juventus-Napoli alla vigilia del big match: da Spalletti alle difficoltà della squadra, fino alla necessità di ritrovare lo spirito Juve.
Fabio Capello analizza il momento della Juventus alla vigilia della sfida contro il Napoli. L'ex allenatore bianconero, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha parlato delle difficoltà attraversate dalla squadra di Luciano Spalletti, indicando nel tecnico toscano la figura maggiormente sotto pressione in vista del big match dell'Allianz Stadium. Nel corso dell'intervista non sono mancati riferimenti al confronto con Massimiliano Allegri, alle conseguenze dell'assenza di Yildiz e alla necessità di ritrovare l'identità storica del club.
Spalletti, una partita che pesa: il confronto con Allegri
Chi rischia maggiormente – Capello individua nell'allenatore bianconero quello più esposto in vista della partita: “Spalletti. Il Napoli è reduce dalla vittoria col Monza, la Juventus dalla brutta sconfitta di Marassi. Per Luciano è fondamentale questa partita”.
Il paragone con il passato di Conte – Secondo l'ex tecnico, la situazione di Allegri è differente rispetto a quella del collega: “Max è appena arrivato e ha ereditato la squadra da Antonio. È più pesante per Luciano, che è alla Juventus da un anno…”.
Le voci e le pressioni esterne – Capello ha raccontato anche una propria esperienza, spiegando come si affrontano le indiscrezioni nei momenti complicati: “A me è capitato quando tornai al Milan e le cose non andavano bene. Leggi tutto, però i pensieri sono altri: in quei momenti sei concentrato nel migliorare la situazione della squadra”.
L'analisi sulla Juventus: Yildiz nascondeva i problemi?
Le aspettative su Spalletti – Capello si sarebbe aspettato un percorso differente da parte dell'allenatore, soprattutto considerando il lavoro svolto durante il mercato estivo: “Mi sarei aspettato di più, in tutti i sensi. Luciano lavora alla Juventus da un anno esatto, in estate ha concordato il mercato con i dirigenti e per questo me lo sarei immaginato meno in difficoltà”.
L'ex allenatore individua poi nell'assenza di Kenan Yildiz un possibile fattore che ha fatto emergere alcune difficoltà della squadra: “Invece la sensazione è che con l'infortunio di Yildiz siano emersi i problemi che prima erano nascosti dalla qualità del dieci. Senza la fantasia del turco sono venuti fuori i limiti dei bianconeri. Non c'è gioco, non c'è spirito”.
Il tema dell'esonero – Sull'eventualità di un cambio in panchina in caso di sconfitta contro il Napoli, Capello lascia ogni valutazione alla dirigenza: “Queste valutazioni spettano alla dirigenza, non a me o a chi sta fuori. Con l'arrivo di Carnevali e Massara il club si è rinforzato, però adesso manca il resto”.
Il DNA bianconero da ritrovare
La ricetta per ripartire – Nel finale dell'intervista, Capello si concentra soprattutto sull'identità della Juventus e su ciò che, a suo giudizio, manca alla squadra in questo momento: “Prima di tutto va ritrovato il dna Juve, che si è perso. Fame, grinta, cattiveria, il risultato ad ogni costo. Non si vede più lo spirito che ha sempre contraddistinto questo grande club”.
L'ex allenatore conclude con un messaggio netto sul significato di indossare la maglia bianconera: “La Juventus non è per forza giocare bene, è vincere come unica cosa che conta”. Parole che fotografano le aspettative di Capello alla vigilia di una sfida importante per il futuro della squadra.
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