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Juve, Birindelli: “Allegri dirigente e psicologo sacrificando il campo”

Alessandro Birindelli ha rilasciato un intervista ai microfoni di Radio Bianconera nel quale ha affrontato alcuni temi caldi del momento. In primis, quello relativo al lavoro di mister Massimiliano Allegri sulla panchina della Juventus in questa stagione. Ecco cosa ha detto sul tecnico toscano: “Penso che quest’anno ci sia stata una confusione anche nel rispetto dei ruoli. Io ancora non ho capito chi è tecnico, ds, dg o altro. E se c’è questa confusione, pensiamo ancora più sopra. Allegri sicuramente ha dato una mano per non far mancare niente alla squadra. Ha fatto il dirigente e lo psicologo e la parte di campo è stata forse trascurata. Se si perde energie in altro, poi qualcosa manca nella squadra. Ma lo ha fatto per il grande amore per la società”.

Birindelli su Palladino

In tema di allenatori, Birindelli ha espresso la sua opinione su Raffaele Palladino. L’attuale tecnico del Monza è considerato tra i papabili nel caso Allegri lasciasse la Juventus. L’ex bianconero ha elogiato il mister, ma non senza qualche riserva: “Sono andato forse un mese dopo che era entrato come primo allenatore a Monza. Ci siamo parlati; era contento, felice e concentrato. Sapeva che era dura la salvezza ma devo dire che questa squadra si è liberata mentalmente. Hanno fatto risultati importanti e Palladino ha fatto un grande lavoro. Per la  Juventus io aspetterei ancora un po’ se fossi in lui”.

Caso Juve: le analogie con il 2006

Infine, sul caso plusvalenze che ha coinvolto la Juventus in sede sportiva, Birindelli ha trovato similitudini e differenze con quanto accaduto nel 2006 con Calciopoli. Ecco cosa ha detto: “Di analogie col 2006 ce ne sono ma le tempistiche sono diverse. Noi affrontammo tutto con un campionato ancora da iniziare. Chi rimase era consapevole delle problematiche, era già preparato. Quello che è successo quest’anno è un po’ particolare. Ne sono successe una dietro l’altra, tra punti tolti e rimessi, poi tolti di nuovo e questo ha portato tanta confusione. Questo processo doveva essere fatto alla fine. Altrimenti si rischia il prossimo anno di ripartire ancora con queste cause aperte e non fa bene a nessuno, ambiente, squadra e società. Tutti questi episodi influiscono tanto sui giocatori, che devono dare un esempio e trasportare un esempio positivo dentro e fuori dal campo”.

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