Di Lorenzo Bozzetti
In quel di Monaco, precisamente allo Stadio Luigi II, la Juventus di Luciano Spalletti pareggia per 0-0 il match di Champions League disputato contro la squadra francese allenata da Sébastien Pocognoli. Un risultato maturato al termine di una prestazione poco esaltante da parte dei bianconeri, e che porta quest’ultimi a dover disputare i playoff di Champions League, passaggio necessario per tentare di proseguire il proprio cammino nella massima competizione europea. Tra le possibili avversarie che la Juventus sarà chiamata ad affrontare vi sono Club Brugge e Galatasaray, squadre che potrebbero creare qualche difficoltà alla compagine bianconera. In tal senso, il giornalista Giuseppe Pastore è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni per analizzare la prestazione offerta dai bianconeri contro il Monaco, offrire il proprio parere sul recente momento della squadra di Luciano Spalletti e, al tempo stesso, commentare alcune voci di calciomercato che vedrebbero come protagonisti i bianconeri stessi. Di seguito le sue dichiarazioni.
Qual è il suo pensiero riguardo al recente momento della Juventus?
“Credo che sia un momento di grande attenzione, di grande interesse, perché la Juventus ha iniziato finalmente ad applicare (parlo in campo naturalmente) i principi e le idee molto ambiziose di Spalletti, che però stanno trovando una risposta pratica. La partita con il Napoli per me è solo la punta dell’iceberg, perché si sono viste cose ottime anche nelle partite precedenti. Anche quelle andate male contro il Lecce, contro il Cagliari, sono state giocate secondo i principi di Spalletti, che a volte secondo me si scontrano su una certa rigidità e modestia, anche tecnica, dei suoi giocatori. La Juventus per me non ha una rosa di campioni in attacco, soprattutto a parte Yildiz, ma i progressi si vedono. Ora la Juventus, a prescindere da quello che sarà il piazzamento finale, che al momento la vede al quinto posto ma è tutto molto fluido come vediamo, deve dare fiducia a Spalletti, secondo me, prolungandogli il contratto, perché è un allenatore che, è dimostrato in tutte le squadre che ha allenato, ha sempre lasciato i semi di un gioco migliore, di una valorizzazione dei giocatori, di un progetto anche tecnico a lungo termine, cosa che magari non si può dire di Conte o di Allegri, per esempio; di Gasperini e Spalletti sì. È il motivo per cui, secondo me, la Juventus adesso dovrebbe pensare non dico a blindare, però ad assicurarsi Spalletti. Detto che naturalmente una parte di questo discorso è legata anche ai risultati, perché la Juventus è in corsa su tre fronti. Non so se riuscirà a portare a casa trofei, però adesso che sta migliorando di molto, deve anche un po’ pensare anche ai risultati, che poi sono quello che ci fanno giudicare le stagioni in un modo o nell’altro”.
Come ha visto i bianconeri contro il Monaco?
“Per me Monaco-Juve non è stata una partita molto significativa. Mi è sembrata una partita molto trascurabile, la Juventus l’ha vissuta quasi come un “disturbo”, visto che non ha mai neanche seriamente provato a vincerla, anche a cominciare dalla formazione schierata da Spalletti, anche giusto, visto che era difficile arrivare nelle otto ed era impossibile uscire dalle ventiquattro. Quindi credo che sia una partita di poco conto, che è servita ad evitare infortuni, evitare squalifiche. La testa della Juve, secondo me, vista anche la classifica, era su Parma, che sarà una partita difficile, perché giocata in condizioni opposte a quelle di Juve-Napoli. Condizioni che la Juve ha sofferto contro Lecce e Cagliari, squadra molto bassa che ti concede pochissimo e credo che sarà un banco di prova importante anche per capire se la Juve ha imparato dagli errori commessi col Cagliari soprattutto”.
Come si spiega gli alti e bassi che la Juventus mostra, a tratti, tra una gara e l’altra sul piano del ritmo e dell’intensità di gioco?
“Questi alti e bassi me li spiego col fatto che non si può sempre andare a mille all’ora, nemmeno squadre molto più ricche e molto più collaudate della Juve ci vanno. È difficile reggere per più di 40-50 minuti quella proposta di gioco, soprattutto giocando ogni tre giorni, con giocatori che magari sono un po’ infortunati o comunque affaticati. Quindi bisogna anche riempire quei momenti di basso con altre cose che la Juventus deve ancora imparare, secondo me, a capire. Però la Juve nei momenti alti, per intenderci il primo tempo col Sassuolo o il primo tempo col Napoli, è una squadra difficilissima da affrontare in questo momento. Nei momenti bassi, laddove subentrano l’esperienza, la malizia, le qualità individuali, ci vuole qualcosa in più, ed è il motivo per cui, per esempio, Spalletti sta chiedendo una punta di peso, perché andando da lui, nei momenti di fatica, puoi prendere falli, puoi far salire la squadra, che sono cose che con David, o men che meno con Openda, in questo momento riesci a fare”.
Su cosa deve lavorare mister Spalletti affinché la squadra trovi più continuità dal punto di vista delle prestazioni?
“La continuità si ottiene giocando e mantenendo dritta la barra, nella buona e nella cattiva sorte. Ci sono in questo campionato allenatori come Allegri che interpretano ogni partita a soggetto, cambiando il copione perché si fida anche della maturità tattica e mentale dei suoi giocatori. La Juve, proprio perché non ha quel tipo di giocatori, non ha un Modric, non ha un Rabiot, ha bisogno di avere istruzioni molto chiare. Istruzioni che Spalletti, peraltro, ha chiarito anche ai giornalisti, nelle parole dopo Juve-Napoli, che sono molto chiare. Cioè sta dando un impianto di gioco molto personale, ma molto preciso, che nel tempo produrrà continuità. Io non ho dubbi che tra tre mesi, al netto di stanchezza, infortuni, eccetera, la Juventus sarà ancora più definita di quanto è oggi. Così come oggi lo è molto di più di quanto fosse due mesi fa, nelle prime partite, nel derby col Torino, Juve-Sporting, eccetera. Quindi il lavoro, nel caso di Spalletti, è sempre un alleato, perché aiuta la squadra a fare propri questi principi molto ambiziosi, molto difficili, quasi da professore universitario, come ho detto su Cronache, che però definiscono da sempre il modo di lavorare di Spalletti”.
Adesso per i bianconeri in Champions League si prospetta l’impegno playoff, e tra le possibili avversarie vi sono Club Brugge e Galatasaray: quale sarebbe, secondo Lei, la squadra maggiormente alla portata della Juventus?
“Sono due squadre insidiose, espressioni di un calcio magari “minore”, il calcio belga e il calcio turco, ma sono nettamente le squadre migliori dei due paesi. Il Brugge è una squadra piena di talento e di velocità e anche di spavalderia: è una squadra che in casa, soprattutto, ha dimostrato di mettere in difficoltà per esempio anche il Barcellona, ma ci ricordiamo la partita che vinse a Bergamo, anche in trasferta. L’anno scorso la Juve a gennaio, con Thiago Motta, passò una brutta serata a Bruges, zero a zero. Quindi ci vuole innanzitutto un discorso di non sottovalutare l’avversario; non pensare magari che “tanto poi hai una partita difficile, quindi il playoff va snobbato”. Ogni partita, secondo me, invece va giocata anche a rischio poi di sacrificare qualcosa in campionato, perché poi giocando la coppa chiaramente ti stanchi. Per me meglio il Galatasaray, al netto del fattore campo che, poi peraltro, secondo me è anche un po’ sopravvalutato, perchè oggi non è che ci sono stadi in cui fai fatica a entrare o devi andare scortato, non è più così il calcio europeo. Per me il Galatasaray è una squadra un po’ più ingenua, un po’ più leggera in difesa, che ha dei momenti di vuoto. Il Brugge mi sembra più organizzato e più forte tatticamente. Dovendo scegliere, direi il Galatasaray: a maggior ragione col ritorno in casa, che attenua i rischi del fattore campo”.
In casa Juventus si rincorrono diverse voci di calciomercato, riguardanti diversi profili di calciatori, da Norton-Cuffy fino ad arrivare a Mateta e Kolo Muani: quale sarebbe, dal suo punto di vista, il profilo ideale per la Juventus al fine di rinforzare il proprio organico?
“Detto che la Juve immagino non possa andare su più profili, secondo me Spalletti è stato chiaro: la punta, la priorità sta alla prima punta fisica. Vedo che la Juve ha un pò perso la maniglia su alcuni obiettivi, come appunto, poteva essere En-Nesyri. Non so se c’è margine, anche temporale, per andare su Kolo Muani, Mateta mi sembra sfumato. Però quello vuole Spalletti, e lo ha detto a chiare lettere con una chiarezza anche sorprendente dopo Juve-Napoli. L’esterno è un pò l’anello debole della rosa della Juve in questo momento. Detto che non c’è moltissima liquidità, e quindi attenzione a non innamorarsi dell’idea di comprare gente a tutti i costi, perché, per esempio, la vicenda Napoli con Vergara ci insegna che magari i giocatori ce li hai e vanno semplicemente valorizzati un po’ meglio. Quindi attenzione anche ai mercati di gennaio, che sono spesso controproducenti, ne sa qualcosa anche la Juve, che due anni fa comprò Djaló e Alcaraz, che poi furono due meteore”.
Nel prossimo turno di Serie A la Juventus affronterà il Parma in trasferta: che tipo di gara si aspetta? Quali ostacoli potrebbero incontrare i bianconeri in questa partita?
“Partita difficile, non per il valore iniziale dell’avversario, che peraltro ci ha abituato a partite davvero modeste a livello qualitativo, ma intanto perché il Parma viene da un 4-0 in trasferta, e quindi chi viene da una brutta sconfitta spesso è ancora più “cattivo” la partita dopo, specialmente in casa; una partita che a Parma poi sentono moltissimo anche storicamente. E poi perché è il tipo di avversario che la Juve ha sofferto negli ultimi due mesi. Le uniche partite che non ha vinto sono contro il Lecce e il Cagliari, che hanno fatto fondamentalmente le barricate, portando via quattro punti addirittura. Quindi, dopo la Champions, che peraltro nel caso di ieri è stata uno sforzo anche abbastanza ridotto, la Juve deve ripartire sull’intensità, da dove si è visto nelle ultime partite, e fare gol, che è la cosa che è mancata con il Lecce e col Cagliari, perché se il Parma va sotto poi è molto difficile che la riprenda, soprattutto contro squadre di livello superiore. Invece se tiene, se resiste, come ha fatto a Napoli, poi è difficile da buttare giù, anche perché magari un po’ di stanchezza è anche preventivabile”.
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