Petrachi
Gianluca Petrachi, intervistato da Tuttosport, ha parlato dell’arrivo alla Juventus di Gleison Bremer. Fu proprio l’ex direttore sportivo del Torino a pescarlo in Brasile nel 2018. Il ds ricorda il viaggio in Sudamerica in cui lo scelse: “Col passare dei giorni mi concentrai di più su Bremer che allora era più grezzo ma avevo intuito margini di crescita importanti. Ricordo una sua partita di Coppa che andai a vedere: segnò un gol di testa e rimasi impressionato da potenza, stacco e tempismo con cui si inserì sul cross. Il presidente si fidava di me, erano già sei anni che lavoravo con lui, e per spiegargli i profili dei due giocatori che mi piacevano molto dissi che Bremer ricordava per come giocava Chiellini, mentre Verissimo era un difensore alla Bonucci, piedi più educati ma meno aggressivo sull’attaccante. Bremer già allora era impressionante per come pressava l’attaccante e non temeva mai gli uno contro uno. Anzi, si esaltava. Adoravo quel suo spirito guerriero, dove il coraggio era al primo posto“.
Così convinse Cairo: “Gli dissi che era un investimento con buone prospettive e poi mi era piaciuto moltissimo non solo il giocatore ma anche l’uomo. Lo conobbi e capii immediatamente che era una persona seria, un ragazzo d’oro. E infatti appena arrivò al Torino mantenne il profilo di serietà massima, umiltà e grande applicazione. Lo pagammo poco più di 5 milioni di euro e dovetti insistere un po’ perché Mazzarri e il suo vice Frustalupi non erano molto convinti visto che il ragazzo aveva ancora delle lacune su cui si sarebbe dovuto lavorare mentre io e Roberto Miggiano, il mio collaboratore, spingemmo per la chiusura dell’operazione”.
Sul prezzo pagato dai bianconeri: “Per me è giusto, il club bianconero ha preso un difensore top. Ha fatto davvero un grande affare, per il presente e per il futuro. E’ un marcatore che dà il massimo quando deve andare diretto sull’uomo e più l’attaccante è forte e più lui si esalta. Sarà all’altezza della maglia bianconera non solo in campionato ma anche in Champions League. Tra l’altro stiamo parlando di un ragazzo di 25 anni che non ha ancora raggiunto il massimo del suo potenziale“.
Può ancora migliorare: “Ha ancora un margine di crescita di almeno il 20%. Ricordo che nel Torino imparò molto ascoltando i consigli di Nkoulou che a un certo punto per lui era diventato come un fratello maggiore. E poi a fine allenamento si fermava per migliorare la tecnica. E’ un giocatore che si applica e lavora moltissimo. All’inizio faticò un po’ per via della lingua. Ma appena imparato l’italiano riuscì a integrarsi al meglio sia in campo che nello spogliatoio. Sono sicuro che anche nella Juventus proseguirà il suo percorso di crescita. La Juve ha fatto tombola acquistandolo“. E nel confronto con chi è partito: “Magari non capisco nulla di calcio, ma se devo dire la mia, Gleison è più forte di De Ligt. Molto più forte. La difesa bianconera con questo cambio ci guadagna“.
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