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Juventus, Tacchinardi: “Alla Juve mancano leader e ambizione”

Riccardo Focolari – 26 Marzo, 17:10

Tacchinardi

L'ex centrocampista della Juventus, Alessio Tacchinardi, ha analizzato la situazione della squadra bianconera in questa stagione.

Un ex veterano della Juventus come Alessio Tacchinardi prova a rivitalizzare la sua squadra. L’ex centrocampista ha vestito la maglia bianconera dall’estate del 1994 fino a quella del 2005. Nel 2011 è stato inserito nella walk of fame dello Juventus Stadium, omaggiato dai propri tifosi.
In esclusiva a SportMediaset, Tacchinardi ha parlato così della Vecchia Signora, trattando vari argomenti, dall’allenatore alla corsa Champions.

Immagina di chiudere gli occhi e di tornare alla tua Juve. Potendo scegliere una sola cosa da portare nella Juve di oggi, chi o cosa scegli?

“Scelgo due aspetti, per me fondamentali. Un leader carismatico come Gianluca Vialli: per molti lo è stato Del Piero, per me Gianluca è stato una vera guida. E poi l’ossessione per la vittoria, che oggi non vedo in questa Juve. Non entra nella testa dei giocatori: stanno lasciando per strada troppi punti. Scelgo queste due cose: Vialli e la fame di vincere”.

Se potessi tornare nello spogliatoio e parlare con Spalletti, cosa gli diresti? “Mister, ci manca…”

Manca ambizione. È una squadra timorosa: quando va sotto fatica a reagire, si vede poca personalità. Se potessi parlare al mister, gli direi proprio questo: serve più carattere. Anche dal mercato non è arrivato un giocatore di carisma, e questa assenza si sente”.

Capitolo centrocampo: cosa manca a Manuel Locatelli per essere leader di questa Juve?

“Contro il Galatasaray mi aveva impressionato molto. Ora deve fare l’ultimo passo: prendersi la squadra. Sta crescendo dal punto di vista della personalità, ma gli manca ancora un po’ di cattiveria. Non è semplice averla, però può riuscirci. Sul rigore sbagliato gli danno colpe eccessive: l’anno scorso ha segnato quello decisivo a Venezia per la Champions. Il problema non è Locatelli, ma la Juve“.

Anche nella tua Juve capitava di cambiare rigorista?

“No. Quando c’era un rigore, lo calciava Alessandro Del Piero. Punto. In campo c’erano Nedved, Trezeguet, Ibrahimovic, ma nessuno si permetteva di interferire. Il rigorista deve essere tranquillo. Oggi invece c’è troppa anarchia e questo crea confusione. Se si sceglie un rigorista, deve essere lui e basta“.

Luciano Spalletti è l’uomo giusto per riportare il Dna Juve?

Sì, è l’uomo giusto, ma non può fare tutto da solo. Ha bisogno di due o tre giocatori forti, come aveva a Napoli. È un grande allenatore. Ho cenato con lui prima che arrivasse a Torino, insieme a Ferrara e Del Piero, e uscendo ho pensato: “spero davvero che venga alla Juve”. Però Spalletti ha bisogno di calciatori di spessore, altrimenti non può compiere miracoli”.

La Juve si qualificherà alla prossima Champions?

Ho diversi dubbi. Non può più permettersi passi falsi, ha già esaurito i jolly. La qualificazione in Champions è fondamentale: non centrarla sarebbe un colpo durissimo”.