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Ceferin su Agnelli: “Pensavo fossimo amici, per me non esiste più”

[fncvideo id=666002 autoplay=true] Aleksander Ceferin, presidente della UEFA, ha parlato ai microfoni di So Foot del suo rapporto (ormai decisamente compromesso) con il presidente della Juventus, Andrea Agnelli: “Pensavo fossimo amici, ma mi ha mentito in faccia, convincendomi che non avevo nulla di cui preoccuparmi, e il giorno prima aveva già firmato tutti i documenti necessari per lanciare la nuova competizione. Non ho mai avuto grossi sospetti, anche perché quando una persona entra in ufficio dicendo “no, no, sono tutte stronzate”, è difficile non credergli. Io divido i personaggi principali di questa iniziativa in tre categorie. Metto prima Agnelli. È personale. Per me questa persona non esiste più”.

Agnelli Elkann Nedved

A proposito di Juventus ha parlato di temi simili anche lo stesso Andrea Agnelli durante la conferenza di addio a Fabio Paratici: “Io per molti anni ho cercato di cambiare le competizioni europee dall’interno, ho fatto tutta la gavetta all’interno dell’ECA e della UEFA, abbiamo cercato di cambiare perché c’erano molti problemi anche prima del COVID. Il sistema concentra però tutti i poteri del calcio alla UEFA, che ha la responsabilità di tutto, anche quello di fare le regole. Questo è limitante. La Superlega è stato un grido di allarme, non un tentativo di colpo di stato, per un sistema che si indirizza verso l’insolvenza. L’accordo dei fondatori della Superlega era legato all’approvazione della competizione dalla UEFA, che da subito ha chiuso con termini offensivi, minacciando rappresaglie contro tre club che non hanno voluto piegarsi alla UEFA stessa. Conoscendo tutti in UEFA so che tutti non pensano le stesse cose, i ricorsi non mutano quello che è il nostro obiettivo, ovvero un dialogo con la UEFA per cambiare il calcio. Tutti gli investitori del calcio affermano che il modello va cambiato, i club che portano soluzioni vengono accusati e demonizzati. Juve, Real e Barcellona vogliono un cambiamento in meglio delle competizioni, e siamo sostenuti da molti addetti ai lavori. Pirlo? Oggi l’obiettivo è quello di abbracciare Fabio dopo 11 anni insieme. Io ci tengo a ringraziare Andrea Pirlo e il suo staff perché, se devo analizzare la situazione, se in 10 anni il fallimento significano due trofei e l’accesso alla Champions, ogni tanto ci va bene sbagliare un anno, che ritengo comunque positivo e complesso per tutto quello che è successo. Da questa annata dobbiamo sapere imparare dagli errori commessi da tutti”.

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