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Intervistato da La Gazzetta dello Sport Sergio Brio ha parlato del caso scommesse che ha colpito la Juve e non solo: “Sono ragazzi che vanno curati, perché questa è una malattia. Ed è una malattia difficile da curare. Sento parlare di motivazioni dovute alla noia e resto perplesso. Puoi fare mille altre cose”.
Si è parlato a lungo di noia: “Se parliamo solo di ritiri, ora è ben diverso dai miei tempi. Questi stanno tutto il tempo in camera da soli, giocano alla playstation, stanno su internet. Il ritiro in realtà è fatto per condividere, comunicare, magari riappacificarsi dopo qualche screzio in allenamento. Alla mia epoca era così, ora si guardano negli occhi solo al momento dei pasti”.
Chiosa finale con un consiglio da mental coach: “Che amino il loro lavoro e restino umani, sempre consapevoli che sono persone molto fortunate”.
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