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Hubner: “Pirlo? Anche da giocatore era un allenatore aggiunto”

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L’ex calciatore e compagno di squadra di Andrea Pirlo Dario Hubner ha parlato intervistato dai microfoni de La Gazzetta dello Sport, ai quali ha ricordato i tempi in cui giocava con l’attuale tecnico bianconero: “Andrea era un ragazzino taciturno e schivo, ma colpiva subito la sua grande tranquillità. Una calma dettata credo dalla consapevolezza: aveva qualcosa più degli altri, probabilmente lo sapeva, ma questo non lo portava ad avere atteggiamenti arroganti. Anzi, quel che più ricordo è la sua gran voglia di migliorare: parlava poco ma ascoltava e osservava molto. E non rispondeva mai, neanche quando capitava che noi ‘anziani’ in partitella lo riprendessimo dopo qualche piccolo errore…”

“Ricordo il primo gol di Pirlo in A, contro il Vicenza: lo ricordo bene perché fui io a servirgli l’assist… e il suo abbraccio dopo la rete un piattone facilissimo, dopo che avevo seminato tutti gli avversari, colmo di gioia e gratitudine. Poi naturalmente si sdebitò alla grande, offrendomi non so più quanti assist… Lui guardava i movimenti che facevo e… tac, la palla mi arrivava proprio dove la volevo”.

Il 2000 per Pirlo fu l’anno della svolta, grazie a un colpo di genio di Mazzone oltre che per i suoi meriti personali. Per sfruttarne al meglio le caratteristiche, e anche il fatto che non fosse velocissimo, lo trasformò da trequartista in regista: un ruolo perfetto per Pirlo, che infatti lo portò a fare la grandissima carriera che ha fatto. Erano passati 4 anni, sembrava un altro giocatore, con l’esperienza di un trentenne. Ma la persona era rimasta la stessa, con la sua inattaccabile tranquillità e voglia di migliorarsi, con pazienza e impegno”.

“La prima cosa che ho pensato quando l’ho conosciuto è che avessimo caratteri simili: era tranquillo come me, uguale in campo e fuori. E coerente con se stesso nel tempo: credo che a tutt’oggi non sia cambiato, l’ho visto sempre molto equilibrato, nella vittoria come nella sconfitta. La panchina? Non mi sono stupito: già da giocatore era un allenatore aggiunto, per come leggeva le partite in campo. Dava i tempi, ribaltava le azioni da difensive in offensive, dettava i ritmi del gioco, sapeva fare la cosa giusta al momento giusto. Stando fuori dal campo, da allenatore, per lui si tratta di insegnare le cose che lui faceva ai suoi giocatori. E qui dipende da che giocatori hai…”. Ma parlando di mercato. Con l’eventuale partenza di Ronaldo, la Juve andrebbe su uno di questi top player assoluti>>>

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