Antonio Di Natale
Intervistato a La Gazzetta dello Sport, Antonio Di Natale -ex calciatore dell’Udinese– ha raccontato qualche aneddoto sul nuovo allenatore della Juve Luciano Spalletti. Ecco le sue parole: “Spalletti non poteva dire no alla Juventus e sono convinto che la riporterà ai vertici. Il mio caso era diverso, l’Udinese e i Pozzo erano la mia famiglia e così ho preferito continuare lì.
Ricordo il debutto in prima squadra, a Empoli. Giocavo nella Primavera di Domenichini, un mio secondo papà e vice storico di Spalletti. Luciano mi anticipò che mi avrebbe fatto esordire in Serie B. Quel giorno è svoltata la mia carriera. Nel 2004 i Pozzo mi hanno portato a Udine, ma siamo stati insieme soltanto una stagione. A fine campionato ci qualifichiamo per la Champions, gli dissi: “Mister, sono appena arrivato e già te ne vai”. Non poteva rifiutare la Roma. Il secondo anno in giallorosso voleva che lo raggiungessi, ma per i Pozzo ero incedibile.
Alla Juve manca un palleggiatore puro come Pizarro e Lobotka. Però Spalletti può sfruttare Locatelli in quel ruolo. Nel calcio di casuale non c’è nulla. Spalletti pratica un gioco offensivo e per gli attaccanti è un bel vantaggio: per questo i suoi centravanti segnano molto. Ai miei tempi Di Michele e Iaquinta segnarono molto. Luciano fa arrivare in area tanti palloni e le punte vanno a nozze.
Certo. Mi aspetto una ventina di gol da Vlahovic e anche David e Openda possono avvicinarsi a quei numeri. Spalletti esalta i suoi attaccanti lavorando molto sui movimenti, sui sincronismi tra le linee e sulle caratteristiche dei difensori da affrontare. È un peccato che Yildiz non ci sia, ma sono convinto che il turco diventerà il primo degli spallettiani.
Il mio amico Montella, che è il suo c.t. nella Turchia, dice che il ragazzo in allenamento lascia a bocca aperta e non faccio fatica a crederci visto quanto è decisivo in partita. Spalletti mette la qualità sempre al centro e Yildiz è uno che tira in porta 7-8 volte a gara: può segnare una quindicina di gol da qui alla fine della stagione e diventare un top assoluto.
Non credo ci siano analogie con Sarri e Motta, anzi: sono convinto che i tifosi pian piano si innamoreranno di Luciano. È un allenatore che abbina bel gioco e successi. E la gente va allo stadio per vincere, non per vedere un circo. Questa squadra sarà bella e vincente.
Giusto credere nello scudetto: la stagione è all’inizio. Serviranno lavoro e un pizzico di pazienza. Luciano, quando ha la possibilità di lavorare tutti i giorni sul campo, fa migliorare le cose e raggiunge gli obiettivi. Per le prime gare ha fatto capire che darà continuità al lavoro svolto dal predecessore Igor Tudor. In futuro spero di vedere la Juventus con il 4-3-3 e il tridente composto da Conceicao-Vlahovic-Yildiz.”
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