Bendtner svela: “Che litigio con Henry! E con Adebayor andò peggio…”

L'ex attaccante danese, che giocò nella Juventus nella stagione 2012-14, si è raccontato a Both Sides, svelando dei retroscena interessanti.
Bendtner con la maglia della Juve

[fncvideo id=697849 autoplay=true]

Nicklas Bendtner, ex attaccante della Juventus, si è raccontato a Both Sides, svelando alcuni retroscena della sua carriera: “A 17 anni mi allenavo con la prima squadra dell’Arsenal. Giocavamo 11 contro 11, massimo due tocchi, poi una volta Henry ne fece 3. Urlai: “Ehi, sono 3!’”. Henry si girò e mi fece cenno di stare zitto e di continuare a giocare. Poi toccai palla io 3 volte e mi fischiarono punizione, non ci credevo. Iniziai a lamentarmi per il campo, Henry si avvicinò prendendomi a parolacce e mi urlò: “Stai zitto”. Io gli risposi: “Ma taci tu”. Non lo avessi mai detto: iniziò a correre verso di me e iniziammo a litigare, poi arrivarono Campbell e Cole a separarci, così Henry mi fece: “Hai talento ma devi imparare il rispetto e l’umiltà”“.

Ma l’ex centravanti danese ha raccontato anche un aneddoto che riguarda l’ex compagno Emmanuel Adebayor:Con lui andò peggio. In semifinale di coppa, quando Wenger lo inserì si avvicinò e mi fece: “Sono in campo perché stai giocando di merda”. Sul calcio d’angolo iniziammo a discutere, lui dice che l’ho colpito ma non ricordo bene. Sono sicuro che abbia tirato la testa indietro dandomi una testata sul naso. Mi uscì molto sangue. ‘Nicklas, Nicklas’, mia chiamava sempre Nicklas, come se stesse parlando ogni volta con un bimbo piccolo, mi faceva impazzire”.

Bendtner arrivò a Torino il 31 agosto del 2012, in prestito con diritto di riscatto dall’Arsenal. Un’esperienza nata male, con il danese che si presentò in sovrappeso. Con la maglia della Juventus in quella stagione collezionò in totale 11 presenze, di cui 9 in Serie A, una in Champions League e una in Coppa Italia. Una manciata di minuti, diversi problemi fisici: di fatto un’avventura fallimentare, tanto che a fine anno tornò a Londra dai Gunners. Come nel corso di gran parte della sua carriera, fece parlare più per quello che faceva fuori che dentro al campo.