Dusan Vlahovic è tornato con il botto. Subentrato all'inizio del secondo tempo, ha completamente cambiato la partita per la Juventus.
Un ingresso che cambia ritmo e atteggiamento
Nel pareggio contro il Verona, una delle rarissime note positive per la Juventus è stata la prova di Dusan Vlahovic. Entrato a inizio ripresa, il centravanti serbo ha dato subito un segnale chiaro. Ha alzato il ritmo, aumentando anche l’aggressività. Ha portato quella verticalità che nel primo tempo era mancata del tutto. In pochi minuti ha cambiato l’inerzia emotiva della gara. I movimenti senza palla hanno allungato la difesa avversaria, le sponde hanno dato respiro alla manovra. E, soprattutto, ogni pallone toccato è diventato una minaccia concreta. La sensazione è stata immediata: con lui in campo, l’attacco bianconero ha avuto finalmente un riferimento vero. D'altronde il Verona è una vittima speciale per lui: proprio contro li scaligeri aveva segnato il suo primo gol con la maglia della Juventus, sempre con Montipò in porta.
Cinismo, qualità e partecipazione alla manovra
I numeri raccontano con precisione l’impatto avuto in appena 45 minuti. Vlahovic ha segnato un gol partendo da un valore di xG di 0.16. Un dato che certifica un cinismo fuori dal comune. Ha cercato la porta tre volte, dimostrando fame e determinazione. I tocchi totali sono stati 21, pochi solo in apparenza, perché quasi tutti determinanti nello sviluppo del gioco. Anche nella gestione del pallone si è fatto trovare pronto: 6 passaggi riusciti su 8, con il 75% di precisione. Non solo finalizzatore, quindi, ma anche riferimento per far salire la squadra, proteggere palla e dare ordine alla fase offensiva. Ogni giocata ha avuto uno scopo preciso. Prestazione sicuramente migliore del suo compagno di reparto David. Spalletti li ha provati insieme per circa un quarto d'ora, salvo poi sostituire il canadese, autore di una partita non all'altezza contro un avversario abbordabile.
Un segnale forte per il finale di stagione
La prestazione contro il Verona va oltre il semplice gol. È il segnale di un attaccante tornato centrale nella manovra e nella mentalità della squadra. In un momento delicato, con la corsa Champions ancora apertissima, la Juventus ha bisogno di un Vlahovic così. Presente, concreto, determinante. Quando il serbo gioca con questa intensità, tutto l’attacco cambia volto. Le difese avversarie si abbassano, gli spazi si aprono e la squadra guadagna fiducia e pericolosità. Il suo rientro al gol non è solo una statistica: è un messaggio chiaro per questo finale di stagione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA