Ravanelli con Gascoigne prima di uno Juve-Lazio
TORINO – Fabrizio Ravanelli, ex attaccante della Juve, ha parlato ai microfoni di Tuttosport raccontando interessanti retroscena sulla Juventus ma non solo: “L’impressione è che la Juventus abbia margini di miglioramento incredibili. Ha vinto meritatamente ed è senza dubbio sulla strada giusta, adesso ci vuole tanta maturità e continuità di risultati. Sono stati buttati via già troppi punti per superficialità. La qualità e il gioco per me ci sono, serve concentrazione. Se i giovani sono una spiegazione? Ovvio. I più vecchi devono correggere i difetti di motivazione, di senso di appartenenza, la cattiveria anche e soprattutto negli allenamenti. Perché alla Juventus la competizione vera deve essere durante la settimana: io l’ho capito subito, se non lavori al massimo in allenamento poi non vinci. Bisogna stare sul pezzo anche nel riscaldamento prepartita. Nel 90, forse nel 95% dei casi, l’allenatore capisce chi è in partita e chi no durante il riscaldamento. Mi ricordo che al Bernabeu, prima del famoso 1-3 in cui la Juve sfiorò l’impresa nel 2018, ero a pochi metri dal campo durante il riscaldamento. Li vidi e dissi a mio figlio: vinciamo di sicuro, guarda la concentrazione e come girano a mille le gambe. Mi sembrava di rivedermi prima della famosa finale“.
Poi sulla Juve nel 1996: “Fa effetto siano passati 25 anni? Tanto, perché per me è talmente vivo il ricordo che sembra accaduto l’altro ieri. Ricordo tutto: la Borghesiana, la cena prima della partita, gli scherzi e quella gioia, quella sensazione che credo sia irripetibile. Visto che sono 25 anni, spero di festeggiare degnamente con i compagni di quella squadra, magari in coincidenza di una festa con quella attuale. Chiesa? Ha delle potenzialità pazzesche, perché ha corsa, anche più del padre, forza e tutte e due i piedi. Ora vediamo se è un campione o un buon giocatore. Come si capisce? Da quello che accade ora. Se non perde l’umiltà, se rimane con i piedi per terra, se lavora con la stessa serietà in allenamento e non pensa più alla doppietta di San Siro. Allora è un campione e continuerà a ottenere risultati. Altrimenti è solo un buon giocatore. È importante che capisca la fortuna che ha. Di giocare nella Juventus. Io, oggi, a 53 anni, mi rendo conto di cosa significhi aver giocato nella Juventus, aver fatto parte della storia di un club così grande e importante. Aver avuto l’opportunità di crescere come calciatore, ma soprattutto come uomo. Non sempre quando si gioca si riesce a comprendere la grandezza del club, ma quando mi guardo indietro capisco tutto e ne riesco a percepire le proporzioni. Chiesa ha un vantaggio e si chiama Andrea Pirlo“.
Infine il suo pensiero su Andrea Pirlo: “Se Pirlo è un vantaggio? Per lui e per tutti i giovani. Perché è un allenatore che sa tutto quello che può succedere nella testa di un giovane che vive serate come quella di mercoledì. Pirlo ha smesso da poco e ha passato la sua vita negli spogliatoi, sa come ragiona un giocatore, soprattutto un giovane. È l’ideale per crescere e far maturare i giovani. Scetticismo? Ma no! Assolutamente no. Andrea è un ragazzo umile e intelligente. Guardate come riesce a tenere tutti sullo stesso livello e il coraggio che ha nel lanciare giovani come Frabotta e Portanova“. >>> E intanto, parlando di mercato, ci sono 11 nomi nei sogni di Pirlo per una formazione totalmente nuova, ecco come sarebbe! <<<
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