Finita la stagione, è tempo di fare i conti con alcune statistiche che la Juventus dovrà sicuramente migliorare nel prossimo campionato.
Troppi punti lasciati per strada
La mancata qualificazione alla Champions League non è il risultato di un singolo episodio, ma la conseguenza di una lunga serie di occasioni sprecate. Guardando i numeri, emerge un dato che racconta perfettamente la stagione della Juventus. Con Luciano Spalletti in panchina, i bianconeri hanno lasciato per strada ben 20 punti contro squadre che li precedono in classifica. Un’enormità. Bastava recuperarne soltanto una parte per restare pienamente in corsa almeno per il secondo posto. L’Inter è apparsa fuori portata per continuità e profondità, ma il distacco dalle altre concorrenti racconta quanto la Juventus abbia sprecato. Il paradosso è che il lavoro dell’allenatore ha prodotto cambiamenti evidenti. Dalla fine di ottobre in avanti la squadra ha mostrato maggiore identità, una struttura più riconoscibile e una produzione offensiva nettamente superiore.
Produzione offensiva altissima, risultati insufficienti
Il dato che fotografa meglio la stagione riguarda proprio il rapporto tra occasioni create e risultati ottenuti. Nelle nove partite che hanno compromesso definitivamente la corsa Champions, la Juventus ha prodotto numeri offensivi importanti. Il bilancio racconta di 57 tiri nello specchio della porta e appena 8 gol realizzati. Uno scarto enorme tra quanto costruito e quanto concretizzato. Il derby d’andata contro il Torino rappresenta uno dei primi segnali evidenti. Ventidue conclusioni complessive, dominio territoriale e uno 0-0 finale che lascia soltanto rimpianti. Anche a Firenze, nonostante una prestazione meno brillante, la Juventus controlla il possesso e produce più degli avversari senza raccogliere quanto meritato. Poi arrivano le gare simbolo dello spreco. Contro il Lecce i bianconeri calcolano sei tiri nello specchio ma trovano soltanto una rete. Il rigore fallito da Jonathan David diventa l’immagine perfetta delle difficoltà della squadra nei momenti decisivi. La stessa storia si ripete contro il Sassuolo. Dopo una gara controllata, il rigore sbagliato da Manuel Locatelli cancella altri punti pesantissimi. Ma la sensazione è che i due errori dagli undici metri rappresentano soltanto la punta dell’iceberg.
Le occasioni mancate che hanno deciso la stagione
Nel finale di stagione la Juventus continua a costruire senza riuscire a trasformare il volume offensivo in risultati. A Cagliari domina per lunghi tratti ma viene punita, mentre contro la Lazio produce più occasioni degli avversari senza riuscire a gestire i momenti chiave della partita. La sfida col Verona resta probabilmente il rimpianto più grande. I bianconeri assediano l’area avversaria per gran parte della gara, creano occasioni in quantità e colpiscono anche una punizione con Dusan Vlahovic, ma raccolgono soltanto un pareggio. Nelle ultime giornate arriva poi anche il crollo emotivo, in cui la Champions è definitivamente svanita. Contro la Fiorentina la Juventus appare scarica, imprecisa e poco lucida, nonostante numeri offensivi ancora discreti. Nel derby di ritorno, invece, la squadra sembra perdere definitivamente convinzione dopo aver scoperto i risultati delle concorrenti. Il 2-2 finale non basta e certifica il fallimento dell’obiettivo.
Il vero problema: personalità e qualità insufficienti
I numeri raccontano una squadra che produce, attacca e costruisce. Quello che manca è altro. La differenza tra produzione offensiva e gol realizzati evidenzia soprattutto un limite di personalità. Nei momenti decisivi la Juventus ha spesso mostrato fragilità, frenesia e incapacità di indirizzare le partite. Spalletti ripartirà dalle idee, perché il lavoro tecnico ha lasciato segnali evidenti. Ma la stagione ha mostrato anche un’altra verità. Le idee aiutano, ma senza giocatori all’altezza non bastano. Ed è proprio da qui che passerà la prossima ricostruzione bianconera.
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