Notizie Juve, le parole di Marocchi.
Giancarlo Marocchi, ex calciatore della Juventus, è stato intervistato da La Repubblica per parlare, in particolare, del recente periodo che stanno vivendo i bianconeri di Luciano Spalletti. Di seguito l’intervista completa:
Marocchi, allora?
«Diciamo che, come aveva promesso, Spalletti ha portato la Juve nel gruppo da cui uscirà il campione d’Italia. La squadra l’ha sistemata e la sta facendo funzionare al cento per cento, ma manca il riscontro dei confronti diretti: nel prossimo mese e mezzo ne avrà parecchi e si saprà tutto».
Secondo Spalletti la Juve può migliorare ancora: lei crede?
«È il gioco delle parti, è giusto chiedere ai giocatori sempre qualcosa in più. Però mi pare che adesso la Juve sia al punto giusto: i singoli sono tutti in forma, i giocatori stanno bene insieme, le distanze in campo sono perfette, il gioco si sviluppa in armonia. E qualche equivoco si è risolto».
Quale?
«Paradossalmente l’infortunio di Vlahovic è stata una fortuna, perché ha liberato il campo da un sacco di domande. Cosa facciamo con lui? Resterà? Non resterà? È più forte lui o sono meglio gli altri? Nel tentativo di cercare le risposte si stava perdendo di vista il resto, invece adesso oltre ai risultati ci sono le prestazioni, in particolare quelle contro Roma e Bologna, che sono squadre forti. E poi c’è un altro aspetto molto positivo, che riguarda il contratto di Spalletti».
Parla del fatto che è in scadenza a giugno?
«Esatto. Generalmente ha un effetto destabilizzante sulla squadra, invece la storia personale di Spalletti e il valore assoluto della Juve come società hanno creato un’alchimia che non richiede contratti. Si sono messi uno a disposizione dell’altra».
Chi ha cercato di intaccare il dna della Juve, dando importanza all’estetica del gioco oltre che al risultato, non ha attecchito: Maifredi ai suoi tempi, Sarri e Thiago Motta in quelli più recenti. Perché Spalletti ci sta invece riuscendo?
«Perché lui non è più quello della prima Roma, che giocava in maniera meravigliosa ma arrivava secondo. Con le vittorie in Russia e soprattutto a Napoli si è chiuso un cerchio ed è arrivato alla Juve da vincente, quindi non è estraneo alla storia bianconera. È la sintesi perfetta tra il giochista e il risultatista».
Spalletti ha ragione quando dice che Inter e Napoli hanno qualcosa in più?
«Chiunque lo direbbe, ma aspetterei a dare una risposta più precisa: la classifica dice che ci sono cinque squadre nel gruppo delle pretendenti e saranno i confronti diretti a dirimere. In un modo o nell’altro, visto che il Milan li vince e l’Inter invece no. La Juve ha bisogno di queste sfide per capire quanto vale».
Secondo lei David è il centravanti adatto per la squadra da scudetto?
«Al momento non ho una risposta definitiva, i big match serviranno anche a misurare lui. Però direi che con lui Spalletti in qualche modo ce l’ha fatta, ma del resto ha trovato la soluzione giusta per tutti, da Yildiz a Miretti. Il disordine creativo di Cambiaso e McKennie, per esempio, è compensato dall’ordine di Thuram e Locatelli».
La Juve ha bisogno del mercato, secondo lei?
«Il primo Chiesa che avevamo intravisto nella Juve aveva le potenzialità del campione: Spalletti ci sta riuscendo con altri, magari ci riuscirebbe anche con lui. Ma visto che adesso tutto il secondo funziona, forse è meglio toccare il meno possibile».
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