L’ex attaccante della Juventus, Douglas Costa, oggi in Serie D al Chievo Verona, in un’intervista rilasciata a Tuttosport, ha parlato della sua carriera e degli anni vissuti in maglia bianconera. Di seguito le sue dichiarazioni:
Senti ancora qualche ex compagno? “Negli ultimi mesi Leonardo Bonucci e poi Alex Sandro, che è un mio vicino di casa in Brasile. Poi ho visto Giorgio Chiellini: parlare un po’ di Juve è sempre bello per me”.
Tornerai allo Stadium? “Presto tornerò all’Allianz Stadium, ora guardo la Juve in televisione. So quanto sia difficile giocare in un club così: ci sono momenti complicati, in cui bisogna stare uniti. Le pressioni sono tante. Ma la Juve sarà sempre la Juve: sono convinto che presto torneranno a competere per vincere”.
Un pensiero su Spalletti? “Mi piace davvero tanto, ho anche giocato più volte contro le sue squadre. Amo gli allenatori che corrono dei rischi, che cercano sempre di essere propositivi. Ha uno stile di gioco che mi piace tanto: sì, non nego che mi sarebbe piaciuto essere allenato da lui”.
Compagno che lo ha ispirato di più in carriera? “Cristiano Ronaldo. È un professionista unico ed è anche una grande persona, più di quanto si possa immaginare. Ma ho giocato anche con campioni di livello assoluto molto simili, anche come mentalità: Neymar, Dybala e Ribery per esempio. È stato un onore condividere lo spogliatoio con gente così”.
Senza infortuni sarebbe stata un’altra carriera? “Difficile dire che carriera avrei potuto avere senza infortuni, non ci ho mai pensato. Sono onorato per il percorso che ho fatto. So soltanto di aver sofferto tanto, troppo. A volte il talento non basta se non è abbinato ad una condizione fisica perfetta: potevo giocare tre Mondiali, mi resta questa amarezza”.
Momento più difficile? “Alla Juve. Ho vinto, mi sono tolto delle soddisfazioni, ma è stato faticoso gestire gli infortuni, soprattutto negli ultimi mesi: ho passato più tempo al J Medical che in campo. È stata dura”.
È stato vicino a ritornare alla Juve? “Sì, nel 2023. Ne avevo parlato anche con Bonucci, mi ero proposto, speravo di poter dare ancora una mano. Però la società non è andata avanti. Mi sento ancora juventino dentro”.
Pensieri su Allegri e Sarri? “Sarri è stato bravissimo, l’ho apprezzato tanto: era un malato di possesso palla, con una mentalità offensiva. Ma anche Allegri mi piaceva: i contropiedi di quella Juve, quando stavo bene, erano devastanti. Spaccavamo le difese, potevamo fare danni da un momento all’altro”.
Partita migliore della sua carriera? “Ne cito due: quando ero al Bayern Monaco contro la Juve, nel 2016. Il 4-2 a Monaco di Baviera, lì feci un partitone. E poi la rimonta sfiorata al Bernabeu del 2018: vincere 3-0 a Madrid, dopo lo 0-3 dell’andata, non succede a nessuna squadra al mondo. Stava capitando a noi, prima di quel maledetto rigore segnato da Ronaldo nel finale. Stavamo scrivendo la storia, avremmo potuto vincere la Champions League, non ci mancava niente. Nel calcio, però, la fortuna a volte cambia gli orizzonti”.
Un suo compagno sottovalutato? “Sami Khedira. Fortissimo: uno stile di gioco unico, lo trovavi ovunque, aveva una classe innata”.
Lo sputo a Di Francesco: “Un brutto momento, me lo ricordo. Ho superato quel trauma, ma è stato complicato: ho deluso me stesso e i bambini che mi guardavano. Noi dobbiamo essere un esempio. Quello è stato un grande errore”.
Yildiz avrebbe giocato nella sua Juventus? “Certo, per i giocatori forti si trova sempre spazio. Quando uno è bravo va bene per qualsiasi squadra, lui ha talento. Per cui sì, può giocare in tutte le Juve di tutte le epoche”.
Lewandoski e Vlahovic: “Robert fa gol in tutte le maniere. Alla Juve farebbe comodo, gli consiglierei tutta la vita di indossare la maglia bianconera: è uno che segna dappertutto e lo farà ancora per tanti anni. Sarebbe perfetto per i bianconeri. Ma comunque hanno già un grande giocatore davanti che è Vlahovic. Dusan può ancora maturare, ha l’età giusta: per la corsa al 4° posto sarà decisivo il suo ritorno a certi livelli. Ha tutto per portare la Juve in Champions».