La Juve sembra aver perso quella continuità che aveva trovato con Spalletti. I numeri sono buoni, ma il paradosso è che potrebbero non bastare.

I calendario di Juventus: la lotta Champions League

Produzione offensiva enorme, ma poca concretezza sotto porta

C’è un dato che fotografa meglio di qualsiasi opinione il momento della Juventus: quattro pareggi consecutivi in casa contro Lecce, Lazio, Sassuolo e Hellas Verona. Gare diverse per andamento, ma identiche nel modo in cui si sono concluse e, soprattutto, nel racconto statistico che le accompagna. È qui che nasce il paradosso bianconero: una squadra che produce come una big, ma raccoglie come una formazione in affanno. Nelle quattro partite citate, la Juventus ha totalizzato 106 tiri, colpito 4 traverse, generato 10.14 expected goals e costruito 16 grandi occasioni. Numeri che, in un contesto normale, avrebbero garantito un bottino pieno o quasi. Invece, il dato reale parla di appena 5 gol segnati, con l’aggravante di due rigori sbagliati. Il problema, quindi, non è arrivare negli ultimi sedici metri. Non è la manovra, non è la qualità del gioco, non è la capacità di dominare il ritmo della partita. Il problema è trasformare. È la freddezza sotto porta, la qualità dell’ultimo gesto, la capacità di rendere pesante ogni occasione costruita.

Luciano Spalletti

Difesa attenta, ma ogni tiro subito diventa un gol

Se davanti la Juventus spreca, dietro accade qualcosa di altrettanto inspiegabile. Nello stesso arco di gare, i bianconeri hanno concesso appena 19 tiri complessivi, per un totale di 2.25 expected goals against e soltanto 2 grandi occasioni lasciate agli avversari. Dati da squadra solida, attenta, quasi impermeabile. Eppure i gol subiti sono stati 5. Ancora più significativo è il dato che riguarda i tiri nello specchio: 5 reti incassate su 7 conclusioni subite. Una percentuale che non è soltanto sfortunata, ma diventa un segnale d’allarme evidente. Il calcio, a volte, si riduce alla sua essenza più semplice: servono giocatori che segnano e portieri che parano. In questo momento, la squadra guidata da Luciano Spalletti fa tutto il resto nel modo corretto, ma fallisce proprio nei due fondamentali che determinano i risultati. Gli attaccanti producono volume, partecipano alla manovra, si muovono con continuità, ma incidono poco. E quando gli avversari arrivano al tiro, troppo spesso il pallone finisce in rete, mettendo sotto accusa sia Di Gregorio sia Perin.

Otto punti persi e un finale di stagione ad altissima tensione

Il risultato è un cortocircuito tecnico ed emotivo. Prestazioni che, analizzate freddamente, meriterebbero applausi per produzione e controllo, ma che in classifica pesano come macigni. Alla Juventus oggi mancano 8 punti. Otto punti lasciati per strada in partite che, numeri alla mano, raccontano di una superiorità netta e costante. Con tre giornate ancora da giocare — tra la trasferta di Lecce e gli incroci con Fiorentina e Torino — il margine di errore è ormai finito. La classifica si è accorciata, la pressione è aumentata e ogni dettaglio pesa il doppio. Perché nel calcio non sempre ottieni ciò che meriti, ma quasi sempre paghi ciò che sbagli. E in questo momento, alla Juventus, sta succedendo esattamente questo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti