Marco Ballotta, ex portiere della Lazio, è intervenuto ai microfoni di Radio Tutto Napoli parlando del famoso scudetto del 2000 vinto contro la Juve e della lotta al tricolore di questa stagione. Di seguito le sue parole.
In quel periodo che cosa vi dicevate all’interno dello spogliatoio e quando avete capito che potevate farcela?
“Che potevamo farcela dipendeva dalla Juventus. Noi ce l’abbiamo messa tutta. È indubbio che vincendo lo scontro diretto a Torino ci siamo avvicinati, poi mancavano ancora tante partite e punti, non so se erano 5 o 7, che aveva di vantaggio la Signora, però toccava a loro. Noi il nostro dovevamo farlo, poi dipendeva dalla Juve se avesse fatto qualche passo falso.
L’ultima partita è stata determinante: nessuno di noi avrebbe pensato che i bianconeri potessero perdere. Pensavamo al massimo in un pareggio. L’unica speranza era andare allo spareggio: se pareggiavano a Perugia saremmo andati allo scontro finale. Invece addirittura hanno perso.”
È vero che quando devi inseguire giochi con meno pressione?
“Giochi con meno pressione perché sai di non poter sbagliare. Poi giochi con meno pressione perché non hai tu in mano la situazione: fai il tuo dovere, però dipende dagli altri. Se gli altri fanno qualche passo falso bene, ci speri, ma tu comunque non devi mai sbagliare. Io penso che comunque stiano meglio sempre quelli che hanno più punti di vantaggio.
Avrei fatto volentieri il cambio, anche senza avere 5 o 7 punti di vantaggio. Adesso ci si spera sempre, è giusto mettere pressione all’Inter, ma dipenderà molto da loro. Il Napoli dovrà fare la sua parte, sono convinto che con il rientro di tanti giocatori importanti, che sono rimasti fuori per tanto tempo, stanno rientrando tutti, penso che da qui alla fine il Napoli farà sicuramente la sua parte.”
Che cosa accadde nel finale di Perugia-Juve? Avevate il sentore che potesse succedere qualcosa di incredibile?
“No, ma è stato assurdo, nel senso che avevamo già finito la partita, avevamo vinto ed eravamo attaccati alla radiolina per ascoltare il secondo tempo di quella partita, che si è giocato dopo una lunga sospensione, circa tre quarti d’ora. Poi sono ripartiti e quando è arrivato il gol di Calori… non ti dico.
Un’esultanza da parte di tutti, perché gli spettatori erano ancora tutti allo stadio ad ascoltare la partita, quindi c’era ancora lo stadio pieno. Poi il fischio finale: una bolgia totale, festeggiamenti ovunque. Veramente una vittoria inaspettata, con ancora maggiore soddisfazione proprio per come è arrivata.”
L’Inter può sentire la pressione di una rimonta come successo in passato? Oppure riuscirà a gestire il vantaggio?
“Un pensiero ce lo puoi anche avere. Comunque sei punti di vantaggio… dovresti perdere due o tre partite su otto, sono tante. Io penso che riusciranno a gestirla, poi il calcio è strano e particolare: basta un niente per condizionarsi anche il proseguo del campionato. Io vedo ancora l’Inter avvantaggiata, i sei punti non sono pochi assolutamente.
Ha degli scontri importanti e ultimamente ha dimostrato di non essere a posto fisicamente, ma è l’aspetto mentale che diventa determinante. Poi alcuni giocatori fuori, come Lautaro, non so quando rientrerà, anche Bastoni non sta bene. Il Napoli questa fase l’ha già passata, adesso l’Inter la sta attraversando, quindi per il Napoli deve sperarci fino alla fine, perché è l’unica cosa che può fare.”
Conte quando parla di scudetto e cambia tono nelle dichiarazioni sta cercando anche di mettere pressione all’Inter?
“Adesso tutto va bene, bisogna provarle in tutti i modi. Lui è abituato a mettere pressione, quindi fa bene, ci sta. Non dico che siano regole del gioco, ma fanno parte del gioco. Più pressione si mette all’Inter, meglio è per il Napoli. Ci stanno provando in tutti i modi. Però l’Inter penso che abbia una squadra abbastanza esperta per sopperire a queste situazioni, anche se non è facile: basta uno scivolone, ti avvicini ancora di più e senti ancora di più la pressione. È tutto da giocare. Il Napoli deve fare il suo, non può più sbagliare.”
L’alternanza dei portieri è un bene oppure no?
“Secondo me non è un bene. Anche se sono due primi, la gerarchia deve essere chiara. Anche per quanto riguarda la difesa: una volta gioca uno, una volta un altro, hanno due modi completamente diversi di guidare la difesa, di farsi ascoltare. Non sempre è un bene, hanno due modi diversi anche di giocare, quindi per la squadra potrebbe avere qualche risvolto negativo. Secondo me l’alternanza non sempre è positiva.”
L’Italia deve andare ai Mondiali: quanto conta l’aspetto mentale in queste partite?
“Assolutamente deve andarci. La sta preparando nella maniera giusta. Poi noi italiani polemizziamo su tutto, le scelte non vanno bene per tutti, ma è normale. Penso che il gruppo chiamato sia il migliore. Poi poteva esserci un giocatore in più o in meno, ma è lo spirito che deve fare la differenza, non è il singolo che cambia le sorti.
Ci vuole un gruppo solido e forte, consapevole dell’importanza della partita. Non deve pesare la pressione: ci sono giocatori esperti che possono affrontare nella maniera giusta questo match fondamentale. Speriamo che vada bene: penso che abbiamo le carte in regola per poter passare.”