CAGLIARI, ITALY - SEPTEMBER 26: Fabio Pisacane of Cagliari in action during the Serie A match between Cagliari Calcio and UC Sampdoria at Stadio Sant'Elia on September 26, 2016 in Cagliari, Italy. (Photo by Enrico Locci/Getty Images)
Il tecnico del Cagliari, Fabio Pisacane, è intervenuto in conferenza stampa per presentare la sfida di domani sera contro la Juve. Di seguito le sue parole.
A prescindere dal risultato, che cosa vorresti vedere o rivedere e cosa invece non vorresti rivedere della gara di Genova? E poi, per quanto riguarda l’infermeria, le condizioni di Mina: è nelle condizioni di riprendersi non solo il suo posto, ma anche la guida della difesa?
“Quando si perde non è mai bello, quindi c’è sicuramente qualcosa da rivedere. Per come è maturata la sconfitta, penso che abbiamo rivisto anche alcune cose già emerse in passato, però, ad essere onesti, ci è andata anche bene. Sono state delle leggerezze, soprattutto sul secondo e sul terzo gol, che a mio avviso è difficile anche allenare, perché sono situazioni di campo che vanno gestite in maniera più corretta.
In quei due frangenti c’è stato un errore collettivo più che individuale. Sul secondo gol non abbiamo accorciato sul tiro di Frendrup e lo potevamo fare, anche perché lavoriamo sulla prima e sulla seconda linea in caso di cross laterale. Sul terzo gol abbiamo subito una rete su calcio piazzato: eravamo distribuiti malissimo e abbiamo fatto ancora peggio quando è partita la palla.
Queste sono le situazioni che, a mio avviso, si sono ripresentate e su cui da tempo mettiamo l’accento. Per quanto riguarda la formazione, Yerry è un calciatore che sta cercando di ritrovare la migliore condizione. È normale che a volte si rischi anche di metterlo in campo, perché nel lungo periodo ha bisogno di giocare per tornare a certi livelli.
Allenarsi soltanto poi diventa difficile, per lui e per tutti. Ogni scelta viene fatta valutando le caratteristiche dell’avversario e il piano gara, non è frutto della casualità. Sicuramente può partire dal primo minuto già dalla partita di domani”.
All’andata, nel primo tempo, il Cagliari aveva messo sotto la Juventus, poi la partita è andata anche in base agli episodi. Com’è cambiata quella Juventus con il cambio di allenatore e, di conseguenza, come cambierà anche l’approccio del Cagliari rispetto all’andata?
“Le difficoltà che c’erano all’andata e che avevamo messo in preventivo sicuramente si ripresenteranno anche domani, perché noi abbiamo incontrato quella Juve, quella di Spalletti. Non facciamo paragoni con il passato, quindi sono proiettato e concentrato su quello che domani possiamo fare per limitare la Juventus.
Mi auguro che ci riusciremo, perché penso che possiamo creare anche noi delle difficoltà, sempre nelle nostre reali possibilità. Mi concentro su quello che ho visto e posso dire che la Juventus, in questo momento, è una squadra più quadrata, lo dicono i numeri, e anche più in fiducia. Queste sono le cose che mi sento di dire”.
Il Cagliari ha subito cinque gol nei primi quindici minuti e contro una squadra come la Juventus, che porta molti uomini in area, il rischio aumenta. Allo stesso tempo la squadra ha creato occasioni sia a Genova sia a Cremona. C’è la sensazione che il Cagliari reagisca solo dopo un errore o un gol subito: è solo una percezione o c’è un problema reale?
“Non si può parlare di sensazioni quando i numeri parlano chiaro. L’analisi che hai fatto è corretta: prendere gol nei primi minuti, sia del primo che del secondo tempo, come successo anche contro il Milan, è un chiaro segnale di mancanza di attenzione.
Questa squadra deve interiorizzare un concetto fondamentale: non bisogna mai disinserire il “chip” dell’attenzione, della concentrazione e della presenza mentale. Serve stare sul pezzo, tenere le distanze corte e coprire bene il campo. È normale che squadre come la Juventus o il Milan, ma in generale nel calcio moderno sempre più dinamico, portino molti uomini in area.
Per questo non mi soffermerei tanto su quel dato, quanto piuttosto sul livello di attenzione. In una squadra come la nostra, questo aspetto dipende anche da chi ha più esperienza e leadership, che deve riuscire a trasmettere questi valori a tutto il gruppo”.
“Avrei colto questa occasione sicuramente, anche se non mi fosse stata fatta la domanda, per salutare Marko, perché ho avuto la fortuna di accoglierlo quando è arrivato al Cagliari. È un ragazzo dalle doti umane incredibili e, permettetemi di dirlo, anche dalle doti tecniche straordinarie, perché per noi era un lusso quando è arrivato.
Era un giocatore con strappo, con caratteristiche che gli avrebbero potuto permettere di fare una grande carriera, che purtroppo, per gli ostacoli incontrati lungo il suo percorso, non è riuscito a sviluppare pienamente. Sono stato fortunato a essere stato suo compagno di squadra e ad aver avuto la possibilità di allenarlo in questi mesi”.
“Zito è un ragazzo che arriva dalla Coppa d’Africa, quindi da competizioni internazionali che comportano uno stress cognitivo ed emotivo importante. È un giocatore molto legato alla maglia. Il consiglio che gli ho dato è stato quello di non leggere i commenti, perché, dispiace dirlo, ma spesso c’è poco da leggere.
I primi a sapere se avremmo potuto fare meglio siamo noi, lo sentiamo dentro. I commenti, quindi, lasciano il tempo che trovano. Gli ho detto poche cose, ma giuste. Deve continuare a lavorare come sta facendo. Nelle ultime partite ha avuto l’opportunità di partire dal primo minuto perché è sempre stato un giocatore preso in considerazione.
Nel girone d’andata, però, per una serie di motivi ha avuto meno spazio: gli impegni con la Nazionale, il rientro, l’infortunio all’adduttore, le caratteristiche degli avversari e alcune situazioni complesse. Resta comunque un giocatore che, quando viene chiamato in causa, dà sempre tutto. Ed è questo che per me conta”.
Siamo a metà sessione invernale di calciomercato. Al momento non si sono registrati grossi movimenti sulla rosa del Cagliari. Servono rinforzi a centrocampo?
“Penso sia sotto gli occhi di tutti che il centrocampo sia un reparto nel quale siamo anche falcidiati, perché abbiamo perso due potenziali titolari come Folorunsho e Deiola. Abbiamo dei giovani e, con la società, c’è un confronto quotidiano. Sappiamo dove dobbiamo intervenire e sicuramente quello che faremo non sarà frutto della casualità, ma di situazioni ponderate e valutazioni attente. Quello che faremo, in ogni caso, non sarà per stravolgere”.
In questo momento la Juve è la squadra più in forma, come si affronta? Inoltre, nelle scelte, potrà incidere anche l’eventuale influenza di possibili uscite?
“Si affronta come tutte le altre big. Devi sicuramente moltiplicare tutti gli sforzi. Non puoi pensare di fare risultato contro una squadra del genere facendo semplicemente il 100% di quello che dovresti fare. È una partita in cui bisogna mettere dentro tutto: furore, tenacia, attenzione, concentrazione, duelli.
Devi stare sul pezzo per 100 minuti e sono convinto che, con questo atteggiamento, l’episodio ce lo possiamo portare dalla nostra parte. Per quanto riguarda le scelte legate al mercato, tutti quelli che saranno convocati non influenzeranno di una virgola il piano gara, né eventuali chiamate in corso o decisioni dall’inizio.
Sono convinto che quando un calciatore è a bordo fa di tutto per darti una mano. E noi ce lo portiamo a bordo perché, fino a quando i calciatori saranno qui, saranno giocatori del Cagliari e io li guarderò sempre con quest’occhio.”
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