In un’intervista rilasciata ai taccuini de La Gazzetta dello Sport Cesare Prandelli ha parlato della prossima gara che la Juventus di Luciano Spalletti dovrà affrontare in campionato, vale a dire il Derby d’Italia contro l’Inter, previsto il prossimo sabato 14 febbraio alle ore 20:45. Nel corso dell’intervista, inoltre, Prandelli ha parlato dei Derby d’Italia disputati con la maglia della Juventus tra il 1979 e il 1985. Di seguito l’intervista completa:
Se chiude gli occhi?
«Mi viene in mente il successo del 1984, a San Siro. Trapattoni mi schiera dal primo minuto, vinciamo 2-1 con gol di Cabrini e Platini».
C’è un episodio dei suoi derby d’Italia che non dimenticherà mai?
«Sì, anche perché una cosa del genere non l’ho più vista né da giocatore né da allenatore. Non ricordo la partita esatta, però a un certo punto il guardalinee sbandiera per segnalare un fuorigioco dell’Inter. La bandierina resta alta per diversi secondi, poi improvvisamente si abbassa di colpo. Una stupidata. Erano sfide talmente tese che bastava pochissimo per rompere gli equilibri. Tardelli cacciava degli urli pazzeschi in bagno: se non conoscevi Marco, pensavi stesse male… Era contagioso, trasmetteva energia positiva. Platini si concentrava nella maniera opposta: poteva ridere un minuto prima di entrare in campo».
Lei quale interista pativa maggiormente?
«Beccalossi. Abbiamo iniziato a sfidarci da ragazzini nei derby tra Brescia e Cremonese e poi ci siamo ritrovati nei vari Juventus-Inter. Il Becca godeva nel fare il tunnel, un gesto che un tempo era vissuto come un’umiliazione da chi lo subiva. Una volta a San Siro mi gelò con una giocata incredibile e a fine partita mi disse scherzando: “Cesare, era dieci anni che sognavo di farti un tunnel così…”.Gran giocatore e persona straordinaria».
A bruciapelo: su chi punta per Inter-Juventus di sabato?
«Queste sono le serate di Yildiz, a San Siro già decisivo la scorsa stagione con una doppietta. Quando il turco taglia verso il centro può inventarsi di tutto grazie alla sua abilità nell’uno contro uno. Sta crescendo tanto e rapidamente, la Juventus è stata intelligente a blindarlo. Ma il difficile viene ora».
Il paragone tra Yildiz e Del Piero sta diventando meno azzardato?
«Kenan si sta avvicinando, però gli manca ancora un pezzo di strada per essere come Del Piero. Questione di leadership e soprattutto di trofei. Il fuoriclasse deve vincere, a maggior ragione se indossa la maglia della Juventus».
Se Yildiz le chiedesse di Platini?
«Più che una battuta di Michel, racconterei aKenan come Platini si esercitava sui calci piazzati, una delle sue specialità. “Le Roi” rideva e scherzava, ma quando provava le punizioni non voleva distrazioni. Calciava da solo. “Avete finito? Bene, adesso tiro io”. Noi ci fermavamo a guardarlo, era maniacale. Aveva un talento immenso, Platini, però era tutto tranne che superficiale. A Yildiz riporterei questo aneddoto perché un ragazzo con la sua tecnica deve diventare un numero dieci da 4-5 gol a stagione su calcio piazzato. Magari ci stupisce già a San Siro… Se non una punizione, almeno un bel tunnel stile Becca. Determinante, non soltanto per gli applausi».
Sorpreso da Spalletti?
«Non scherziamo: Luciano è un grande allenatore, esperto. Alla Juventus sta confermando quanto di buono ha mostrato in tutta la sua carriera: la squadra ha idee, voglia di fare la partita e trasmette la sensazione di poter recuperare sempre. Altro che in flessione, i bianconeri sono in crescita. Spalletti sta svolgendo un lavoro eccezionale e merita il rinnovo. Però…».
Però…
«La penso come Luciano. Alla Juventus servono 2-3 giocatori che alzino il livello, non investimenti inutili. I dirigenti devono seguire gli allenatori nella scelta degli acquisti, sono convinto che le società in questo modo risparmierebbero anche dei soldi».
Quali rinforzi serviranno a Spalletti per avvicinarsi all’Inter, ora avanti 12 punti in classifica?
«Da come ha parlato Luciano ultimamente, il colpo più importante lo avrebbe già in casa: Dusan Vlahovic. David sta crescendo, ma deve migliorare negli smarcamenti. Peccato per l’infortunio di Dusan, l’ho allenato a Firenze e con Luciano avrebbe segnato una marea di gol. Non conosco il suo futuro, ma fossi in lui ci penserei dieci volte prima di lasciare la Juventus a parametro zero».
Per la sua squadra dei sogni quale Thuram prenderebbe?
«Lilian… A parte gli scherzi, Khephren è forte ma io ho un debole per Marcus. La punta dell’Inter è completa: abile di testa, attacca la profondità e poi ha fisicità e un bel tiro. Devastante».
C’è un giocatore della Juventus che sarebbe titolare anche nell’Inter di Chivu in testa alla classifica?
«Il numero 10 di Yildiz è già sulle spalle di Lautaro, che è più punta. Il McKennie di Spalletti giocherebbe anche nell’Inter: mi sta stupendo. Luciano gli ha tolto l’ansia da “compitino” e sta assecondando la sua natura, che è quella di andare a chiudere l’azione».