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Nazionale, Del Piero: “Il sistema ha ucciso la creatività”

Stefania Palminteri – 9 Aprile, 11:53

La leggenda della Juventus Alessandro Del Piero

La leggenda della Juve ha parlato dei problemi del calcio italiano, affrontando il tema dei giovani e della loro crescita

Dopo la cocente e umiliante eliminazione dai Mondiali -la terza consecutiva- uno dei temi più discussi è stato quello delle giovanili. Alex Del Piero, leggenda della Juve, ha parlato del cambio radicale del talento italiano da vent’anni a questa parte. Di seguito le sue parole.

“In Italia vogliamo giocatori grandi, grossi e veloci. Questo perché il calcio, attualmente, richiede questo e in Francia e in Inghilterra hanno giocatori con queste caratteristiche. Ma non è così. Nel nostro Paese siamo sempre stati più bravi a vedere qualcosa di diverso, ad avere l’occhio sul talento, sulla tecnica. Tutto questo, oggi, ci è stato ‘rubato’ dalla Spagna.

Non ho le soluzioni a tutto, ma si deve partire da un presupposto chiaro. L’Italia U15, U16 o U17 vince e fa cose straordinarie, ma nell’U21 non arriviamo in alto. Ai miei tempi vincevamo con l’U21 l’Europeo due volte di fila. Questo è un aspetto da analizzare: perché a 15 o 16 anni siamo forti quanto e, forse, più degli altri, e poi non lo siamo più? Cosa manca in quel frangente? E da dove arrivano questi problemi? Che tipo di giocatori formiamo? È un processo lento per rispondere a queste domande.

La vittoria per un genitore è quando un figlio sceglie bene: per come la vedo non dobbiamo essere iperprotettivi e dire sempre cosa fare. E questa cosa si riflette nel calco giovanile. Diciamo troppo cosa fare ai ragazzi e questo uccide la loro creatività. Se diamo indicazioni troppo stringenti poi i giovani calciatori sanno eseguire solo quello, diventano bravi in quel sistema, ma appena ne escono sbagliano e vengono bollati come scarsi.

Non è così, non sono scarsi: il problema è che gli è stata insegnata solo una cosa. Non gli è stato insegnato a risolvere un problema da soli. In altri Paesi questi problemi non ci sono: non c’è la paura di sbagliare. Siamo in un contesto dove i ragazzi devono esprimere le proprie qualità e testare se stessi.

La mia più grande gioia sapete qual era? Sfidare i miei amici. E quindi sfidare anche me stesso. Un tempo anche i videogiochi erano a pagamento, per giocare pagavi cento lire, e quindi ci tenevi. Oggi i videogiochi sono gratis.”