di Alessandro Antei
9 luglio 2006. Il cielo è azzurro sopra Berlino: all’Olympiastadion l’Italia conquista la sua quarta -e fino ad ora ultima- coppa del mondo ai calci di rigore, contro la Francia. Solamente pochi mesi prima, il Belpaese fu scosso dallo scandalo di Calciopoli. A distanza di 20 anni, un trionfo intrinseco di speranza per il calcio italiano si è rivelato in realtà il canto del cigno. L’inizio della fine.
Dopo la parentesi di Donadoni, nominato Commissario Tecnico per l’Europeo 2008, Marcello Lippi accetta nuovamente l’incarico e porta con sé nove giocatori del 2006. Il girone F appare a prima vista un gioco da ragazzi per i campioni del mondo in carica ma è solo un’illusione. La spedizione è disastrosa. 1-1 col Paraguay; 1-1 con la Nuova Zelanda e sconfitta per 3-2 contro la Slovacchia. Per la prima volta nella storia l’Italia chiude la fase finale di un torneo mondiale senza neanche una vittoria. Ultimo posto nel girone.
Fabio Cannavaro, alla 136ª gara con il tricolore sul petto, saluta e allerta milioni di tifosi: “È stata una delle serate più brutte. Il nostro meccanismo deve cambiare, basta vedere gli stadi in cui giochiamo, la cultura sportiva che si respira alla partita. Se non investi in risorse umane, fai fatica. Bisogna puntare sui giovani. Quattro anni fa eravamo una squadra già in età avanzata, è questo il problema. I ricambi sono pochi, bisogna abituarsi all’idea che l’Italia non fornisce più materia prima come era invece successo con la mia generazione.”
In tempi non sospetti, l’allora presidente del settore tecnico FIGC Roberto Baggio presentò uno studio monumentale per cambiare il sistema e scovare nuovi talenti. Il penultimo pallone d’oro italiano ha provato davvero a riscrivere il futuro del calcio italiano. Un progetto pragmatico e realizzabile: 900 pagine dense di idee, visione e metodo, presentato nel 2011. L’obiettivo era chiaro: bisognava riportare in alto il movimento. Come? Rifondazione. Da zero.
Al centro di tutto, come naturale che sia, i giovani. Sulla base del modello tedesco, il Divin Codino immaginava una rete di scuole di abilità, capaci di mettere davanti al risultato immediato e all’ossessione per la vittoria la tecnica individuale e la creatività. Una riforma che inglobava anche la figura dell’allenatore: meno teoria, più campo, maggiore attenzione allo sviluppo del talento rispetto alla vittoria della domenica.
Scouting centralizzato, database nazionale, incentivi per valorizzare i giovani italiani. Un proposito ambizioso, costruito con il contributo di decine di esperti e pensato per incidere davvero. Il progetto venne approvato ma i fondi non arrivarono mai. Il 23 gennaio 2013, l’ex dieci della Nazionale si dimette: “Non ci tengo alle poltrone. Il mio programma è rimasto lettera morta.” Altra occasione fallita.
Cesare Prandelli si mette in gioco e raccoglie il testimone di Lippi. Ad Euro2012 un’incredibile cavalcata porta gli Azzurri in finale che, purtroppo, cadono pesantemente sotto i colpi della Spagna (4-0). Alla rassegna iridata in Sudamerica la squadra appare solida: Buffon e la BBC bianconera in difesa; Thiago Motta, Marchisio e Verratti a centrocampo; in attacco Balotelli e Cassano e in panchina due giocatori come Immobile e Insigne. Una squadra di tutto rispetto, ritenuta a tutti gli effetti una outsider.
Il gruppo non è uno dei più semplici: Inghilterra, Uruguay e Costa Rica. Contro tutti i pronostici, la squadra di Prandelli si impone contro Rooney e compagni per 2-1. La seconda partita è contro i costaricani che, a sorpresa, impongono gioco e ritmo alla gara strappando una meritata vittoria (1-0). La qualificazione passa contro gli uruguaiani: sarebbero bastati due risultati su tre. All’Arenas Das Nunas di Natal, invece, il colpo di testa di Godin spazza via i sogni di Buffon e compagni. Ad oggi, è stata l’ultima partita della Nazionale ai Mondiali di calcio.
Subito dopo l’eliminazione, il noto telecronista di SkySport, direttamente dal Brasile, rilasciò delle dichiarazioni che oggi possiamo definire profetiche: “Eravamo dei grandissimi produttori di calciatori. Perché i giocatori stranieri vengono preferiti a discapito di quelli italiani? Improvvisamente non c’è più qualità? Ci siamo dimenticati come si gioca?
Nelle scuole calcio non insegnano più come ai tempi di Costacurta a marcare l’uomo. Funziona così: chi è grosso va dentro, chi è piccolo è fuori. Chiunque abbia dei figli può constatarlo. Perché? Quello grosso dà più speranza agli allenatori di vincere i piccoli campionati e di fare carriera. È il sistema che non funziona più, non sono le piccole cose. O viene cambiato adesso o i prossimi dieci saranno come gli ultimi otto.”
Fabio Caressa fu anche troppo ottimista. Almeno negli otto anni precedenti al 2014 la qualificazione era cosa sicura. L’incubo dell’Italia calcistica comincia ufficialmente il 13 novembre 2017. Al gruppo di qualificazioni per Russia 2018 l’ex CT Ventura finisce dietro la Spagna, nettamente più forte: ai playoff, che prima di allora non erano mai stati un problema, si affronta la Svezia. Dopo la sconfitta per 1-0 in terra scandinava, a San Siro l’Italia viene spedita nel Tartaro: per la prima volta dopo il 1958 gli Azzurri sono fuori dal Mondiale. Il CT Ventura e il presidente della FIGC Carlo Tavecchio si dimettono.
Gabriele Gravina sostituisce Tavecchio e il 28 maggio 2018 si apre uno spiraglio di luce: Roberto Mancini nuovo Commissario Tecnico. Da ottobre 2018 a novembre 2021 registra ben 37 risultati utili consecutivi e, tra questi, c’è il magnifico trionfo agli Euro2020. La partita contro la Svezia sembra solo un brutto ricordo e il gruppo si appresta a finire il girone di qualificazione per accedere alla fase finale Qatar 2022. Da campioni d’Europa in carica, incredibilmente, incappano in tre pareggi fatali (due con la Svizzera e uno con la Bulgaria). Ancora una volta, l’Italia si gioca il mondiale ai playoff.
Alle semifinali viene sorteggiata la Macedonia del Nord e, contro ogni possibile pronostico, a pochi minuti dal 90′ un tiro insperato di Trajkovski gela il Barbera di Palermo. Per la seconda volta consecutiva, siamo fuori dai Mondiali. Da quel giorno ad oggi, purtroppo sappiamo tutti come è andata. Un Europeo a dir poco osceno con Luciano Spalletti e il cambio in corso con Rino Gattuso che sembrava essere il personaggio giusto al momento giusto. Niente di più sbagliato.
Il movimento maschile italiano, dopo l’uscita con la Bosnia, ha toccato nuovamente il punto più basso della sua storia. Abbiamo scrutato per talmente tanto tempo l’abisso, che esso ha guardato dentro di noi. Se tutto dovesse andare per il verso giusto (e sarebbe anche ora) alla prossima edizione la Nazionale disputerebbe il Torneo dopo 16 anni. SEDICI. Un’intera generazione è cresciuta senza Italia al Mondiale: al solo pensiero viene la pelle d’oca. Ma adesso, chi pagherà?
In giornata sono attese le dimissioni di Gabriele Gravina che ha sulla coscienza due eliminazioni consecutive. Ma non dovrà essere l’unica poltrona a saltare: il sistema deve ripartire da zero. Questa pena inflitta al popolo italiano poteva essere evitata, i campanelli d’allarme sono stati ignorati, ma erano chiari. Sarebbe bastato dare ascolto agli addetti ai lavori. Arrivati alla terza esclusione consecutiva, però, non c’è più tempo. Le riforme servono immediatamente: hic et nunc.
Al comando della Federazione c’è un bisogno urgente di personaggi competenti che avranno il compito di lavorare per il prossimo quadriennio. L’obiettivo deve essere uno soltanto: partecipare all’edizione in Spagna, Marocco e Portogallo, ma non basterà la comparsa. E una chiamata al Divin Codino non guasterebbe.
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