La leggenda della Juventus Alessandro Del Piero
Ospite dell’ultima puntata di Sky Calcio Unplugged, l’ultima proposta di Sky, Alessandro Del Piero non si è risparmiato. L’ex capitano e storico numero 10 della Juventus ha parlato senza freni, trattando argomenti attualmente spigolosi come la nazionale.
“Personalmente conosco bene Kenan Yildiz e sono sicuro che abbia tutte le qualità per crescere ancora. Non è un caso che migliori di anno in anno: non parlano solo i numeri, te ne accorgi proprio a occhio. E lo sta facendo all’interno di una squadra che sta vivendo delle difficoltà, quindi il suo percorso assume ancora più valore.
Dal punto di vista umano, poi, è un ragazzo che in più di un’occasione mi ha dimostrato di meritare quello che ha conquistato. Ha atteggiamento, testa, modo di porsi: caratteristiche che oggi fanno davvero la differenza nel percorso di crescita di un calciatore giovane.
Di Lamine Yamal posso dire che è un talento impressionante. Vedere giocatori di questa caratura a un’età così giovane è qualcosa di incredibile. Però, al di là del talento puro, è giusto anche ricordare quanto conti l’aspetto umano e la maturità nel percorso di un ragazzo”.
“Quello che ho percepito in questi giorni sono sensazioni negative. Si avvertono tristezza, rabbia, delusione e perfino incredulità. Mi capita spesso di andare all’estero per commentare eventi sportivi e, puntualmente, il discorso finisce sulla Nazionale. Siamo stati una potenza enorme del calcio mondiale.
Ritrovarci in questa situazione per la terza volta cambia completamente la prospettiva: la prima è stata uno shock, la seconda sembrava un incubo, la terza diventa persino imbarazzante da giustificare.
Questa negatività si respira a prescindere da chi abbia le colpe, perché dietro un risultato ci sono sempre dinamiche complesse. Non possiamo limitarci a guardare soltanto il percorso dei ragazzi, dell’allenatore, di Buffon o di Gravina. C’è un sistema molto più ampio che entra in gioco.
Tutti quelli che saranno chiamati a eleggere il nuovo presidente hanno una responsabilità diretta e quotidiana, che passa dalle loro scelte, dalle idee e dalle votazioni. Purtroppo ci siamo accorti di essere indietro, non solo rispetto ai nostri standard storici, ma anche rispetto ad altri Paesi che un tempo studiavano noi e che oggi, invece, guardano a chi è più avanti. Diverse Nazionali hanno saputo evolversi meglio di noi”
“C’è anche chi le cose le fa bene, e va riconosciuto: non è soltanto una questione di soldi. Ci sono tanti aspetti che incidono. Serve una squadra completa in tutti i settori, servono comunicazione, unione di intenti e soprattutto la voglia di rappresentare qualcosa che vada oltre il semplice salvarsi il c*lo.
In fondo, se siamo onesti, tendiamo un po’ tutti a pensare a quello, io compreso. E questo si riflette anche nelle dichiarazioni verso l’esterno: si finisce continuamente per mischiare le carte in tavola.
La progettualità, se è tale, va rispettata nei suoi passaggi. Oggi invece si consuma tutto troppo in fretta. Ci sono esempi chiari: penso a Gian Piero Gasperini all’Atalanta. Se non ricordo male, partì con cinque sconfitte consecutive. La società ebbe il coraggio di tenerlo e da lì iniziò un’ascesa incredibile. Fino a quel momento non aveva avuto una carriera così esaltante, poi è diventato quasi immortale per l’Atalanta.
Penso anche a Massimiliano Allegri o a Carlo Ancelotti. Con me alla Juventus, Ancelotti arrivò due volte secondo e sembrava l’allenatore più scarso del mondo. Poco dopo, invece, ce lo siamo ritrovati in finale di Champions da avversario.
Le persone valide ci sono. A volte, semplicemente, le cose non funzionano. Tutto qui”.
“Penso al periodo del dualismo tra me e Francesco Totti: io ero alla Juventus FC e avevo contro tutto l’ambiente romano, così come lui aveva contro gran parte del mondo juventino. Erano anni in cui si andava molto più pesanti di oggi. Però sono epoche diverse: non vanno paragonate. Va capito il mondo di oggi, con i ragazzi di oggi e le loro abitudini.
Apprezzo molto quello che fanno allenatori come Fabio Pisacane o Fabio Grosso, che cercano di instaurare un certo tipo di rapporto con i giovani. Non so quanto questo approccio sia diffuso nel calcio giovanile: ci sono tantissime difficoltà, gli allenatori sono spesso sottopagati e allo stesso tempo ci si lamenta dei costi delle scuole calcio.
Si crea un clima di tutti contro tutti, e così è difficile andare avanti. Bisogna rimettere al centro un equilibrio, capirlo e costruirlo passo dopo passo: squadra per squadra, fino ad arrivare alla Nazionale. Ma tutto parte dalla persona: se non ho buonsenso in casa mia, come posso averlo fuori?
Oggi siamo molto concentrati sull’io, anche perché viviamo un momento particolare come Paese e come mondo. Però dovremmo cercare soluzioni. E una cosa fondamentale è l’assunzione di responsabilità. Ci sono momenti in cui bisogna saper dire: “Ho sbagliato, grazie e arrivederci”. Non c’è nulla di male.
Io ho sbagliato tante volte: a volte l’ho ammesso, altre no, ma dentro di me lo sapevo. Ed è importante avere accanto persone che sappiano dirti con serenità: “Hai sbagliato”. Senza colpevolizzare sempre, senza far sembrare ogni errore la fine del mondo. Si va avanti: anche Lionel Messi e Cristiano Ronaldo hanno sbagliato dei rigori”.
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