Luciano Spalletti
È finito da poco il match tra Juventus e Lazio. Luciano Spalletti al termine della gara è intervenuto ai microfoni di Dazn. Di seguito le parole del tecnico bianconero:
“Come spiego la statistica sugli errori che portano al gol? Probabilmente è colpa delle richieste che gli si fanno. Perché poi io durante questo periodo gli ho sempre chiesto a qualsiasi palla recuperata che vada giocata, che bisogna dargli un verso, che non vanno buttate via, che dobbiamo cercare questo influenzarsi sul gioco, questo di riuscire a uscire anche sotto pressione, di alzare quello che deve essere il livello del calcio, il livello di qualità. Poi naturalmente in tutte queste richieste bisogna riuscire ad anticipare quelle che sono le situazioni di pericolo. Spesso bisognerebbe riuscire a vedere due cose insieme, invece noi ogni tanto ne vediamo una sola e quello lo paghiamo a caro prezzo. Però poi un errore si può fare. Locatelli fino a questo momento è stato fortissimo, è stato uno dei migliori che abbiamo avuto come rendimento. Per cui una palla persa non è detto che debba precludere, perché poi sennò si può andare a vedere quello che è stato la finalizzazione, come abbiamo chiuso su chi ha tirato in porta, la sfortuna della deviazione: sono cose che nel calcio succedono. Quello che invece noi ci dobbiamo portare dietro è la reazione che ha avuto la squadra, la prestazione che ha fatto la squadra.
È chiaro che poi quando si alza il ritmo, quando entra la pressione di dover ribaltare un risultato non bisogna tradurlo in frenesia. Bisogna aumentare soltanto quella che è la velocità di trasmissione, quella che è la velocità di percezione di dove bisogna andare, dove bisogna portare questo pallone, di fare un tocco di meno. Però non facendo un po’ di confusione. Invece anche stasera noi siamo stati fortissimi, bravissimi, e poi le caratteristiche qui e là, però ci sono molte azioni che potevamo portarle in fondo, invece poi questo alzare il ritmo, questo alzare il livello lo facciamo debordare in quella che è un po’ di confusione. Noi bisogna vivere nelle pressioni, è quel momento lì che diventa quello bello, dove devi ribaltare un risultato di 2-0 in un tempo dove stanno tutti zitti perché ci sono rimasti male, del secondo gol tutti, perché la partita non voleva quello per quello che è stato come l’abbiamo giocata. Quello è il momento bello dove si vede veramente se sei di quel livello top, che riesci a gestire quelle che sono le emozioni, quello che è la difficoltà. Noi dobbiamo vivere sotto pressione sempre, è la scelta che abbiamo fatto. Per cui ci dobbiamo vivere bene lì dentro, che quella è la cosa che ci dà soddisfazione, che ci mette veramente alla prova di se meritiamo di stare a questo livello oppure no. Sono come si gestisce queste emozioni qui. Personalità è avere quando poi tutto tende a fare confusione, a doverti rendere conto, avere la lucidità di ragionare e di fare delle scelte: è quella la differenza. Hanno giocato una grande partita, hanno ribaltato un risultato difficilissimo, hanno fatto tante cose fatte bene, per cui si va avanti con tranquillità e si migliora.
Possibile fallo su Cabal? Quello lì è una cosa che naturalmente il direttore di gara può andare a interpretare come vuole, perché il difensore commette un gesto imprudente, perché quando decide di buttarsi in scivolata così, a mettersi di traverso, qualsiasi cosa colpisce poi dà la possibilità di interpretazione. Ma io non sono qui a dire poi se è rigore, se non è rigore. Mi interessa relativamente, perché poi sono episodi che capitano sia di qui che di là. Lui va a colpire un giocatore che fa la sua corsa, che può ricevere il pallone perché McKennie può chiudere l’1-2 e lo rimette sulla corsa. Per cui è un gesto imprudente, ma io allargherei quello che è il discorso, lo farei più completo. Nel senso che ormai si va tutti a protestare su quelle che sono le regole che ci sono, perché quando viene fatta una regola poi si va di lì. Ma c’è sempre l’interpretazione, cioè step on foot, fallo di mano: la pressione dello step on foot, il fallo di mano, quello che non vede nessuno tutto lo stadio e che si va a rivederlo facendogli le pulci perché, o una palla che ti cade addosso e sei lì con le braccia un po’ aperte. Per cui c’è sempre da dover valutare quella che è la situazione nel momento: non è che si possa generalizzare i falli di mano sono tutti falli di mano e sono tutti rigori, gli step on foot sono tutti rigori. No, quello che è il discorso è che anche stasera in campo eravamo 22 più uno 23: quello non professionista è l’arbitro, per cui va fatta una riforma che mette a posto questa classe anche degli arbitri. Sono troppo importanti loro dentro il campo. Sono gli unici precari di tutto lo stadio.
Devono essere professionisti, tutti. Tutti devono essere professionisti, perché è troppo importante quello che è, perché poi si va sempre a parlare di questo. Io non lo voglio fare, non l’ho fatto quando mi hanno dato rigore, quando non me l’hanno dato come stasera, non lo faccio quando me l’hanno tolto e ce l’avevano dato, come a Firenze. Però l’altra domenica Abisso ha fatto bene, perché non ce lo dà il direttore di gara, il fallo di mano, ce lo dà Abisso dopo un minuto e mezzo. Un minuto e mezzo è passato. E Abisso, per quelle che sono le regole, e Camplone al VAR, hanno fatto bene, perché la regola dice che se prendi la palla di mano è rigore. È lì che bisogna ragionare poi tutti insieme su quella che deve essere poi una valutazione. Perché se non se ne accorge nessuno, cioè di tutto lo stadio, non se ne è accorto. Raffaele Palladino, che era in panchina vicino a me, lui si è girato perché noi eravamo in area degli altri, ha chiesto “ma che si è fatto? Perché vanno a vedere se si è fatto rigore?” E loro gli hanno detto: “no guarda, è l’azione precedente”. Non se ne è accorto nessuno.
È una regola troppo rigida per quello che ora, è la rigidità che non va bene. Poi quando è fallo di mano, la palla sta andando a un compagno di squadra, di quello che attacca, dell’attaccante, è chiaro: uno interviene, crea un danno all’azione, un procurato danno all’azione che ha uno sviluppo, e quello va punito. La difficoltà ci sarà sempre se si crede di creare delle situazioni, delle regole che dice “fallo di mano, tutti rigori”. Ma come tutti rigori? Non possono essere tutti rigori. “Step on foot: tutti rigori”, ma non è così. E per cui bisogna sempre decidere, e il VAR ha la possibilità di valutare, perché se si va così quello di stasera è rigore tutta la vita, perché lui si mette di traverso, va a colpire il giocatore, non può scivolare così, lui si prende una responsabilità che poi va a finire che crea un danno. Perché lui la palla dentro l’ha data per fare l’1-2, se gli viene chiuso questo 1-2 può essere anche rigore.
Ma la cosa che non va bene è che l’unico che non è professionista in una partita come quella di un’importanza di Serie A, qualsiasi essa sia, come del nostro campionato, l’unico che non è professionista è l’arbitro. Lui deve andare a casa e pensare ad altre cose, perché arrivano a fine anno e debbono rivalutare se il prossimo anno fanno ancora questo di lavoro, se non lo fanno. Per cui va riformata questa roba qui. Alla base ci sta questa roba qui. Io di questo sono sicuro, perché ho provato a vederle le cose, a interessarmi delle situazioni, e questa è una cosa che crea uno squilibrio poi: è l’unico che non è professionista”.
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