Z.Gazzanet

Black&White Stories: elogio del capolavoro “inutile”

TORINO – La Juve a Tokyo che vince prima dei calci di rigore grazie al capolavoro di Michel Platini. Chi non ha mai pensato che sarebbe stato questo il giusto verdetto di quella finale di Coppa Intercontinentale? C’è un incredibile paradosso vissuto da uno dei più grandi calciatori mai visti: avere realizzato una rete straordinaria – sombrero e tiro al volo – e vedersela annullare per un fuorigioco di posizione di un compagno, del tutto ininfluente nello sviluppo dell’azione.

A ben guardare, sull’esempio di quanto vissuto dal fuoriclasse francese, si potrebbe scrivere una storia del calcio alternativa per ridare il giusto merito a quelle meraviglie perdute nella nostra memoria perché non hanno prodotto effetti benefici sui risultati. Un elogio dei cosiddetti “capolavori inutili”, una “condanna” che ha colpito un po’ tutti i campioni e che si è rivelata ancor più pesante da accettare quanto più era importante la posta in palio.

Noi della Juve abbiamo in tal senso alcune situazioni particolari, che sono entrate nella voce dei rimpianti ma il cui senso estetico – talvolta incredibilmente perfetto – sarebbe un errore dimenticare. Per dirla con un’immagine da museo d’arte, sono quadri che lasciano senza fiato per la loro bellezza se non ci venisse in mente il contesto nel quale sono stati dipinti.

IL PODIO

Tokyo 1986 merita il primo posto del podio. Già solo perché riesce comunque a essere un ricordo piacevole con quell’esultanza di Michel sdraiato per terra, che dice tutto del suo carattere, della sua particolare qualità nello sdrammatizzare ogni situazione e – di fatto – anche della capacità che ogni fuoriclasse vero ha nel proprio dna: rialzarsi e andare a vincere, tirare lui il rigore che ci permette di diventare campioni del mondo.

Ai due gradini successivi, in ordine cronologico, scegliamo – e non potrebbe essere altrimenti, francamente – le reti da far strabuzzare gli occhi di altre due finali, purtroppo perdute. Il primo è il colpo di tacco di Alessandro Del Piero a Monaco di Baviera, quando accorcia le distanze sul Borussia Dortmund. Dura solo 6 minuti l’illusione della rimonta, prima del definitivo 3-1, ma in quel tempo – comunque lunghissimo – ci diciamo tutti che un gol così strepitoso (fatto di sinistro, per di più) non può associarsi a una sconfitta. Alex ci ha regalato ben altre pennellate d’autore, ma è legittimo pensare che se una rete così fosse stata alla base di una vittoria oggi forse avrebbe in casa l’unico trofeo che gli manca in carriera: il Pallone d’Oro. Del resto, come pure esercizio teorico, pensate alla sua prodezza contro la Fiorentina di due stagioni prima: la considereremmo la più bella delle sue reti se non si fosse associata al 3-2, al portarci a un successo in rimonta che ancora fa venire i brividi?

Dopo due numeri 10, un gol da 10 in pagella è quello di Mario Mandzukic a Cardiff, non a caso entrato nella top ten del Puskas Award 2017, che premia l’exploit dell’anno. E a guardarlo dal lato prettamente tecnico, è una rete che combina incredibilmente una performance individuale – la rovesciata finale – con una manovra d’insieme. Lancio di Bonucci, cross al volo di Alex Sandro, stop e sponda di Higuain, tiro del gigante croato: la palla non tocca mai terra!

GLI ALTRI

A ben guardare, sono molti i giocatori che nella loro collezione di gol hanno un capolavoro dimenticato per ragioni diverse. Claudio Marchisio inventa una rovesciata contro l’Udinese che per potenza dell’impatto con il pallone, istintività nell’esecuzione e precisione della traiettoria merita di essere guardata nelle scuole calcio, anche se nel cuore si conservano di più altri esempi visto che quella sfida finiamo per perderla. Filippo Inzaghi segna un gol di destro al volo in un Juventus-Fiorentina che ha solo il torto di finire in parità, altrimenti entrerebbe in molte classifiche; così come raramente viene indicata tra le migliori punizioni di Andrea Pirlo quella in un derby sfortunato, nonostante il disegno del Maestro porti il pallone a baciare la parte interna della traversa con una precisione millimetrica (e lui lo sa, lo si vede dal sorriso dell’esultanza).

Infine, c’è un ulteriore paradosso in questa particolare raccolta di bellezze: succede quando il carattere estetico si raddoppia e finisce per assomigliarsi. “Vittima” di questa situazione è Gonzalo Higuain a Monaco, Champions League 2016-17 e stavolta parliamo di una sonante vittoria. La doppietta del Pipita è non solo preziosa per ipotecare il passaggio del turno, ma è figlia di azioni congegnate benissimo e finalizzate come meglio non si potrebbe. Difficile scegliere una rete piuttosto dell’altra e tale “imbarazzo” finisce per eliderle, raramente le si vede richiamate quando si ripropongono i capolavori dell’argentino. Il che, a ben guardare, contiene una lezione per i curatori delle mostre: mai mettere i quadri migliori uno vicino all’altro, a ognuno la propria stanza, il giusto spazio…

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