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Barzagli a JTV: “Uno dei valori più importanti è l’umiltà. Il calcio mi ha dato tutto”

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Nell’ambito dell’incontro odierno, Andrea Barzagli ripercorre la sua vita sia calcistica che privata. Una conversazione in cui il giocatore della Juventus parla di lavoro, sport e tanto altro.

ESORDI: “Il mio inizio nel mondo del calcio è stato l’inizio di un ragazzo sognatore, non ho mai pensato di diventare un calciatore. Mi sono avvicinato la prima volta con giocatori esperti quando ero solo un ragazzino che andava ad allenarsi con il motorino. Ed è la parte più bella della mia vita sportiva. Meglio di ora che non mi manca niente”.

UMILTA’ E SACRIFICIO – “Credo che uno dei valori più importanti sia l’umiltà. Penso di essere diventato quello che sono grazie al lavoro e non al resto. Sono un giocatore medio, sono diventato grande alla Juventus. Essere umile non vuol dire non credere in se stessi, vuol dire essere consapevoli dei propri mezzi. Quando arrivai alla Juve osservai i giocatori più rappresentativi. Sia Pirlo sia Buffon non saltavano mai un allenamento. Il mondo Juve è questo. Alla Juve ci si allena di più”.

PUNTI DI FORZA – “Cerco di studiare al meglio gli avversari. Destro, sinistro, come si muovono e come calciano. Guardo le percentuali. Il problema e se fanno 50 e 50… I livelli sono altissimi e non è sempre facile avere la meglio sull’uno contro uno. Ho imparato ad avere un po’ di astuzia… in qualunque modo. In partita sono due secondi e bisogna essere bravi”.

BRESCIA – “In Serie A mi fece esordire Delneri a Brescia. Ero il quarto centrale, sfruttai il momento. Più si arriva in alto e più si fa fatica ad ascoltare. Ma credo di avere sempre avuto la dote di saper seguire gli insegnamenti, di confrontarmi. Con Delneri ebbi un grande confronto il mio secondo anno a Palermo. Poi lo ritrovai anche alla Juve”.

GERMANIA 2006 – “Lì diventai padre. Il mio Mondiale? Ebbi l’opportunità di giocare contro l’Ucraina. Pensavo poi di meritare una grande squadra dopo, ma non ero pronto. Scelsi di andare in Germania, forse era anche troppo per il giocatore che ero. Lippi mi telefonò e mi confessò di non gradire la mia scelta”.

JUVENTUS – “Prima ero un giocatore medio e ragionavo in maniera mediocre. Non so cosa sia successo alla Juve… una volta vinto il primo scudetto ho pensato subito al secondo, poi al terzo. Prima, quando affrontavo le grandi, le davo per perse. La Juventus è stata decisiva in questo mio cambiamento di mentalità. Il calcio per me? Il calcio mi ha dato tutto. E’ il lavoro e lo scopo della mia vita. Il calcio lo è sempre stato, lo è di più oggi che da ragazzo. Tutto il tempo perso con mia moglie e i miei figli spero di recuperarlo un giorno. E se oggi sono dove sono lo devo anche a loro”.

Juvenews.eu

 

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