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Marotta si racconta tra Juventus, Inter e rimpianti: dall'addio bianconero al sogno Champions

Riccardo Focolari
Giuseppe Marotta, ex dirigente della Juventus, si è raccontato in un'intervista a Dazn in cui ha ripercorso la sua vincente carriera.

Le differenze tra Inter e Juventus secondo Marotta

Nel corso di una lunga intervista a Dazn, Giuseppe Marotta ha affrontato numerosi temi legati alla sua carriera, soffermandosi anche sulle differenze tra le due società più importanti della sua esperienza professionale.

"La Juventus aveva una proprietà che si sussegue nel tempo, nell'Inter purtroppo questo non è accaduto e questo comporta avere più difficoltà. Entrambe sono grandi società e sono la storia vera del calcio italiano, sono molto, molto orgoglioso di essere nell'Inter".

Il presidente nerazzurro ha poi approfondito il concetto legato agli obiettivi stagionali, evidenziando la differenza di approccio nella comunicazione pubblica.

"Vincere da favoriti è più bello? Sottolineo come, e lo dico un po' quasi polemicamente, soprattutto quest'anno, tutte le squadre che gareggiano con noi si nascondano dietro 'l'importante è arrivare in Champions'. Ma bisogna avere il coraggio anche… Ci sono società che dicono: 'Noi dobbiamo vincere'. L'Inter dice che deve cercare di vincere e arrivare in alto, se non ci arriva perché gli altri sono migliori, tanto di cappello".

L’addio alla Juventus e il caso Ronaldo

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda la separazione dalla Juventus. Marotta ha ricostruito i motivi che hanno portato alla conclusione della sua esperienza bianconera.

"C'è stato il fatto e la consapevolezza che proprietà e presidente volevano dare un cambiamento alla struttura manageriale, ringiovanendola e cercando, lo stesso Andrea che nel corso degli anni ha acquisito esperienza, di voler recitare un ruolo da protagonista".

L’ex dirigente bianconero ha poi smentito definitivamente le voci che collegavano il suo addio all’arrivo di Cristiano Ronaldo.

"Colpa di Ronaldo? Leggenda metropolitana, non era un'operazione che condividevo al massimo ma in un modo spontaneo e di confronto con presidente e proprietà. Non era causa di litigio".

Marotta ha spiegato anche quale fosse la sua opinione sull’operazione.

"Ritenevo che Ronaldo era un'operazione troppo grande per noi, ma fa parte del rispetto dei ruoli. Il Presidente ha fatto la sua scelta e mi sono accodato".

Paratici, il rapporto personale e la crescita insieme

Tra i temi affrontati anche il rapporto con Fabio Paratici, figura che ha accompagnato gran parte della carriera dirigenziale di Marotta.

"È un caro ragazzo, una persona che come me ha grande passione verso questo mondo e questo calcio".

Il presidente dell’Inter ha poi ammesso come le aspettative reciproche possano avere inciso nel loro percorso professionale.

"Probabilmente ero io che avevo messo aspettative diverse su di lui, non si sono realizzate, ma non ho niente da rimproverargli".

Infine il retroscena legato ai primi passi di Paratici nel calcio dirigenziale.

"Quando lo presi a fare l'osservatore della Sampdoria era un giocatore del Brindisi, non è che arrivava da un'esperienza… E lo presi dopo che avevamo già vinto la Serie B".

Bastoni, Champions e il sogno ancora vivo

Marotta ha affrontato anche il tema legato a Alessandro Bastoni, difendendo apertamente il difensore dopo le polemiche delle ultime settimane.

"Lo avrei difeso anche se non fosse stato un giocatore dell'Inter".

Sul caso specifico ha aggiunto:

"Ha commesso un errore, ma dettato più dall'istinto che dalla razionalità".

Infine spazio al grande obiettivo personale: vincere la Champions League prima di chiudere la carriera.

"Nel 2012/13 quando ho sentito la musica della Champions per la prima volta, ero alla Juventus, un po' ho pianto. Per me è un sogno".

E il desiderio finale resta chiaro.

"Spero che mi regalino questo trofeo, ho perso 4 finali… L'augurio è vincerlo prima di andare in pensione".