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Juventus, parla Ravanelli: "Andare via uno dei miei più grandi errori"

Riccardo Focolari
L'ex attaccante della Juventus, Fabrizio Ravanelli, ha parlato in un'intervista in cui ha ricordato gli anni in bianconero.

Il ricordo di Roma e lo spirito del 1996

A trent’anni dalla notte del 22 maggio 1996, quando la Juventus conquistò a Roma la sua seconda Champions League, Fabrizio Ravanelli ha rievocato emozioni e sensazioni di quella squadra durante un incontro al Salone Internazionale del Libro. Il ricordo è vivido, quasi tangibile, e ruota attorno a due immagini indelebili: «Mi vengono subito in mente il gol e il momento in cui alzo la coppa. Sono i due episodi che porto sempre nella testa e nel cuore. Alla fine sono stati quei momenti a cambiarmi la vita». Ravanelli ha sottolineato come quella Juventus avesse una consapevolezza rara già prima di scendere in campo: «Di fronte avevamo la squadra favorita, ma allo stesso tempo sapevamo di aver fatto un percorso internazionale importante, l’anno prima avevamo raggiunto la finale di Coppa Uefa. Avevamo una mentalità da guerrieri. Abbiamo dimostrato di essere una squadra invincibile sotto ogni punto di vista: tecnico, tattico, caratteriale e umano». Un’identità forte, costruita su sacrificio e spirito di gruppo, che secondo l’ex attaccante oggi manca alla squadra bianconera.

Il paragone con la Juventus di oggi

Il confronto tra passato e presente è inevitabile e Ravanelli non lo evita: «Siamo lontani anni luce dalla Juventus del 1996. Era una squadra sempre pronta a fare una corsa in più per il compagno, pronta ad andare in battaglia insieme. Per questo credo che sia stata una delle Juventus più forti della storia». Parole che fotografano la distanza, soprattutto mentale, tra quella squadra e quella attuale.

Guardando al futuro, però, l’ex bianconero non punta il dito, ma invita a costruire con lucidità: «Credo che alla Juventus ci siano persone molto competenti: da Comolli al direttore sportivo Ottolini, passando per Chiellini e Spalletti. Tutti hanno dimostrato esperienza e capacità. Chi conosce il mondo Juventus sa cosa serve a questa squadra». E sul mercato lancia un messaggio chiaro, anche in riferimento alle voci su Robert Lewandowski: «La Juve non deve andare prendere giocatori di 38 o 40 anni, ma ripartire dai giovani, disposti a dare tutto per questa maglia. Serve programmazione, uno scouting importante e bisogna evitare errori negli acquisti».

Il consiglio a Vlahovic e Bremer

Il passaggio più personale arriva parlando delle scelte di carriera. Ravanelli non ha dubbi: «Stare alla Juventus per me è stato un privilegio, anche se spesso chi ci è dentro non se ne rende conto. Andarmene è stato uno dei più grandi errori della mia carriera». Un’esperienza che diventa consiglio diretto per i giocatori di oggi, in particolare per Dusan Vlahovic e Gleison Bremer: «Consiglio a giocatori come Vlahovic e Bremer di restare, di provare a fare la storia della Juventus e di diventare leader capaci di trascinare i compagni». Infine, uno sguardo alla corsa Champions: «Il Milan mi sembra la squadra più in difficoltà, ma anche la Juventus non ha un calendario semplice. Il Como, sulla carta, potrebbe vincere entrambe le partite. La Roma, nonostante il derby, è ancora in corsa. Sarà lotta fino all’ultimo secondo». Parole che riportano al presente, ma con lo sguardo sempre rivolto a quella notte di Roma che, ancora oggi, rappresenta un modello di riferimento.