Insieme per anni, ora per la prima volta da avversari, pronti a sfidarsi su tecnica e tattiche. Spalletti conosce benissimo De Rossi, e viceversa. Insieme hanno combattuto per 247 partite, con ovviamente DDR in campo e il tecnico toscano alla sua guida. Lunedì, nel giorno di Pasquetta, si ritroveranno, ma a bordo campo e su due panchine diverse. L’allievo sarà ospiete del suo maestro nella sua casa, a Torino all’Allianz Stadium, sperando di riuscire a trovare dei punti fondamentali per il Grifone. Spalletti non si darà per vinto facilmente, per lui la posta in palio è ancora più alta: si tratta della Champions League.
I primi incontri
I due si incrociano per la prima volta nel 2005, quando Spalletti viene chiamato ad allenare la panchina giallorossa. Con De Rossi c’è subito feeling. Fu proprio l’allenatore di Certaldo a cambiare la posizione al centrocampista: non più una mezzala, bensì un playmaker, un mediano davanti alla difesa. Ruolo che poi gli ha cambiato la vita. “Con quelli come Daniele non sei tu a inventare nulla: sono loro che ti dicono dove possono essere usati e fino a che punto” disse Spalletti, concedendo a De Rossi il privilegio di essersi reinventato in quella posizione. “Lui davanti alla difesa è perfetto: dieci metri più indietro imposta, dieci metri più avanti definisce. E ti dà la soluzione per far male anche in fase offensiva”, è solo l’inizio di un grande rapporto di stima e rispetto.
Il ritorno di Spalletti alla Roma
Nello Spalletti-bis, De Rossi era un altro tipo di giocatore. Se nei suoi inizi Spalletti l’aveva utilizzato come mediano nel suo 4-2-3-1, per dettare i tempi e gestire le uscite palla al piede, quando tornò nel 2016 trovò un giocatore più arretrato, e con anche 11 anni in più. Nella sua ultima stagione alla Roma lo utilizzò addirittura come difensore centrale, sfruttando la sua capacità di visione di gioco, quasi come un allenatore in campo.
“Daniele l’avevo messo lì per trovare qualità nel palleggio, quel ruolo lo sa fare – le parole dell’epoca del tecnico giallorosso – L’ho trovato più maturo, calmo. Certe cose non le capisco”.
De Rossi fu protagonista poi della vicenda Totti, quando Spalletti tolse la fascia da capitano al “pupone”, escludendolo dalla rosa. Il capitano divenne Florenzi, ma tra De Rossi e il suo allenatore non ci furono mai scintille e chiarirono nella settimana successiva alla partita.
Prima volta da avversari
“Spalletti era ed è geniale. È uno di quegli allenatori che mi ha sempre spiegato quello che mi faceva fare. Magari non era sempre giusto, ma c’era sempre un motivo. Io le sue riunioni tecniche me le “mangiavo”. Volevo capire”. Parlava così De Rossi del suo allenatore, a testimonianza della stima e amicizia che c’è tra i due.
Lunedì si daranno battaglia, ognuno sulla propria panchina, ognuno con obbiettivi diversi. Chissà se l’attuale allenatore del Genoa si “mangerà” la Juventus nel prossimo turno di Serie A, facendo uno sgarbo non da poco proprio a Spalletti.