Juve, Ravanelli ricorda la Champions del 96’: “Eravamo imbattibili”
Fabrizio Ravanelli, ex attaccante della Juventus, in un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, ha ripercorso a distanza di 30 anni la celebre e vittoria in Champions League in finale contro l’Ajax. Qui sotto le sue dichiarazioni.
I RICORDI DELLA SERATA: “Sensazioni e ricordi indelebili, nei particolari: lo spogliatoio, le parole del mister, le nostre, la cura dei dettagli, chi andava in barriera… Una serata magnifica, rimasta nel mio cuore e in quello di tifosi e compagni di squadra. Una delle giornate più belle della mia vita”.
LA CONSAPEVOLEZZA DI ESSERE UNA GRANDE SQUADRA: “Quando abbiamo vinto il campionato precedente abbiamo capito di essere fortissimi. Avevamo sfiorato il Triplete perdendo col Parma la finale di Coppa Uefa, all’epoca poco inferiore alla Champions League. Abbiamo cominciato in maniera straripante con un girone incredibile e abbiamo capito che il nostro calcio totale, le nostre qualità morali e tecniche e la cultura del lavoro erano davvero elevate: un gruppo incredibile con un senso di appartenenza che ci lega ancora tutt’ora, così indissolubile da fare la storia a livello internazionale”.
IL RAPPORTO CON GLI EX COMPAGNI: “Abbiamo un gruppo su WhatsApp che durerà per sempre: ci rispettiamo, scherziamo, ridiamo. C’è amore in questo gruppo ed è per questo che abbiamo dimostrato a tutti cosa voleva dire Juventus. Eravamo imbattibili, non ci avrebbero sconfitto nemmeno l’Impero Romano o Giulio Cesare”.
IL LAVORO DI LIPPI: “Giorno dopo giorno la squadra è maturata, cresciuta nella sofferenza e nella determinazione, ha avuto la forza di credere nel lavoro e nella mentalità inculcata dal mister e dal club, una mentalità che ci aveva dato grandi risultati: sacrifici incredibili che oggi nessun giocatore e nessuna squadra sarebbero capaci di fare. Solo noi possiamo sapere ciò che ha subìto il nostro fisico, con allenamenti massacranti. La Juventus ci ha dato tanto, ma anche noi abbiamo esaltato le qualità della Juventus.
Ha cambiato un po’ il calcio, con un 4-3-3 incredibile: una squadra pronta a combattere, ma anche in grado di giocare un calcio totale. L’arma migliore era andare alla riconquista della palla. Lui sapeva motivare la squadra e ci trattava tutti alla stessa maniera, facendoci sentire importanti: un condottiero”.
GIOCARE LA FINALE A ROMA: “Ci ha dato forza in più: in quello stadio avevamo fatto mille battaglie, ma era pure una responsabilità. Però sono state importanti le motivazioni, la determinazione e la voglia di combattere con l’Ajax”.
SI ASPETTAVA LA JUVE DI OGGI SESTA: “No, perché la Juve aveva un calendario alla portata e ha dilapidato un vantaggio incredibile. Spalletti è comunque una garanzia, la cosa che mi è dispiaciuta di più è come sono stati persi i punti, buttati al vento con superficialità, come col Verona.
In certi momenti ho l’impressione che alcuni giocatori si nascondano perché non vogliono il pallone o le responsabilità. Questo testimonia che serve attenzione, ma anche che per giocare alla Juve ci vuole personalità: non sempre il talento basta”.
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