Juve, clamoroso Rakitic: "Sono stato ad un passo"
Ivan Rakitic, vice-campione del mondo con la Croazia nel 2018 ed ex di Barcellona e Siviglia, ha analizzato sul Corriere dello Sport il momento della Nazionale italiana. Di seguito le sue parole: "Vanno evitate le zone comfort, i nuovi calciatori vinceranno le sfide con il futuro se rinunceranno alle cose facili.
Vanno intraprese le strade che ti mettono in discussione, rinunciando ai pranzi o alle merende che prepara la nonna. La vita che non ti sfida non ti stimola. Questo devono fare i giovani, questo devono fare gli italiani che vogliono riconquistare il mondo.
Sono dispiaciuto. Il Mondiale senza l’Italia per me è inconcepibile. Anche se purtroppo un buco di sedici anni rappresenta anche un fatto culturale e generazionale. Quanti giovani italiani hanno perso la loro crescita emozionale e sportiva insieme a quelle settimane che si trascorrono nel periodo mondiale, condividendo le imprese della propria nazionale.
C’è un problema di educazione sportiva sentimentale. Non so spiegarmi cosa sia accaduto, mi sono sempre sentito vicino alla Nazionale italiana. È un fatto enorme. Gattuso è un mio caro amico. Gli ho fatto l’in bocca al lupo prima della gara con la Bosnia. Ma non ho ancora avuto il coraggio di chiamarlo.
Un'italiana non vince la Champions League dal 2010. Oltre quindici anni, un altro dato impressionante. I numeri non piacciono a chi gioca al calcio, però raccontano una verità. E bisogna tenerne conto. Non è facile dare una soluzione immediata, però colpisce quello che mi raccontava Diego Perotti: un campionato Primavera è stato vinto con una squadra priva di italiani.
Bisognerebbe cambiare alcune regole. Investire sui giovani è denaro perso? In Spagna c’è un sistema con le giovanili che consente continuità e presenze a buon livello. Ma sono processi lunghi. A volte non si trova, in un club, il momento giusto per far emergere un giovane.
Ruggeri è stato bravo. Bisogna avere il coraggio di non accontentarsi del luogo sicuro, della pasta preparata dalla nonna e mettersi in testa che è necessario affrontare fuori dalle zone sicure il proprio destino di calciatore. Difficile dire che in Serie A non ci sia ritmo da fuori, però se lo affermano tecnici competenti e capaci qualche verità c’è.
Bisogna lavorare su questo. È anche inspiegabile che certi calciatori funzionino nei propri club, l’Inter comunque ha giocato due finali di Champions dal 2023 al 2025, e non brillino con la Nazionale. In molte circostanze sono stato vicino ad un club italiano, peccato non esserci riuscito. È un mio rammarico. Juve? Inter? Sì, vero. Sono stato ad un passo da entrambe.
Modric? È felice al Milan, credo che continuerà lì. Non c’è un suo erede, lui è inimitabile. Per la stessa storia del calcio mondiale. Nikola Moro? Può essere, si trova bene a Bologna, può crescere e in un futuro anche ambire ad un top club, ma io sono un fan di Mario Pasalic. Un centrocampista da area a area, sa giocare ovunque. Ma spero che Modric continui ancora per molto, due o tre anni.
Prossima star croata? Io penso che possa affermarsi ad alti livelli Luka Vuskovic, difensore dell’Amburgo, il cartellino è però del Tottenham, difensore centrale. Ma credo molto nelle qualità di Martin Baturina, sta facendo benissimo con il Como, assist, giocate, ritmo, anche grazie a Fabregas: è l’esempio di un calciatore che è uscito dalla sua comfort zone a Zagabria, dove era già brillantissimo. Infine il difensore Josko Gvardiol del Manchester City.
Emery con l’Aston Villa è un serio candidato all'Europa League. Vincere è anche questione di metodo e lui sa applicarlo in club diversi, soprattutto addestrando e preparando i giovani. La mia favorita in Champions è il PSG, il Mondiale sarà invece una lotta fra Germania, Argentina, Spagna, Francia. Con una sorpresa: forse proprio la Croazia."
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