Alla vigilia di Juve-Bologna, il capitano dei bianconeri Manuel Locatelli ha parlato in conferenza stampa. Di seguito le sue parole
Alla vigilia di Juve-Bologna, il capitano dei bianconeri Manuel Locatelli ha parlato in conferenza stampa. Di seguito le sue parole: "Innanzitutto ci tenevo a ricordare Alex Manninger, quello che è successo è una tragedia. Da bambino che guardava la Juventus mi ricordo di lui, mi hanno parlato benissimo di lui come persona. Ci ricorderemo per sempre di lui.
Quando ho saputo di fare la conferenza mi sono chiesto 'come posso dire cosa provo a rinnovare con la Juve, da capitano?'. La risposta è quella di qualsiasi bambino che tifa Juve da bambino e gli viene chiesto se vuole diventare un giorno capitano. Per noi a volte è difficile trovare le parole, viviamo tantissimo di emozioni.
Sono momenti felicissimi, per me è l'ennesimo sogno che realizzo, di cui provo una grandissima responsabilità, perché devo ripagare la fiducia di tutti. Noto questa fiducia nelle persone con cui parlo sul campo e vivo questo con spirito e responsabilità. Sono felicissimo di aver rinnovato.
In questo periodo tutte le partite diventano fondamentali. Non ci importa della sconfitta del Como: dobbiamo pensare solo a noi e ci siamo preparati per vincere la partita. Quest'anno purtroppo non siamo riusciti a vincere, abbiamo l'obiettivo Champions.
Per il futuro l'obiettivo è tornare a vincere, l'importante è avere un progetto solido. Il rinnovo del mister è un bel segnale, Yildiz è un giocatore fondamentale per il presente e il futuro. Dovremo tornare a vincere a breve, è quello che ci aspettiamo tutti.
Bernardo Silva? Uno dei miei sogni è alzare il trofeo con la maglia che amo. In questi anni abbiamo cambiato tanti giocatori, probabilmente qualche mano ce la potrà dare il mercato, ma sono cose a cui deve pensare la società. Sono passati giocatori forti da qui, ma ci sono anche adesso, probabilmente in questi anni abbiamo pagato un po' di inesperienza. Il progetto della società e dell'allenatore è la base per tornare a vincere.
Un anno alla Juve sono sette da un'altra parte, per tutto ciò che comporta di pressioni. Sarebbe bellissimo passare 9 anni qui, ma pensare il futuro non ha senso. L'importanza è ciò che uno fa adesso, l'unica cosa è quella che uno dimostra in campo. La cosa bella di quest'anno è aver creato un bel gruppo con i compagni e condividere tutto con loro.
La cosa più importante che ho imparato è reagire. Tutti sanno che ho vissuto momenti difficili quando la gente mi fischiava, ma io ero sempre disponibile, mi sono messo in discussione e quando uno dà tutto è la cosa più importante. La reazione è la base per stare a questi livelli che richiede il massimo.
Su Spalletti, quando eravamo in Nazionale, non ci conoscevamo tanto bene. Quando è arrivato mi sono messo a sua disposizione, era l'unica cosa da fare, e la cosa importante per me è stata che lui mi ha parlato il primo giorno. Ci siamo parlati nel suo ufficio ed è stato bello che mi ha detto che apprezzava quello che facevo alla Juve, che mi chiedeva cose diverse, ma è importante che mi ha mostrato subito fiducia.
Sicuramente ci sono state settimane migliori, quando siamo tornati il mister ha parlato subito a noi italiani. Chiaramente era dispiaciuto, sapeva cosa stavamo provando, ma che andava messo da parte per raggiungere l'obiettivo nostro che è la Champions. Noi abbiamo cercato di far quello, focalizzarci sul club per raggiungere la Champions.
Ho ricevuto tanto affetto, è stato molto bello. A me piace condividere queste gioie con la mia famiglia, se devo citare un messaggio mi ha scritto Gianluca Pessotto che è una leggenda di questo club e una partita squisita. Mi ha detto che i momenti che ho passato mi hanno fatto diventare l'uomo e il giocatore che sono ora. È un messaggio che porto nel mio cuore.
Credo che nell'arco della stagione ci siano momenti e partite decisive. Noi nel dettaglio di vincere alcune partite sporche è qualcosa che ci è mancato, bisogna vincere questo tipo di gare anche giocando male. È quella che cattiveria che ti porta ad arrivare primo.
Mancanza di cattiveria? È difficile perché in campo siamo andati noi. In questi anni sono cambiate tante cose, abbiamo avuto anche tanti allenatori. La cosa importante è avere un progetto solido per capire anche cosa è mancato, senza dare colpe a nessuno. Non siamo riusciti a essere decisivi in alcuni momenti, ma non so dirti il perché.
Non mi sono mai visto lontano dalla Juve, anche quando non stavo bene e dovevo far meglio. Nella mia testa dovevo dimostrare il giocatore e la persona che sono. Leggo questa fiducia della società su di me ed è una bella responsabilità. Abbiamo parlato tanto con i dirigenti, le scelte da fare poi le prende la società. A me chiedono di dare il cuore e l'esempio per tutti.
Credo che a Bergamo sia stata una partita molto importante, perché non siamo riusciti ad avere il pallino del gioco come successo in altre occasioni. Noi cerchiamo di fare il nostro gioco, ma quando si vincono queste partite diventa fondamentale. Quello che dobbiamo fare è mantenere quest'atteggiamento per andare in Champions League che è l'obiettivo fondamentale per noi."
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