Chiesa si racconta: il suo amore per la Juventus, il Liverpool, la Nazionale e il suo futuro
Una stagione difficile al Liverpool e la voglia di tornare protagonista
La seconda stagione di Federico Chiesa al Liverpool non è andata come immaginava. Pochi minuti, tanta concorrenza e la sensazione di non essere riuscito a esprimersi pienamente. L’esterno italiano parte proprio dall’analisi dell’ultimo anno vissuto in Inghilterra.
Chiesa, cosa non ha funzionato?
"Il minutaggio. Dall’inizio del 2026 ho giocato veramente poco. Col Liverpool ho un gran rapporto, a gennaio il club e Slot mi dissero che non potevo andare via, c’era bisogno di me anche per una questione numerica. Eravamo in emergenza. Ho capito la situazione e sono rimasto col sorriso, si parla sempre di Liverpool, lo scorso anno mi hanno fatto vincere la Premier. Eppure...".
Il discorso si sposta inevitabilmente sul mercato e su una possibile occasione mancata durante gli ultimi mesi.
Eppure poteva tornare alla Juventus: giusto?
"Il Liverpool mi aveva informato, poi la trattativa con la Juve non è andata a buon fine".
Guardando avanti, però, la priorità appare piuttosto chiara: ritrovare continuità e tornare protagonista.
Quale Chiesa per il 2026-27?
"Ripeto: voglio giocare, se non trovo continuità in Premier la devo cercare altrove. Il primo anno di Liverpool non ho praticamente giocato e nell’ultimo poco e nulla. Andrò in ritiro negli Usa, poi parlerò col club e col nuovo tecnico Iraola e vedremo".
Il rapporto con l’Italia e le polemiche dopo il forfait
Uno dei temi che più hanno fatto discutere negli ultimi mesi riguarda la mancata presenza in Nazionale durante un momento delicatissimo per gli azzurri. Chiesa torna quindi sulle polemiche legate agli spareggi mondiali.
Si è detto di tutto sul suo forfait con l’Italia di marzo a ridosso degli spareggi per il Mondiale: qual è la verità?
"L’ha già detta Gattuso, che ringrazio. Rino è un uomo fantastico, raro per il mondo del calcio. Purtroppo gli infortuni capitano e io sono arrivato a Coverciano con dei problemi fisici. Infatti sono stato rimandato a casa dopo un consulto con i medici e sono stato fermo una settimana e mezzo col Liverpool. Capisco che la gente in un momento del genere possa pensare ad altro, ma io ho anche vinto con la Nazionale! Qualcuno a volte se lo scorda... Gioco a pallone da un po’, non commento nemmeno le offese gratuite che ho letto sui social. L’unico dolore è stato vedere l’Italia fuori dal Mondiale. Io sono molto attaccato alla maglia azzurra e ho sofferto. Non ho nemmeno voluto guardare i rigori, ero teso. Mi dispiace per i compagni, per il ct e per tutta l’Italia. Erano ed eravamo sicuri di qualificarci il giorno del raduno a Coverciano. Bisogna guardare avanti".
Nonostante la delusione, il capitolo azzurro è tutt’altro che chiuso.
L’Italia è un capitolo chiuso?
"No, voglio tornare protagonista, ma per riuscirci devo fare più di mille minuti a stagione nel mio club. Giocando così poco non vado da nessuna parte".
Poi una riflessione anche sul futuro della panchina italiana.
Nuovo ct: Mancini, Conte o Guardiola?
"Nessuno dei tre mi stupirebbe. Con Mancini ho vinto l’Europeo, Conte ha fatto un gran lavoro con l’Italia. Guardiola è Guardiola: bisogna chiedere a Bonucci che ne ha parlato in un’intervista".
Serie A, Juventus e il desiderio di tornare
Tra i temi più interessanti emerge inevitabilmente il possibile ritorno in Italia. L’esterno non chiude nessuna porta e ribadisce una priorità precisa.
Il Como è una possibilità?
"Sono aperto a tutto, l’importante è giocare. Non ho la presunzione di dire: devo essere titolare. Sono pronto a giocarmi il posto, ovunque. Fabregas è un allenatore top, nessuno si sarebbe mai immaginato un Como così: squadra bella anche da vedere. Però mi è dispiaciuto che in Champions non sia andata la Juve".
Sorpreso?
"Sì, perché con l’arrivo di Spalletti, che ho avuto il piacere di conoscere in Nazionale, la Juventus aveva di nuovo equilibrio. Alla fine è andata male. Mi piacerebbe tornare in bianconero. Io non me ne sarei mai andato. Si è anche detto che pretendessi molti soldi, ma la verità è un’altra: non mi è mai stato offerto il rinnovo. Non ne abbiamo nemmeno parlato. Giuntoli e Thiago Motta mi hanno detto: “Fede, non ci servi: trovati una squadra”. Mi è andata bene, sono ripartito da una delle top 5 al mondo come il Liverpool. Però la Juventus è sempre nel mio cuore e vorrei tornarci. Non ho mai parlato di soldi con la Juve e mai lo farò".
Vlahovic, Juventus e gli anni bianconeri
Parlando di Juventus, non può mancare una riflessione su alcuni protagonisti del presente e del passato recente.
Vlahovic e la Juve si sono separati a zero: chi ci perde di più?
"Dusan è un grandissimo attaccante e lo ha dimostrato con i gol anche dopo l’ultimo infortunio. Mi dispiace, io lo avrei visto alla Juventus ancora molti anni. Bisogna capire cosa è successo dietro le quinte. La Juve perde un grandissimo 9, non ne vedo tanti come lui nel mondo. Mi sono divertito a giocare con Dusan, è uno che fa la guerra in campo. Gli voglio bene e gli auguro il meglio. Magari in Inghilterra. La Premier è il top, giocano tutti con intensità massima e all’attacco. Se tornerò in Serie A, spero vedrete un Chiesa che va ancora più forte".
Yildiz come sta col 10 della Juve?
"Ci siamo accorti del suo talento già dopo i primi allenamenti, ora tocca a lui. Può diventare un big. La 10 la porta bene, ma io l’ho vista pure sulle spalle di Dybala...".© RIPRODUZIONE RISERVATA