TORINO – Walter Veltroni ha parlato dalle colonne de La Gazzetta dello Sport del momento che sta attraversando la Juventus.
“Risalendo indietro nel tempo troviamo la Juve di Conte e Allegri con Vidal, Pogba, Pirlo e non a caso i migliori allenatori del mondo sono ex centrocampisti. Giocare lì è come vedere il paesaggio dalla collina, come disegnare su una tela bianca. Il centrocampista sa. Conosce i tempi di gioco, prevede i movimenti delle sue punte, trova gli esterni esattamente dove si sono posizionati, a memoria. Conosce l’arte del lancio millimetrico, del fallo che spezza il gioco altrui, del fraseggio al limite dell’area avversaria che libera la punta. Il centrocampista sa. È l’intelligenza applicata al calcio. So bene, è ovvio, che tutti i reparti sono importanti, per una grande squadra. Ma il centrocampo lo è di più.”
“Ieri la Gazzetta ha dimostrato, dati alla mano, il gap che quest’anno esiste, ad esempio, tra il centrocampo della Juve e quello di altre squadre europee. Da quel reparto ai bianconeri sono arrivati solo quattro gol, contro i dodici del Barcellona, i 14 dell’Inter, i 19 del City. Sono stati i campioni, Ronaldo e Dybala, a mascherare fin qui questa difficoltà. E potranno continuare a farlo, magari fino alla conquista dell’agognata Champions. Ma non c’è dubbio che la differenza emersa in questo 2020 tra la Juve e le altre sia riconducibile alla difficoltà di quel reparto.”
“È lì che l’Inter si è rafforzata di più nel mercato estivo e in quello invernale: Barella, Sensi, Eriksen più Moses e Young, i due esterni provenienti dalla Premier. Che si sono aggiunti a Brozovic e Vecino. La Lazio, che non ha le coppe, ha un giocatore geniale e sottovalutato come Leiva, Milinkovic Savic e il talento infinito di Luis Alberto. Penso che a gennaio, viste le condizioni di Khedira e la partenza non necessaria di Can, la Juventus avrebbe dovuto rafforzare il suo organico.”
“Il calcio è talento e ragione. Non solo l’uno, non solo l’altro. Ma è a centrocampo che tutto si compone, assume un senso, diventa un’idea e un gioco riconoscibili. Il centrocampo è come le fondamenta di un palazzo. Dalla sua solidità dipende la tenuta dell’edificio intero.”
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