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Tommasi: “Complicato fermare il calcio, forse riusciremo a ripartire a maggio”

TORINO – L’ex giocatore ora presidente dell’AIC Damiano Tommasi ha parlato intervistato dai microfoni di Che Tempo che Fa.

“È stato complicato fermare il calcio, come è complicato tenere a casa i cittadini. Ci sono zone di Italia dove questo non è stato ancora ben compreso. Il calcio deve lanciare un messaggio forte, un messaggio chiaro e piano piano il messaggio sta arrivando anche in Europa. La Formula 1 ha già in forse i Gran Premi di maggio, da noi si parla di tornare a giocare ad inizio aprile. ma mi sembra impossibile. Se tutti facciamo il nostro dovere credo che l’obiettivo realistico possa essere tornare a giocare a maggio, ma non è scontato. Dobbiamo fare il nostro dovere, cioè stare a casa. In questo momento il mondo dello sport deve dar il messaggio di concentrarsi su altre squadre che rischiano la vita ogni giorno, poi ci sarà tempo per tornare a pensare allo sport. Oggi il nostro obiettivo è un altro. I calciatori che si stanno ancora allenando? È il concetto che abbiamo espresso ieri con il comunicato AIC, abbiamo denunciato questi comportamenti fuori luogo, ci sarà tempo per recuperare, ci sarà tempo per riprendere la preparazione. Adesso dobbiamo concentrarci sulle squadre che sono sul campo h24, cioè medici ed infermieri”.

I giocatori hanno compreso il pericolo prima dei dirigenti?
“Purtroppo quando si parla di calciatori, sembra che noi vogliamo tutelare solo la salute degli atleti, ma c’è tutto un mondo dietro. I primi contagiati sono stati in Serie C, con la Pianese ed il magazziniere della Pianese che è ancora in terapia intensiva. Nella Juve ci sono oltre 100 persone in quarantena. Parliamo di tesserati che girano l’Italia, girano l’Europa e incontrano tantissime persone. Il problema non è solo italiano, ma è europeo, quindi la UEFA si deve comportare come l’Unione Europea. Finalmente noto che anche altri campionati si stanno fermando. Euro 2020? La vedo dura che si possano giocare, perché la formula di quest’anno era focalizzata su 12 paesi, 24 squadre e l’idea di giocare con gli stadi pieni mi sembra altamente improbabile”.

“Voglio ringraziare quelli che sono in prima linea, i nostri medici. Sono tante le iniziative di solidarietà fatte dal nostro calcio, senza internet sarebbe complicato. In questo senso i calciatori stanno facendo tanto, soprattutto i campioni del Mondo del 2006”.

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