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Pepe: “Eternamente grato alla Juve, Pirlo il più forte con cui ho giocato”

TORINO- Intervistato da Gianluca Di Marzio, Simone Pepe, grande protagonista del primo scudetto del ciclo bianconero, ha parlato di Juve, della differenza tra Conte e Allegri e molto altro.

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“Guardo Allegri in panchina e ripenso al modo in cui è arrivato. La partenza di Conte è stata un fulmine a ciel sereno, ma dopo 24 ore era già tutto risolto. Ripetere il lavoro svolto sembrava impossibile e invece siamo arrivati in finale di Champions League. Conte e Allegri sono stati l’opposto, ma allo stesso tempo perfettamente funzionali per due obiettivi differenti. Il primo ci ha fatto tornare grandi, il secondo consapevoli di esserlo. Conte era davvero l’allenatore giusto al momento giusto. Con lui arrivarono Pirlo, Vidal, Vucinic e Lichtsteiner. Un fenomeno e gli altri tre già forti e pronti per il definitivo salto di qualità. Nello spogliatoio mise subito in chiaro una cosa: o facevamo come diceva lui oppure chiunque sarebbe rimasto fuori. E il discorso valeva anche per uno come Pirlo (il più forte con cui ho giocato, manteneva la calma nache davanti a centomila persone). Dopo 30 secondi di gioco era già lì che urlava e ci richiamava, dimenandosi per farci capire i nostri errori. Il giorno dopo la ci mostrava dei video per farci capire dove saremmo dovuti migliorare e ogni tanto qualcuno si opponeva per dire la sua. A fine riunione, però, eravamo tutti convinti del fatto che avesse ragione lui. Max, invece, era lì per consolidare una base già forte. Ci diceva sempre che eravamo forti, che ci voleva determinati, ma soprattutto pazienti e ordinati. Se sbagliavamo un gol, dovevamo restare e calmi e prepararci a un nuovo attacco. Conte, al contrario, in quei casi diventava una furia. Buffon? Non sono sorpreso che ancora giochi. Ad alcuni professionisti basta accendere l’interruttore, poi il resto viene da sè. Io, invece, penso che senza infortuni avrei fatto molto di più di quanto sono riuscito a fare nel giro di dieci anni. Ho giocato in Serie C, poi altri due anni in Serie B. Posso dire di aver fatto la gavetta e i sacrifici che ne derivano, per poi ritrovarmi alla Juventus, fino alla finale di Champions League. La Juve è una società che ti insegna cosa vuol dire avere una mentalità vincente. Allo Stadium i tifosi mi sostenevano anche nei momenti difficili e gliene sarò eternamente grato, anche se c’erano sempre i soliti ignoranti che mi accusavano di essere un drogato e di non tornare in campo per quello”.

 

 

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