TORINO – Ciro Immobile, attaccante della Lazio, ha parlato, intervistato da Il Corriere dello Sport: “Col Sorrento sono andato a giocare con squadre importanti ed ho avuto l’occasione di farmi osservare dal Messina, dall’Inter, dalla Juventus, dal Torino. Proprio in una partita a Torino la Juventus mi ha visto e l’estate del 2006 sono andato da loro.
Come è stato l’impatto con Torino? E’ stato difficile. Una città nuova, diversa, compagni di altre regioni, anche di altre nazioni. All’inizio è stata tosta: andavo a scuola e c’era un pullman che veniva a prendere tutti i ragazzi che venivano da fuori per portarci all’allenamento. C’era poco tempo libero e a noi minorenni non ci facevano uscire, bisognava avere un permesso scritto dai genitori. Era dura. E’ stato un bel sacrificio lì.
Però è stato l’inizio della mia affermazione? Sì, ero in una società importantissima, che mi ha dato l’occasione di poter giocare campionati più importanti e di poter crescere. E’ partito tutto da lì. Le due vittorie al Viareggio? Sì, il primo anno abbiamo vinto la finale con la Samp 4 a 1 e ho fatto doppietta in finale. L’anno dopo è stato quello del record. Ho segnato dieci gol, ancora non so come ho fatto, e ho vinto il premio come miglior giocatore e capocannoniere.
Sulle pareti della mia cameretta c’erano poster della Nazionale e della Juventus, perché noi eravamo juventini, da piccoli. Col Sorrento ho avuto l’occasione di farmi osservare. Proprio in una partita a Torino, la Juventus mi ha visto e l’estate del 2006 sono andato da loro. Perchè non ho sfondato alla Juve? Stavo facendo bene l’anno di Pescara e potevo avere l’occasione di ritornare. Poi anche in seguito, quando sono andato al Genoa in serie A, a gennaio c’era l’opportunità perché Conte aveva bisogno di un attaccante, solo che il Genoa non ha accettato e quindi ho perso l’occasione. Poi ho giocato nel Torino, lì sono diventato il capocannoniere, e la cosa si è fatta più difficile: stare nella stessa città ma cambiare maglia sarebbe stato complicato quindi sia io che la Juventus abbiamo preso strade diverse. Il difensore più tosto? Credo Chiellini. Quei tre: Bonucci, Chiellini, Barzagli erano insuperabili”
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