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TORINO – L’ex giocatore della Juventus Fabio Cannavaro ha parlato intervistato da Il Corriere dello Sport.
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“Cosa mi sembra il calcio? Che gli inglesi sono i più bravi e i più organizzati, non solo i più ricchi. Hanno una visione d’insieme che vanno ad aggiungere ad una atmosfera e a un ritmo agonistico utili a fare la differenza. Hanno importato tecnici tra i più evoluti al mondo, diversi ma strategici per il decollo: Guardiola, Klopp, Pochettino, Sarri ed Emery hanno favorito questa esplosione, fondendo due anime, quella storica del football – fatta di intensità quasi impareggiabile – con i dettami tattici. Ora la Premier viaggia a velocità impressionate rispetto a quella della serie A ma pure della Spagna, della Francia e, in certi casi, della Bundesliga”.
JUVE – “E’ più avanti rispetto al Paese che la circonda. E’ vero, ha un budget, ma se lo è costruito nel tempo, attraverso una politica anche di investimenti, con i giovani della squadra B e poi con le donne. Fa le cose nella maniera appropriata e poi, quando sei lì, capisci quale sia la sua anima e quale la differenza tra giocare e vincere”.
ALLEGRI – “Io dico che rimane e mi chiedo anche come si possa, eventualmente, mettere in discussione un allenatore che ti ha dato cinque scudetti e ne ha vinti sei nella sua carriera. Capisco la ferita della Champions, ma quella è di tutti, del Manchester di Guardiola e del Barcellona di Messi, per esempio. La fortuna ha un suo ruolo, nel momento-chiave, e se ci arrivi con una serie di infortuni o con qualcuno sotto tono, può succedere che anche una grande favorita si ritrovi eliminata”.
NAPOLI – “In Champions non è mai riuscito ad avere un ruolo, ma è comprensibile, ed esserci arrivato è un risultato. In campionato, resta il rimpianto della stagione scorsa, quella in cui con Sarri lo scudetto è stato vicino, e non era semplice superare quella amarezza. Ma si poteva avvicinare un po’ alla Juventus”.
SETTORI GIOVANILI – “Dove si pensa a insegnare la tattica, mentre invece serve la libertà e, semmai, l’istruzione tecnica: il palleggio, il controllo orientato, il dribbling. Io ho preso conoscenza dei sistemi quando avevo ventidue anni e Ancelotti mi introdusse dalla marcatura a uomo alla zona. Ma prima, era sempre e soltanto la bellezza del gesto”.
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