Szczesny “Meditazione il mio segreto. Consiglierei la Juve a chiunque”

Szczesny “Meditazione il mio segreto. Consiglierei la Juve a chiunque”

L’intervista al portiere bianconero

di redazionejuvenews

TORINO – Wojciech Szczesny ha rilasciato una lunga intervista a Guido Vaciago e Fabio Riva per Tuttosport. Il portiere polacco ha raccontato parecchio della sua esperienza tra Inghilterra ed Italia, queste le sue parole:

Un primo bilancio – “Mi aspettavo di venire qui e lottare fino alla fine per conquistare trofei. Siamo arrivati a marzo e siamo ancora in corsa in tutte le competizioni. Ho avuto anche la fortuna di giocare un po’ di più di quanto pensassi e credo di aver fatto abbastanza bene. Quindi sono molto contento”.

La scelta di andare alla Juve – “Una volta capito che era tempo di andare via dall’Arsenal, è subito arrivata l’offerta della Juve e a quel punto la scelta è stata molto facile. Da una parte, è vero, sapevo che c’era Gigi che è una leggenda della storia del calcio, però per me era anche un’opportunità di allenarmi con il portiere più forte del mondo. E siccome io credo di avere tanto spazio per migliorare, era un’occasione enorme imparare da un campione così. E poi penso che sia un’esperienza positiva un anno da… ecco, non portiere di riserva, perché non mi sento così, ma comunque da portiere che non gioca tutte le partite. Perché io non ho mai vinto un campionato e posso imparare sia da Gigi sia da altri campioni come comportarmi in certe situazioni. Poi sarà molto più facile diventare titolare dopo questa esperienza. Proprio perché ora posso imparare dai campioni senza troppa pressione addosso”.

Imparare da Buffon – “A livello tecnico, molto. Ma la cosa più importante è la sua leadership: come comportarsi in certe situazioni, i rapporti con i compagni, come aiutarli, come comandare la difesa. Credo che questi aspetti siano fondamentali. Poi, naturalmente, guardarlo durante l’allenamento e la partita mi aiuta tanto. Ho l’umiltà di dire che ho tante cose da imparare e ho un campione da osservare”.

La leadership del capitano – “Ripenso alla sconfitta in Supercoppa e poi al periodo difficile in cui abbiamo perso contro la Lazio e la Sampdoria. Ho visto il gruppo, non parlo solo di Gigi, che non aveva panico. C’era tranquillità, serenità, consapevolezza del fatto che bisognava solo andare in campo e lavorare. Questa è una cosa molto diversa da quello che ho vissuto nelle altre squadre”.

Calcio italiano vs calcio inglese – “Per il portiere è più facile:la difesa è più ordinata. Poi ovviamente il calcio inglese è più fisico e veloce, si gioca per seconde palle e contrasti. Ora con Guardiola, Pochettino e Klopp sta cambiando un po,’ ma in generale le caratteristiche restano quelle. Si è visto anche con il Tottenham. Una squadra italiana ha più esperienza e tattica, sa scegliere  i momenti come abbiamo fatto noi a Wembley: loro hanno dominato per 75 minuti, però noi avevamo la qualità per difendere compatti e scegliere i momenti per attaccarli e fare due gol decisivi”.

Allegri come Wenger? – “Difficile in questo calcio. Se fai così bene, dopo 5 anni arriva qualcuno che ti offre il doppio di ingaggio. E Allegri sta facendo qualcosa di speciale. Anche Wenger all’inizio ha fatto cose eccezionali, poi ha fatto molto bene dal punto di vista economico per il club. Però io come tifoso dell’Arsenal vorrei vederli vincere di più”.

Su Allegri – “Ha una rosa completa e così diventa più facile allenare la squadra, ma ha l’umiltà di farci difendere. Noi sappiamo che la qualità per fare gol l’abbiamo, però il campionato lo vince la squadra che ne prende di meno. Per fare questo, con ragazzi di qualità difensiva, ci vuole l’umiltà dell’allenatore per difendersi e questa è una qualità molto importante”.

Sul futuro di Buffon – “Credo che se continuasse sarebbe un bene per lui e per la squadra. Perché la squadra ha ancora bisogno di Buffon: come capitano e come grande portiere. L’età è solo un numero: anche negli ultimi anni è stato il portiere più forte, o tra i più forti, in Serie A e con il suo status di leggenda aiuta molto la squadra e sarebbe una soluzione perfetta”.

Tifosi conquistati? – “No. Perché ancora non ho vinto niente e il rapporto con i tifosi si crea con i trofei. Le buone prestazioni ci aiutano, ma è a maggio che voglio creare il rapporto… A maggio, magari, lo sentirò meglio”.

Torino e l’aiuto di Pjanic – “La scelta l’avevo già fatta: anche perché ciascuno deve decidere autonomamente secondo me. Non credo che si possa chiamare un ex compagno per definire la propria carriera. Io non vorrei essere responsabile di una scelta del genere, sarebbe troppo pesante, però lui mi ha detto delle buone cose e mi ha aiutato tanto: sulla città, sulla casa. Avevo un po’ paura di passare da Londra e Roma a Torino, più piccola, però sono molto contento qui. A parte il freddo, anche se a Varsavia c’era -20, quindi ero abituato. Comunque, in città mi trovo bene e anche mia moglie: questo è fondamentale. Quando la moglie è contenta, è tutto molto più facile, diciamo che l’80% è a posto (ride). Adesso arrivo a casa, poso l’auto in garage e poi andiamo in giro in bicicletta. A Londra ci volevano 35 minuti per andare al ristorante, a Torino invece in bici andiamo ovunque ed è bellissimo”.

Rapporti più stretti – “Abbiamo un buon gruppo di portieri: con Pinsoglio e Del Favero, naturalmente Gigi, siamo andati un po’ a cena. Ma è sempre così: portiere sta con portiere, perché ci alleniamo insieme e poi solo il portiere può capire bene il lavoro del portiere. Quando parliamo di calcio parliamo sempre tra di noi”.

Allenarsi con Higuain e Dybala: “E’ dura perché mi fanno tanti gol in allenamento, ma mi migliorano, così come Chiellini e Barzagli: loro sanno difendere meglio di me, mi insegnano e rendono il mio lavoro più facile. Io non devo fare niente, devo solo stare in porta. Non devo sbagliare, e basta. Nelle ultime 10 partite ho preso 5-6 tiri in porta, vuol dire che la squadra fa qualcosa di buono”.

Partite da “spettatore” – “Sono le partite più faticose. Perché il lavoro fisico del portiere non è tanto, ma quando le parate non le fai la fatica mentale viene dopo 30 minuti in cui non tocchi la palla: devi essere forte di testa per rimanere dentro la partita”.

Allenamenti sulla concentrazione? – “Sì, due anni fa ho cominciato a fare meditazione. Lo faccio molto anche prima della partita, sul pullman e nello spogliatoio. Mi aiuta tanto per la concentrazione, che si può allenare. All’inizio ho trovato su Internet qualcosa e ho detto: male non mi fa! Adesso lo faccio sempre. I miei esercizi servono a pensare sempre al presente, la testa deve essere sgombra da ciò che è successo e ciò che succederà: solo così puoi fare 90 minuti al top. Io penso solo a dov’è il pallone, dove c’è pericolo, dove sono i compagni. Sapete, quando ero più giovane, anche 3-4 anni fa all’Arsenal, nei momenti con la palla lontana io mi distraevo, pensavo a quello che stavo facendo a casa con i videogiochi. E questo non va bene. Esperienza e meditazione servono molto. Ad esempio, ora non vedo e non sento i tifosi intorno a me, riesco a isolarmi. Per me giocare a Wembley o, con tutto il rispetto, giocare a Frosinone è uguale. Penso solo a comandare la difesa, indicando le marcature preventive corrette: parlo molto, anche se qui alla Juve sanno sempre tutti cosa fare”.

Scommesse in allenamento? – “Tra i portieri, non con gli attaccanti. Chi perde la sfida fa i piegamenti. Ma Gigi non lo fa con noi: solo io, Pinsoglio e Del Favero. Gigi le vincerebbe tutte”.

I più pazzi? – “I più giovani: Paolino, Douglas Costa… Fanno sempre casino, ma è normale. Hanno più gioia nella vita, hanno più energia. E’ un buon gruppo con esperienza ed energia. C’è un ottimo rapporto tra tutti e i sudamericani sono i più matti. Solo la loro musica non mi fa impazzire… Sono i migliori calciatori del mondo, ma non altrettanto bravi quando di tratta di fare musica (ride)”.

Obiettivi della Juve – “L’obiettivo è vincere tutto. Non è irreale. Ci sono squadre più forti in Europa, però noi abbiamo qualità, umiltà nel difendere ed essere compatti. In campionato e Coppa Italia invece dobbiamo per forza vincere, non c’è altra strada”.

Vincere il primo scudetto? “Gioia, ma anche e soprattutto fiducia. Ho 28 anni, è arrivato il tempo per vincere trofei importanti. Ho vinto la Coppa d’Inghilterra, ma lo scudetto è diverso”.

Consiglierebbe la Juve a Florenzi? – “Se qualcuno me lo chiedesse, direi sempre che venire alla Juve sarebbe un passo molto importante perché qui devi vincere tutto. Direi che è la squadra giusta per una grande giocatore. Poi Florenzi, non lo so… Io non ho parlato con nessuno, ma per un giocatore che vuole diventare più forte di quello che è la Juve sarebbe un passo perfetto”

Musica – “Credo che aiuti tutti. Tutti ascoltano musica prima della partita. E poi con mia moglie che è una cantante è diventata una mia piccola passione perché devo ascoltarla. Quando crea una nuova canzone, devo sapere cosa dire: perché mi piace, perché no. Quindi la musica è sempre presente nella mia casa. Io suono il pianoforte, mia moglie canta. E’ una cosa fuori dal calcio che aiuta a staccare. Lei che musica ascolta? “I Nothing But Thieves, che sono miei amici: due di loro sono tifosi dell’Arsenal. Non ascolto molto la musica famosa. Mi piace trovare qualcosa che conosco solo io. Mi piace anche James Arthur, un altro mio buon amico”.

Tutta la carriera da portiere? – “Sei mesi da attaccante, ma ero proprio scarso e il mio allenatore mi ha spostato. Mio papà era un portiere e io ero più alto di tutti, quindi… All’inizio mi pesava: volevo fare gol. Al limite nel settore giovanile ho segnato qualche rigore, ma sognavo un gol vero, volevo essere l’eroe. Strada facendo, invece, essere un po’ diverso rispetto agli altri 10 mi è piaciuto: tutti i portieri sono un po’ particolari. Sì, siamo un po’ matti, ma unici. Il mio grande sogno, comunque, resta quello di fare un gol. Ho visto Brignoli e ci ho pensato! Sarebbe davvero il massimo: anche perché se il portiere fa gol vuol dire che è decisivo”.

Parate dell’anno? “Per difficoltà, uno contro il Cagliari, la parata sul palo: tiro forte e vicino, io ho toccato la palla con la punta delle dita. Per importanza, quello contro la Roma: nulla di particolare, perché Schick mi ha tirato addosso, ma al 94’ diventa decisivo”

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