Buffon: ” Sfidare la Juve prima della finale sarebbe meno doloroso”

Buffon: ” Sfidare la Juve prima della finale sarebbe meno doloroso”

L’ex portiere bianconero ha rilasciato delle dichiarazioni

di redazionejuvenews

TORINO – L’ex portiere della Juventus, Gianluigi Buffon, ha rilasciato delle dichiarazioni

ai microfoni del Corriere della Sera, dove ha parlato della sua nuova avventura francese e del suo unico trofeo non ancora raggiunto, la Champions League.

SU DI LUI  – ” Un po’ di invidia c’è sempre ed è anche umana, ma la prima regola è quella di non lasciarsi condizionare da giudizi e idee altrui. Non prostituirò mai i miei ideali e i miei sogni per il denaro. Altrimenti lo avrei fatto ben prima. Il denaro è importante, è un mezzo per vivere meglio. Ma non sono venale. Avranno pensato che ero un folle o un monumento a cui mancano solo i piccioni addosso. Ma il mio entusiasmo mi rende giovane e se voglio continuare ancora non mi posso rapportare come un vecchio Papa. A volte sono più ‘stupido’ di chi ha vent’anni e nessuno si accorge della mia età”.

SUL SUO ARRIVO AL PSG – ” Un grande orgoglio, perché a una certa età tutti sono considerati cotti e ricevere la proposta di una società così è la vera soddisfazione della vita: ho dato il massimo sempre, sono certo di essermi comportato bene e la vita mi ha premiato con questo bonus. È una felicità grande, che ti dà fiducia. Con questa differenza di età e prospettive non c’è dualismo, ma una sinergia e anche un’amicizia. Areola è eccezionale e di una bontà infinita che mi scioglie: quando gioca lui sono felice e sono qui anche per aiutarlo a diventare un riferimento per la Francia e in Europa”.

SULLA CHAMPIONS – ” L’accoglienza è stata straordinaria. La gente per strada mi ringrazia e per me a 40 anni è incredibile: esiste una parte di mondo che ti considera ancora importante, come un valore aggiunto. Solo a fine carriera vi dirò cosa è stata la Champions per me. Detto questo, non sono venuto qui per vincerla, perché altrimenti non avrei capito niente. Ma spero di portare qualcosa in più e ho l’ambizione di migliorare quello che è stato fatto fin qui. Sarebbe importante”.

SULLA FINALE CON LA JUVE – ” Sì. Anche bello e strano. Ma tornerei nel mio stadio, tra i miei tifosi, con cui mi sono lasciato in maniera commovente. Una rimpatriata. Mentre in finale la gestione del dopo partita sarebbe complicata: vorrei avere la libertà di esultare pazzamente in caso di vittoria”.

SU MBAPPE E NEYMAR – ” Se la vita è stata benevola nei tuoi confronti e ti ha dato qualità fuori dal comune, non ti devi accontentare di essere uno dei tanti, ma il numero uno. Non so se sia fuoco, ambizione o amor proprio. So che non mi va di sprecare tempo, perché nulla è impossibile nello sport: dico a Ney che è uno scandalo che non abbia ancora vinto il Pallone d’oro e che dovrebbe essere furioso. Lui e Kylian hanno un talento spropositato e possono dominare dieci anni. Ma tutto deve partire dalla loro testa e dalla loro voglia”.

SULLA NAZIONALE – ” Sì. Mancini sa qual è la strada migliore da intraprendere, mentre il presidente federale non lo conosco. Sono strafelice che Chiello abbia ereditato la mia fascia sia alla Juve sia in Nazionale perché è un uomo e un giocatore che merita questo tipo di responsabilità. Gigio è un simbolo della coerenza e della bontà del progetto che prevede di preparare i più giovani al prossimo appuntamento. Credo che anche Perin, se cominciasse a giocare, Meret, Cragno e Sirigu diano garanzie totali”.

SULLA RIVALITà CON I FRANCESI – ” Ho parlato col Mancio: non c’è bisogno di me. In realtà siamo veramente simili: due Paesi bellissimi che alla fine si vogliono anche bene e si stimano”.

SUI GILET GIALLI – ” Le motivazioni del malessere sono nobili e giuste ma poi si infiltrano gruppi di scellerati che riducono tutto a guerra di quartiere con la polizia e si finisce per passare dalla parte del torto”.

SU CR7 – ” Ho giocato con tanti campioni e per misurarmi avrei voluto giocare con tutti, anche con lui. A Parigi però non è che non ce ne siano. Mbappé e Neymar hanno quel tipo di pedigree”.

SULLA JUVE – “Non penso, perché è una società che programma tutto così bene che difficilmente sbaglia i momenti delle scelte. È diventata una macchina da guerra anche per questo. È sicuramente tra le grandi pretendenti. Ma non sempre vincono i più forti. Soprattutto in un torneo più corto a volte vincono i più bravi”.

SUI FATTI DI SAN SIRO – ” Sono cose indecenti e, ovviamente, non mi riferisco ai milanesi, ma a chi dentro di sé ha ormai un odio radicato, erroneamente derubricato in tifo da stadio. Non c’è bisogno di demagogia ma di tolleranza zero, altrimenti ci ritroveremo accerchiati da individui ancora peggiori. E probabilmente in tutto ciò il calcio nemmeno c’entra. Questo è un tema assai più serio e complesso: qui ci sono i germi dell’odio che continuano ad annidarsi ovunque. Stadio compreso”.

SU DI LUI – ” Mi guardo una puntata di “Indietro tutta” ogni sera: vorrei tornare a quel tempo, quando si condividevano più cose e ci sentivamo più uniti. La tecnologia ha dato più libertà di scelta, ma temo che ci stiamo un po’ disgregando. Più o meno ci vediamo come prima, ma al di là di questo la presenza di Ilaria nella mia vita è stata una grande sorpresa e una grande felicità. E spero che continui così perché in mezzo c’è stata anche tanta sofferenza ed è bello che venga ripagata da un rapporto così vero e intenso. In ritardo, perché le autobiografie non mi fanno impazzire, sto leggendo il libro di Agassi. Poi la ‘Zattera’ di Fogar ed ‘Eskimo in redazione’ di Michele Brambilla. Inframmezzando sempre il tutto coi miei autori preferiti”.

SULLA POLITICA – ” Ho imparato a dire ‘mai dire mai’. Ho capito quanto sia stato fortunato a essere uno strumento di felicità per la gente e quanto potere ti dà questo. Dentro devi essere altruista e io lo sono sempre stato. E vorrei tornare a trovare un piccolo spazio dove posso essere strumento di sogno o di aiuto. Però non so ancora quale sarà”.

 

 

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