Barzagli: “A Paratici e alla Juve devo tutto, mi hanno svoltato la vita. Lo spogliatoio è la vera forza di questa squadra”

Barzagli: “A Paratici e alla Juve devo tutto, mi hanno svoltato la vita. Lo spogliatoio è la vera forza di questa squadra”

Il difensore bianconero ha rilasciato delle dichiarazioni

di redazionejuvenews
Andrea Barzagli

TORINO – Quest’anno la Juventus ha perso una delle pedine piu importanti del suo scacchiere, Andrea Barzagli. L’ex Campione del Mondo, chiude cosi un ciclo che è durato per ben 9 anni al servizio della Vecchia Signora, coronato dalla conquista di 8 scudetti, 6 Coppe Italia e 4 Supercoppe Italia. Proprio l’ormai ex difensore bianconero, ha rilasciato delle dichiarazioni ai microfoni di JTV, dove ha parlato a tutto tondo.

PRIMA VOLTA ALLA JUVE – ” Sono arrivato la sera tardi all’aeroporto, con mia moglie e mio figlio. Poi sono andato a dormire e la mattina mi sono svegliato per le visite mediche. Lei è andata a fare una passeggiata, mi ha detto bellissimo, bellissimo. Torino per un calciatore è perfetta, specie per uno della Juventus. Perché è piccola, viviamo quasi tutti in centro e ormai è abitudine vedere calciatori in centro. Non ti dà fastidio nessuno, a parte nei weekend lì ti possono massacrare di foto”.

PERCHE’ LA JUVE – “Perché Paratici non so come mai, ma veniva a vedermi a Wolfsburg. Mi ha svoltato la vita e la carriera. Ho sempre sognato una grande squadra, ci ho sperato dopo il Mondiale, non è successo e poi ho scelto di andare in Germania. Lì ho vinto uno scudetto incredibile. Poi è arrivata la Juve e ho detto subito di sì. Con lo Stadium, 6 mesi dopo, è cambiato tutto. I risultati, le vittorie fanno la differenza per crescere, però l’inaugurazione ci ha fatto provare cosa vuol dire essere alla Juventus. Poi il primo scudetto ci ha lanciato, con la bravura del presidente, del club, del marketing, che hanno fatto cose straordinarie per arrivare a giocatori importanti, come l’ultimo Cristiano Ronaldo”.

SU AGNELLI – “Non ricordo se la prima volta ci vedemmo allo stadio o in sede, mi sembra in sede. C’è stata ammirazione, poi vedere un ragazzo giovane per l’importanza che ha iniziare a fare il presidente della Juve a 37 anni è una grande responsabilità”.

SU DEL NERI – “C’era quando sono arrivato a gennaio. E’ stato uno degli allenatori più influenti della mia carriera, perché mi ha fatto debuttare in Serie A, mi ha fatto fare un campionato intero e ha dato il consenso per prendermi. Ed è una bravissima persona ed è stato uno di quelli che ha dato il via a una difesa a zona, alta e aggressiva”.

I PRIMI TEMPI – “I primi sei mesi sono stati estremamente difficili, ricordo la vittoria con l’Inter, bella per l’ambiente. Ma sono mesi che raccontano tutto il periodo, con la rimonta subita con il Catania. Non vincere con la maglia della Juve è un peso”.

SULLA SCONFITTA CONTRO IL NAPOLI – “Due anni fa, quando abbiamo perso con il Napoli. Arrivo ad allenamento e c’erano un po’ di facce tristi. Ho guardato 4 o 5 di noi e ho detto: ‘Mamma mia, abbiamo perso il campionato’. E tutti: ‘Basta, ma che dici’. Io lo dissi in parte per motivare tutti, in parte perché lo pensavo”.

SULLA BBC – “Con Giorgio terzino, giocavamo a quattro. Dopo è nato tutto dalla partita con il Napoli in trasferta. Conte ha avuto l’idea di schierare il 3-5-2, stesso modulo loro. Da lì c’è stato tanto lavoro dietro, tutta la settimana avevamo fatto questo lavoro, io avevo giocato poco a tre, Giorgio uguale, Leo aveva giocato sempre a quattro. Poi si sono incastrate tante cose e per Bonucci era il modulo perfetto mentre io e Chiellini eravamo più marcatori, avendo le spalle più coperte. I meccanismi delle prime partite non sono stati facili, da lì in poi i risultati e le prestazioni ti danno fiducia e siamo diventati una corazzata, in Italia abbiamo fatto tanto, anche in Europa e poi lo abbiamo portato in Europa. Per anni abbiamo fatto veramente bene, abbiamo fatto partite concedendo poco all’avversario, eravamo dei mastini per interrompere subito l’azione”.

SUL PRIMO ANNO DI CONTE – “Sono arrivati dei giocatori straordinari, avere un Pirlo ti sposta gli equilibri. Avere un Buffon non al meglio  delle sue forze, perché aveva subito degli infortuni. Erano arrivati Vucinic, Vidal, la squadra si stava formando, non si sapeva del potenziale della squadra. C’erano delle difficoltà nelle amichevoli ma appena abbiamo cominciato abbiamo fatto vedere che eravamo una squadra cazzuta, eravamo tosti, correvamo”.

SULLE PAGELLE – “Quando giocavo bene le guardavo, quando giocavo male no. Devi cercare di estraniarti anche se non è facile perché in Italia si vive di pallone. Anche se io sono sempre stato ottimista, ogni tanto anche io mi faccio prendere da piccoli sconforti”.

SUGLI SCUDETTI – “La cosa straordinaria è rivincere. In otto anni vuoi o non vuoi lo toppi un campionato, noi ci siamo andati vicini nel quinto anno dove siamo partiti male, quello dove abbiamo perso col Napoli e abbiamo rischiato di perderlo alla fine, ma vincendone otto crei una mentalità incredibile”.

SU PIRLO – “La sua più grande intelligenza è che quando capiva di essere marcato si spostava apposta per crearti gli spazi. Ti dava linea di passaggi e questa non è una cosa scontata”.

SULLO SPOGLIATOIO – “Ho visto sempre grande rispetto in questo spogliatoio ed è questo che ha fatto la differenza. Mi ricordo tante volte anche dei ragazzi che sono andati via che hanno scritto delle cose. Il nostro spogliatoio è sempre stato così, è stata la nostra forza”.

SUGLI ALLENAMENTI – “Se non sei ad un top di intensità in allenamento non puoi arrivare ad un livello della partita, quindi devi spingere. Negli ultimi 5 mesi di Delneri, dove c’era meno tranquillità a causa dei risultati, ma sempre allenamenti di intensità. Con Conte i ritmi erano alti, con Allegri ci divertivamo di più e giocavamo di più con la palla. Ci vuole comunque sempre grande rispetto, poi ognuno può avere le sue idee come allenatore, se poi dovevo fare lo scemo, lo facevo. Poi noi difensori, non ci divertiamo mai, non ho fatto gol nemmeno agli allenamenti. Mai una gioia (ride, ndr)”.

SULLA CONTINASSA – “E’ stata una cosa nuova. Quando cambi dopo 7 anni e mezzo ti fa tutto più strano. M ricordo che l’anno scorso non c’ero mai stato, mi è arrivato il messaggio e quando sono arrivato mi hanno fatto vedere tutto il centro ultra moderno, però fa strano lasciare Vinovo dopo 7 anni e mezzo. Ma siamo molto più avanti degli altri”.

SUI GIOVANI – ” Tutte le volte che  allenavamo i ragazzi, io ​​​​non ho mai rimproverato nessuno. Il rapporto è un po’ diverso rispetto a prima, i ragazzi adesso arrivano e sembra che sappiano un po’ tutto, anche se ovviamente hanno massimo rispetto, non dicono una parola fuori posto ma li vorrei vedere con i loro compagni come si comportano”.

IN COSA E’ CAMBIATO BARZAGLI? – “Ero un ragazzino molto ribelle e secondo me ne ho pagato anche le conseguenze, poi cresci ma la vedevo sul mio personale, vedevo le cose a modo mio. Anche a Palermo ma la prendevo se il tifoso fischiavo, poi sono cresciuto. Fuori dal campo non ero perfetto, ma purtroppo non lo capisci e se non hai persone vicino che ti consigliano bene e adesso ancora di più con i social. Oggi deve stare attento anche a questo. Se ha 22 anni e guadagni tanto, perché siamo fortunati e hai quella popolarità, è difficile gestire tutto perché sei giovani e ti affidi a persone competenti, non devono fregarti, ti devono dire come comportarti, anche se fai un video brutto sui social. Il problema è che quando giochi a calcio, hai la gente che ti segue, quello che fai sposti, ti devi circondare di persone che ti dia un freno”. Ma intanto, proprio in queste ore, stanno circolando alcune clamorose novità di mercato in casa bianconera: >>>LEGGI QUI

 

 

 

 

 

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