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Mancini: “Felicità, sogni e amicizie: mi racconto così…”

Il commissario tecnico della Nazionale Italiana Roberto Mancini

Le parole del ct azzurro

redazionejuvenews

Il ct dell'Italia Roberto Mancini, a meno di una settimana dall'inizio dell'Europeo, si è raccontato in esclusiva ai microfoni di Sportweek:

"Il mio più grande pregio è l'onestà. Il difetto? La troppa sensibilità forse, in certe situazioni avrei dovuto gestirla meglio. Modificarmi un po'. La canzone della mia vita? Lucio Dalla 1979, L'anno che verrà: quella che faceva 'Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po''. Io avevo lasciato Jesi da poco, che avevo 13 anni e mezzo, quasi 14. Ero andato via da casa e dai miei amici per trasferirmi a Bologna, da solo, in una città grande quella canzone lì mi faceva compagnia. I miei idoli? Due: Michael Jordan nello sport e nel mondo Papa Woijtyla. Cosa ne penso dell'omosessualità? E' come l'eterosessualità, io sono per la libertà, in tutte le cose della vita. Ho vissuto molto male quest'ultimo anno di limitazioni, malissimo. E oggi penso, ancor più di quanto già pensassi, che le persone debbano essere libere, sempre. Non ho nessun tipo di problema.

La bellezza? Non la vedo, non ci faccio caso... Sono più felice così. Le persone sono belle tutte, la bellezza non è solo esteriore. Puoi avere un difetto estetico, ma un cuore d'oro e questo può renderti più bello di tanti altri. La felicità? Penso alla fortuna di aver potuto giocare a calcio da piccolo, era il mio sogno. E' il lavoro più bello del mondo. E di poter lavorare oggi coi giovani, sempre nel calcio. L'amicizia? Gli amici non sono tanti, altrimenti sarebbe troppo semplice. E quei pochi amici che uno ha deve tenerseli stretti. Io ho i miei amici della Sampdoria, che reputo fratelli. Cosa non rifarei? Rifiutare di andare ai Mondiali del '94. L'ultimo sogno che ho fatto? L'Italia batteva il Brasile 1-0. Ma non so dove fossimo. Non può essere l'Europeo...".