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Cannavaro: “Mi aspetto la solita Italia-Spagna, Mancini ha fatto un capolavoro”

Fabio Cannavaro

Le parole dell'ex giocatore della Juventus e capitano della nazionale italiana

redazionejuvenews

L'ex giocatore della Juventus e capitano ella Nazionale Italiana Fabio Cannavaro ha parlato intervistato dai microfoni del quotidiano spagnolo AS ai quali ha raccontato della sua carriera e parlato della sfida di questa sera tra l'Italia e la Spagna: "Mi aspetto la solita Italia-Spagna: la Spagna che tiene il pallone, l'Italia che con una sola occasione segna due gol... Non mi aspettavo il capolavoro di Mancini, sapevo che avevamo giovani molto forti e mi aspettavo che col tempo sarebbero cresciuti. Ma Roberto non ha dovuto aspettare. Per quando riguarda Luis Enrique, lui ha le sue idee e bisogna rispettarle, le sue squadre fanno sempre un bel calcio. Lo hanno criticato perchè non ha convocato Ramos, ma il fatto che ancora adesso Sergio abbia problemi fisici dimostra che aveva ragione lui".

Cannavaro continua parlando della sua carriera e dell'addio alla Cina: "Era ora di tornare e non per motivi economici: la situazione, con i protocolli anti-covid, era insostenibile. Sono stato mesi senza vedere la mia famiglia. Sono stato anni in un club forte, che giocava la Champions, e ho messo giù la mia idea di calcio. Le mie squadre sono offensive, abbiamo sempre segnato tanto, ma anche subito poco. Sono molto esigente. In un futuro mi piacerebbe allenare il Napoli e la nazionale italiana: sono parte della mia storia e mi piacerebbe allenarle, ma la mia priorità è allenare in Europa, non mi precludo niente".

"Anche il Real? Certo, sonoambizioso, non mi pongo limiti. A Madrid sono stato molto felice, in un club straordinario e in una città bellissima. Mi hanno aspettato tre mesi per motivi fisici, sono tornato e abbiamo vinto due volte la Liga. Pepe mi dava del lei e mi chiamava 'Cannavaro'. Una volta, ed ero molto serio, gli ho detto 'guarda che mi chiamo Fabio'. Accanto a me c'era Marcelo che stava morendo dalle risate. Erano tutti giovanissimi, ma si vedeva che erano dei predestinati. Ho sempre paragonato Ramos a Maldini e alla fine ho avuto ragione io. Mi è dispiaciuto vederlo andare via dal Real. Ancelotti nel suo primo Real doveva gestire parecchi campioni, ora ha una squadra forte ma una situazione anche molto più complicata".