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Buffon: “La Serie B con la Juve mi è costata tanto. Su Lippi e Conte…”

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Gianluigi Buffon, ex calciatore, ha detto la sua sulla Juventus, parlando anche del passato con la squadra bianconera.

Gianluigi Buffon, ex calciatore della Juve, ha detto la sua al podcast BSMT. Ecco le sue parole: "Era come andare su Marte, un mondo completamente diversa, un'esposizione diversa perché poi i tifosi della Juve sono in tutto il Mondo e in tutta Italia. Ero un po' frastornato, poi per me lasciare Parma non è stato facile... Poi era troppo forte l'ambizione, la voglia di mettere in mostra nei palcoscenici internazionali il mio valore, però i primi mesi non furono facili. Fui pagato una cifra esorbitante, le aspettative erano altissime. Chi mi aveva voluto? Secondo me Ancelotti, ma intanto si iniziava a vociferare che sarebbe tornato Lippi. Ci fu una chiacchierata a Viareggio, fu carinissimo. Ecco, qui si vede lo spessore delle persone. Lippi? Sì ricordi indelebili, grandissime vittorie, grandi delusioni, però ho avuto a che fare con un uomo, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma ci capivamo alla perfezione.

Serie B con la Juve? Alla fine viene fuori chi sei. Io nei momenti di difficoltà non mi sono mai girato dall'altra parte, ed era anche un'opportunità per dimostrare che si può giocare anche per altri valori. Lo rifarei 100 volte, anche se mi è costato alcune cose a livello di carriera. Per me è stato molto semplice, sono andato in sede dopo il Mondiale e c'era quasi aria di dismissione: secondo me non si aspettavano da me una risposta simile, poi si è ripartiti. Il primo scudetto, inaspettato, a Udine. E poi l'anno di Conte, una cavalcata, una magia, lo scudetto della caparbietà e della tenacia. Conte? Come un elettroshock, è arrivato e con il suo piglio da leader, da uomo carismatico, ci ha scosso e ci ha insegnato un discorso di gioco: è stato bravissimo nel convincerci con le sue proposte di gioco. E non è che avesse esperienza, poteva essere un punto interrogativo. Noi arrivavamo dopo i settimi posti, ma io ho detto subito che saremmo arrivati tra i primi due. Il Milan era talmente più forte di noi, ma certe cose le riconosci subito.

Il PSG? Sono stato il capitano della Juve per tanti anni, conoscevo a menadito determinate dinamiche e non volevo che la mia presenza interrompesse la fluidità di un percorso. Avevo deciso a inizio anno che avrei smesso, poi non siamo andati al Mondiale ma continuavo a performare bene e non volevo chiudere così. Mi sono incontrato con la dirigenza a gennaio, sentivo che non era la cosa giusta continuare. Ho detto: 'Va bene così, non creiamo situazioni forzate'. Avevo già organizzato la mia vita post calcio, poi nel giro di un mese è arrivata la chiamata al PSG: è stata un'esperienza eccezionale, mi sono sentito libero. Parigi ha un respiro internazionale, vivere una realtà così... Mi sono sentito bene, un cittadino del mondo. Mi hanno voluto tutti bene, mi hanno dato tanto. Alla Juve pensavo fossimo campioni del mondo, poi lì ho visto tutti quei giocatori insieme, Mbappè, Verratti, Thiago Silva... Con loro a Torino avremmo vinto quattro Champions League, poi ovviamente ci sono pro e contro in tutto".

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