Papa Francesco: «Rivalità e vanagloria, tarli che indeboliscono la Chiesa»

Papa Francesco: «Rivalità e vanagloria, tarli che indeboliscono la Chiesa»

“Rivalità e vanagloria” indeboliscono come “tarli” la Chiesa. Francesco, come sempre nella messa mattutina a Santa Marta, offre le indicazioni fondamentali del suo pontificato. E le sue parole sono importanti, a due settimane dalla conclusione del Sinodo sulla famiglia che ha avviato una riflessione destinata a proseguire per un anno,…

“Rivalità e vanagloria” indeboliscono come “tarli” la Chiesa. Francesco, come sempre nella messa mattutina a Santa Marta, offre le indicazioni fondamentali del suo pontificato. E le sue parole sono importanti, a due settimane dalla conclusione del Sinodo sulla famiglia che ha avviato una riflessione destinata a proseguire per un anno, in tutte le diocesi del mondo, fino al grande Sinodo dell’autunno 2015. «Quante volte nelle nostre istituzioni, nella Chiesa, nelle parrocchie, nei collegi, troviamo questo, no? La rivalità, il farsi vedere, la vanagloria. Si vede che sono due tarli che mangiano la consistenza della Chiesa, la rendono debole».

 

Le parole di San Paolo

Il Papa ricorda le parole di San Paolo ai Filippesi su questi “tarli” che erodono ”l’armonia” nella Chiesa, l’esortazione a non “lottare l’uno contro l’altro, neppure per farsi vedere, per darsi l’aria di essere migliore degli altri”, e considera: «Si vede che questa non è soltanto cosa del nostro tempo, ma viene da lontano». La strada da seguire è l’ “umiltà” di chi “considera gli altri superiori a se stesso”, raccomandata da Paolo: «Cercare il bene dell’altro. Servire gli altri. È la gioia di un vescovo, quando vede la sua Chiesa così: un medesimo sentire, la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Questa è l’aria che Gesù vuole nella Chiesa. Si possono avere opinioni diverse, va bene, ma sempre dentro questa atmosfera: di umiltà, carità, senza disprezzare nessuno». Invece «è brutto quando nelle istituzioni della Chiesa, di una diocesi, troviamo gente che cerca il suo interesse, non il servizio, non l’amore. E questo è quello che Gesù ci dice nel Vangelo: non cercare il proprio interesse, non andare sulla strada del contraccambio. La gratuità: io faccio il bene, non faccio un affare con il bene».

 

 

 

L’ultima omelia

Parole che seguono quelle pronunciate nell’ultima omelia della settimana scorsa, a proposito dei “dottori della legge” al tempo di Gesù: «La strada di vivere attaccati alla legge li allontanava dall’amore e dalla giustizia. Curavano la legge, trascuravano la giustizia. Curavano la legge, trascuravano l’amore. Erano modelli: erano i modelli. E Gesù per questa gente soltanto trova una parola: ipocriti. Da una parte, vai in tutto il mondo cercando proseliti: voi cercate. E poi? Chiudete la porta. Uomini di chiusura, uomini tanto attaccati alla legge, alla lettera della legge, non alla legge, ché la legge è amore; ma alla lettera della legge, che sempre chiudevano le porte della speranza, dell’amore, della salvezza … Uomini che soltanto sapevano chiudere».

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