E alla fine tocca a Bentancur

E alla fine tocca a Bentancur

Allegri potrebbe utilizzare il centrocampista classe ’97 nella sfida con il Tottenham: dopo Barcellona, tocca ancora a Bentancur

di redazionejuvenews
Bentancur

Di Cristiano Corbo

TORINO – Poi, alla fine, arriva sempre lui. Lui che tra i grandi ci sguazza, che negli allenamenti detta sempre di verticalizzare ai terzini, lui che fugge via da Vinovo con Gonzalo Higuain a campanella suonata. Lui che è lì perché lo merita. Lui che lo sa, che è stato bravo a immagazzinare tutto. E che sa anche che tutte le piccole occasioni non sono affatto piccole: sono enormi, giganti in un mondo ancora da fare su misura per i suoi piedi.

Rodrigo Bentancur ha dosato energie e dato certezze: quest’ultime si sono allargate come le nuvole su Torino, dando respiro al sole e ai giocatori impegnati in campo nell’ultima sgambata poco tattica pre Tottenham. Hanno allontanato i cattivi pensieri di chi non lo conosce, quei raggi. Oltre alla sfiducia dovuta ai saluti precoci a Matuidi: no, il francese non recupererà. Non lo fa neanche Dybala, e pure Barzagli s’è fermato: ci sarebbe Marchisio, però resta leggermente in forse per questioni di condizione. Allora scalza tutti l’uruguaiano, pronto a prendersi un paio di sorrisi e di pacche sulla spalla destra, puntando dritto alla soddisfazione di Allegri.

Rodrigo-Bentancur

Ma Max è un altro che ne sa, che conosce questo mondo come i piedi del trenta: gli dà fiducia perché numeri e sensazioni sono dalla parte del classe ’97. Che ha i suoi tempi perché di tempo – appunto – ne ha da sfruttare. Vuoi per crescere fisicamente, vuoi per capire le dinamiche molto reali e poco sensazionalistiche di determinati notti europee. Qualcosina l’avrà intuito certamente nella prima giornata di Champions: Nou Camp, Barcellona, extraterrestri. Le gambe non hanno mai tremato: neanche davanti a centomila persone che gli vivevano attorno intenti a divorare emozioni.

In Catalogna, 63 minuti di buon livello conditi da un giallo versione penalizzatore. Con l’Olympiakos, quindici giorni dopo, un intero match da applausi, salvo quindi tornare soltanto nell’ultima parte – a qualificazione praticamente acquisita – dello 0-0 finale con il club di Valverde. Tre presenze pesanti, forse ancora più importanti delle quattordici totalizzate tra Coppa Italia e Campionato: il totale in ogni caso fa 700 minuti. Certamente pochi, di sicuro ben più di quanto potesse aspettarsi a metà stagione. E allora, va bene così.

Cosa chiederà Allegri al suo centrocampista? Di filtrare e pulire palloni, di scaricare velocemente e di aumentare il raggio di pensiero e azione. Al suo fianco avrà Pjanic, non gli spetterà affrontare il mostro della prima impostazione: ma dovrà guardargli le spalle e buttarsi dentro. Più e meglio di Khedira. Se sarà pronto, sarà soltanto il verde dell’Allianz Stadium a dircelo. Per ora è una bella storia con un finale tutto da scrivere, anche se i presupposti per trasformare in ‘lieta’ quella fine sono ovunque e tutti ben visibili.

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