Zaccheroni:”Conte è il segreto”

Zaccheroni:”Conte è il segreto”

Alberto Zaccheroni, qual è secondo lei il segreto del dominio juventinoin campionato?«Se devo dare una sola risposta, dico Conte. Gran bel martello coi giocatori.Ha inculcato loro la mentalità vincente e la cultura della vittoria, come nellatradizione del club italiano che ha conquistato il maggior numero di scudetti».Volendo invece approfondire il…

Alberto Zaccheroni, qual è secondo lei il segreto del dominio juventino
in campionato?
«Se devo dare una sola risposta, dico Conte. Gran bel martello coi giocatori.
Ha inculcato loro la mentalità vincente e la cultura della vittoria, come nella
tradizione del club italiano che ha conquistato il maggior numero di scudetti».
Volendo invece approfondire il concetto e fornire altre risposte?
«Allora cominciamo a dire che Conte e la società hanno ringiovanito la
squadra inserendo giocatori che non avevano mai partecipato alla Champions
League e che hanno i cosiddetti “occhi di tigre”. Il precedente allenatore
bianconero, Del Neri, aveva giocatori che si stavano avviando a fine carriera
dopo aver vinto tantissimo e le cui motivazioni stavano scemando. Infine va
considerato l’indebolimento e l’impoverimento della concorrenza: ai miei tempi
c’erano le cosiddette 7 sorelle includendo il Parma di Tanzi, la Roma di Sensi,
la Lazio di Cragnotti e la Fiorentina di Cecchi Gori. Oggi quante ne sono
rimaste di quelle sorelle?».
Lei è uno dei pochi allenatori ad aver guidato le tre “big” del calcio
italiano: Juve, Milan e Inter. A quale si sente legato di più?
«Beh, alla Juve sono giunto solo da traghettatore… Se però devo essere
sincero non dico nessuna delle tre grandi. La squadra a cui sono rimasto
legato di più è l’Udinese, un’outsider, con cui ho vissuto tre stagioni
indimenticabili che mi hanno permesso di farmi conoscere e apprezzare in
Serie A e di meritarmi l’ingaggio al Milan. E’ per questo che ora ammiro la
Fiorentina, squadra imbottita di giovani di talento che sta facendo benissimo».
Passiamo al suo Giappone: pronto per il suo personalissimo derby contro l’Italia del giugno prossimo
in Confederations Cup?
«Sto lavorando per allestire una squadra sempre più competitiva. Il problema è che in J-League si gioca un
calcio dai ritmi compassati, alla brasiliana, con troppi passaggi fra i difensori. Per fortuna 28 giocatori nipponici
militano in Europa, soprattutto in Bundesliga. Io ho portato in Nazionale maggiore velocità e dinamismo. Quanto
alla Confederations Cup, non sarò mai nemico dell’Italia, bensì un rivale sportivo. Non canterò l’Inno di Mameli
così come non lo farò con quello giapponese, ma ascolterò le note di Fratelli d’Italia con grande attenzione e
sentimento»

TuttoSportZ

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